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Il caldo è il risultato delle nostre scelte, anche politiche. Ma il campo largo deve ancora parlarne davvero

Il centrodestra il caldo lo ha a suo modo politicizzato, ma in senso opposto: la sinistra ha fatto una battaglia di segno contrario altrettanto forte?
Il caldo è il risultato delle nostre scelte, anche politiche. Ma il campo largo deve ancora parlarne davvero
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“Politicizzare la canicola”, titolava l’altro giorno il quotidiano francese Liberation. Fare del caldo, cioè, una questione politica e urgente, sotto diversi aspetti. Il primo è sottrarre il tema del caldo dall’essere un mero fenomeno atmosferico, anomalo e imprevedibile. Serve spiegare con forza che il caldo è politico, ovvero è il risultato delle nostre scelte politiche e di un uso abnorme dell’energia che va ben oltre quanto sia sostenibile. Il caldo è politico perché dipende da tutto ciò che facciamo, da come ci muoviamo, mangiamo e da come viaggiamo. Il caldo siamo noi.

Il caldo è politico anche in un secondo senso: perché colpisce in maniera diseguale ricchi e poveri, accentuando ed esacerbando le differenze sociali.

Se dunque la crisi climatica e il suo lessico devono essere descritti in maniera rigorosamente scientifica, tutto ciò che dice la scienza deve diventare poi materiale per una discussione pubblica e politica urgente. Una discussione che dovrà essere soprattutto il centrosinistra a fare, sfruttando questo momento tragico, non solo per un aumento delle temperature massime, ma soprattutto per la sconcertante e inquietante impennata della media stagionale, nel nord della Francia anche di venti gradi. Una cosa davvero mai vista.

Paradossalmente, il centrodestra il caldo lo ha a suo modo politicizzato. Ma in senso opposto. Attaccando ogni politica green, addossando agli ambientalisti ogni colpa del nostro mal vivere, ha implicitamente detto che le politiche verdi possono avere conseguenze concrete sulle persone. Dal loro punto di vista, a causa della loro ignoranza scientifica e del fatto che spesso sono in posizione di conflitto di interessi con le lobby del gas e del fossile, ciò accade in maniera negativa.

Ma la sinistra ha fatto una battaglia di segno contrario altrettanto forte? È riuscita a dimostrare che le politiche verdi fanno bene alla nostra salute, alla nostra economia, arginano – perché purtroppo ormai gran parte del danno è fatto – queste ondate di calore così devastanti e preoccupanti? Non mi pare. In questi mesi il centrosinistra ha insistito soprattutto su salari bassi e liste d’attesa degli ospedali. Sicuramente cose concrete, anche se a volte si è avuta l’impressione di un disco rotto.

Eppure, se l’estate è costantemente sopra i 35 gradi e umidissima, ciò provoca danni alla salute gravissimi, può incidere sulla salute mentale di bambini e adulti, fa sì che magari, a causa delle spese del condizionatore, si debbano ridurre le vacanze. E se invece le piogge diventano torrenziali e distruggono la mia casa o la mia macchina, il danno pure sarà enorme. E se l’aria è inquinata 360 giorni l’anno, come al nord Italia, il rischio di bronchiti, tumori e altre malattie aumenta in maniera esponenziale. Quindi il tema ambientale è un tutt’uno con quello economico e con quello della salute. Non si può tenere da parte. Ma non mi pare che il campo largo sia riuscito a inglobarlo in un discorso coerente.

Il fatto è che il tempo è poco. Come ha spiegato Luca Mercalli in una intervista pubblicata qui, in Italia almeno non è che ci siano scostamenti termici non previsti. Ciò che vediamo rientra nei modelli che abbiamo, però nell’ipotesi peggiore o quasi, insomma. Lo scenario, cioè, in cui abbiamo fatto qualcosa, ma tutto sommato il grosso è ancora da fare. E se questo è il risultato di una terra che si è scaldata di 1,5 gradi, possiamo immaginare se si arriverà a 2,5 o 3.

Il populismo di destra à la Vannacci grida contro parità di genere, diritti agli omosessuali, immigrati – mostrando un volto feroce, razzista ma anche stupido perché la nostra economia non reggerebbe un minuto – e ovviamente contro Greta Thunberg e le politiche ambientaliste. Sono tutte posizioni facili da smontare, nella loro rozzezza. Com’è facile da smontare che non ci servano politiche verdi ancora più radicali, specie in questo periodo in cui il caldo estremo rende le persone sensibili ad argomentazioni che purtroppo a volte vengono archiviate con l’autunno.

Non c’è più tempo da perdere, ripeto, perché il mondo sta cambiando velocemente. Già ad oggi vediamo i lavoratori fermarsi per il caldo, i treni pure, le scuole chiudere, i musei e le attrazioni avere orario ridotto. E siamo solo all’inizio. Se continuiamo così, finiremo tra qualche decennio a doverci rifugiare sottoterra, nelle grotte e nei cunicoli, e magari i nostri figli dovranno andare a scuola di notte. Sono cose che vanno dette, senza allarmismo perché tanto i fatti parlano da soli. Possiamo discutere, agitarci, fare talk show e comizi. La temperatura continua a crescere. Ed è con questo fatto incontrovertibile che noi, e con noi la politica, dobbiamo rapidamente e urgentemente fare i conti.

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