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“Deve restare in carcere”, il pm chiede la custodia cautelare per il 19enne alla guida dell’auto finita nel canale Villoresi

Rischio di reiterazione e inquinamento delle prove per la procura. Spetterà al giudice per le indagini preliminari la decisione dopo l'interrogatorio di garanzia. L’inchiesta conferma tasso alcolemico a 1,61 e assenza di frenata prima della curva
“Deve restare in carcere”, il pm chiede la custodia cautelare per il 19enne alla guida dell’auto finita nel canale Villoresi
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La richiesta di convalida dell’arresto arriva mentre l’inchiesta sulla notte di Senago continua a stratificarsi tra accertamenti, testimonianze e rilievi tecnici. Il pm di Milano Rosario Ferracane ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Gabriele P., 19 anni, alla guida dell’Audi A2 finita nel canale Villoresi e costata la vita a tre ragazzi. Per la Procura, la misura del carcere è necessaria per due esigenze cautelari precise: il pericolo di reiterazione del reato e quello di inquinamento probatorio. Sarà ora il giudice per le indagini preliminari a decidere sulla richiesta, dopo aver interrogato il giovane, già detenuto a San Vittore.

Il giovane è accusato di omicidio stradale plurimo aggravato. L’incidente è avvenuto all’alba di domenica, nel tratto di via per Cesate che attraversa il Parco delle Groane: un’auto con nove ragazzi a bordo è uscita di strada, ribaltandosi nel canale Villoresi. Tre 17enni hanno perso la vita, gli altri occupanti sono rimasti feriti o sono riusciti a mettersi in salvo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane avrebbe guidato con un tasso alcolemico pari a 1,61, dopo aver bevuto nel corso della notte in discoteca. Un valore oltre tre volte il limite consentito, che nel caso di neopatentati dovrebbe essere pari a zero. L’Audi viaggiava con un carico di passeggeri ben oltre la capienza omologata. Le testimonianze dei sopravvissuti convergono su alcuni passaggi chiave. “Durante il tragitto per tornare a casa abbiamo detto più volte a Gabriele di rallentare, sino a quando, arrivati a una curva stretta, andava dritto e finivamo con l’auto ribaltata nel canale pieno d’acqua”, racconta uno dei ragazzi. Altri ricordi descrivono una dinamica repentina, quasi sospesa tra percezione e impatto. “Ad un certo punto decideva di accelerare senza motivo”, riferisce un passeggero. “Tutti subito gli abbiamo detto di rallentare altrimenti saremmo scesi dall’auto”. Pochi secondi dopo, il ribaltamento nel canale.

Dai rilievi tecnici emergerebbe un elemento considerato significativo dagli inquirenti: la leva del cambio sarebbe stata trovata in quinta marcia e non risulterebbero segni di frenata prima della curva sinistra affrontata senza riduzione di velocità. Un dettaglio che si inserisce nella ricostruzione della fase finale dell’incidente. Il canale si è trasformato in pochi istanti in una trappola d’acqua. Alcuni finestrini erano aperti, altri occupanti sono riusciti a uscire e a nuotare verso la sponda, aggrappandosi alla vegetazione. “Ho sentito un senso di vuoto e ci siamo ritrovati ribaltati”, racconta un altro sopravvissuto.

Nel caos successivo, alcuni giovani hanno tentato di prestare soccorso ai compagni ancora intrappolati. Altri hanno cercato aiuto lungo la riva fino all’arrivo dei passanti e dei primi soccorsi. Ma per tre ragazzi non c’è stato nulla da fare. Ora la parola passa al gip, che dovrà valutare la richiesta della Procura e stabilire se confermare la custodia cautelare in carcere per il diciottenne. Nel frattempo l’indagine prosegue per definire con precisione la dinamica e le eventuali ulteriori responsabilità di una notte che ha lasciato nove vite dentro e fuori dall’acqua del Villoresi.

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