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Venezuela, Giappone e Campi flegrei: più terremoti in poche ore. C’è correlazione? Le ipotesi

Due fortissime scosse, a 39 secondi di distanza, hanno devastato il Venezuela. Altri forti sismi sono avvenuti in altre parti del mondo, cosa ci dicono gli studi
Venezuela, Giappone e Campi flegrei: più terremoti in poche ore. C’è correlazione? Le ipotesi
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Il 24 giugno tra le ore 18:04 e le 18:05 (00:04 e 00:05 del 25 giugno ora italiana) sono avvenuti in Venezuela due fortissimi terremoti, classificati dall’USGS (Geological Survey USA) con magnitudo rispettivamente 7.2 e 7.5. I due terremoti sono avvenuti a 39 secondi di distanza, con localizzazioni epicentrali molto vicine tra loro (entro qualche km), a circa 25 Km a SE della cittadina di Yumare: a meno di 200 km da Caracas e meno di 100 km da Valencia. I due terremoti rappresentano con tutta probabilità rotture su due segmenti della stessa faglia, il primo più profondo in quanto stimato a 20 km di profondità, il secondo a circa 10 km. Queste sono le profondità stimate dall’USGS, mentre altre agenzie riportano per il primo evento profondità diverse, anche di soli 3 km, difficilmente credibile per un terremoto di tale magnitudo, considerando anche l’estensione del risentimento e dei danni.

L’accadimento di più terremoti forti a distanza di qualche decina di secondi non è purtroppo un caso raro: in Italia, il terremoto più devastante dell’ultimo secolo, ossia quello Irpino-Lucano del 23/11/1980 che fece circa 3000 vittime, si compose di tre differenti terremoti, avvenuti a distanza di circa 20 secondi l’uno dall’altro. L’accadimento di un forte terremoto, infatti, scaricando lo sforzo tettonico sostenuto da quella parte della faglia, lo carica su altre parti e sulle faglie vicine, che possono quindi anch’esse cedere se già stavano sostenendo uno sforzo vicino al punto di rottura. Questo effetto fisico di trasferimento di sforzo fa sì che dopo ogni forte terremoto sia molto maggiore la probabilità di nuovi terremoti, anche molto forti; ed è questo meccanismo che genera anche le cosiddette ‘repliche’, che possono durare per mesi o anche per anni (ricordiamo ad esempio la sequenza di Colfiorito, tra settembre 1997 ed aprile 1998, e quella di Amatrice-Norcia, tra agosto 2016 e gennaio 2017).

I terremoti del Venezuela hanno causato certamente un enorme livello di distruzione e vittime. Mentre scrivo, a circa 20 ore di distanza dalle due scosse, si parla ancora di poco più di un centinaio di morti. Purtroppo, terremoti di questa magnitudo, che avvengono in una zona come quella, con paesi e città densamente popolati ed un’edilizia non certamente antisismica, possono causare molte migliaia di vittime. Nelle prime ore si tende sempre a sottostimarle, ma spesso proprio perché il livello di distruzione è tale che risulta difficile anche una stima approssimata per mancanza di informazioni dai centri più colpiti. D’altra parte, le reali dimensioni del disastro si possono già intuire dalle prime stime del numero dei dispersi: spero di sbagliarmi, ma i morti potrebbero essere oltre una decina di migliaia; senza contare l’alta probabilità di repliche, nella stessa area, anche di alta magnitudo.

I terremoti del Venezuela, comunque, non sono certo una sorpresa per chi conosca un po’ di geologia: la sismotettonica di quest’area è dominata dal complesso movimento relativo tra la Placca Caraibica e la Placca Sudamericana, che scorrono lateralmente l’una rispetto all’altra a una velocità di circa 2 cm all’anno. I meccanismi focali dei due terremoti indicano infatti movimenti di faglia trascorrente. Nel passato ci sono stati in quest’area altri terremoti distruttivi: Nel 1812 un terremoto di magnitudo 7.7 colpì Caracas e San Felipe. Nel 1900 un altro evento, sempre di magnitudo 7.7, colpì Caracas.

In queste ore altri forti terremoti sono avvenuti in altre parti del mondo, sebbene siano stati mediaticamente ‘coperti’ dalle disastrose notizie provenienti dal Venezuela: un evento di magnitudo 7.0 avvenuto sulla costa orientale di Honshu, in Giappone, circa 25 minuti dopo i due terremoti del Venezuela; un altro di magnitudo 5.8 sulla costa della California, Usa; un altro di magnitudo 5.0 nel Dodecanneso, Grecia. Sorge spesso la domanda se vi sia una qualche correlazione tra forti terremoti che avvengono, temporalmente vicini, in varie parti del mondo.

Statisticamente, la correlazione c’è, e lo sappiamo dagli anni 50: i forti terremoti nel mondo non hanno una distribuzione puramente casuale (distribuzione di Poisson), ma mostrano un livello significativo di correlazione, sebbene noi attualmente non sappiamo ancora spiegarne il meccanismo. Le due ipotesi più accreditate considerano o variazioni nella velocità di rotazione della Terra, oppure effetti esterni alla Terra, in particolare l’attività solare. Chi scrive ha pubblicato, nel 2020, un articolo in cui, con alcuni colleghi, metteva per la prima volta in evidenza una significativa correlazione statistica tra l’attività solare (in particolare la densità di protoni prodotti da essa) e l’attività sismica. Tale correlazione potrebbe essere, in futuro, una strada per spiegare in modo esaustivo la correlazione esistente tra terremoti che avvengono, a grande distanza tra loro ma vicini temporalmente, in varie parti del mondo.

Dulcis in fundo, nella mattinata di giovedì, poche ore prima della scrittura di questo pezzo, è avvenuto l’ennesimo terremoto di media intensità ai Campi Flegrei, di magnitudo 3.6. Lungi da me paragonare terremoti di questa magnitudo con quelli del Venezuela: ma qui, come abbiamo spiegato più volte in questo blog, i terremoti sono estremamente superficiali, avvengono in un’area densamente popolata e possono danneggiare significativamente gli edifici vicini all’epicentro. Infatti, sono ormai centinaia le famiglie sgomberate dalle proprie case, per gli edifici fatiscenti e/o significativamente danneggiati. Inoltre, questi terremoti rappresentano la ‘voce’ di un vulcano esplosivo che è, dal 1950, in uno stato di attività crescente.

Nel 1970 e nel 1984, con sismicità minore di oggi, i governi di allora si allarmarono giustamente, ed effettuarono evacuazioni di massa per allontanare la popolazione dalle aree considerate più a rischio. Oggi, con notevole ottimismo, sembra che le istituzioni di governo del territorio si siano ormai assuefatte ai terremoti continui, e fatalisticamente rassicurano con il mantra che ‘tanto il bradisisma c’è sempre stato, sempre ci sarà e poco si può fare, finché non ci diranno che sta per venire un’eruzione’; non è chiaro però chi potrà dircelo con ragionevole certezza. Di fronte alle forze della natura, purtroppo, di troppo ottimismo si può morire.

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