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Assalti ai portavalori, arrestata la banda di Cerignola (Foggia): indagato anche l’ex sindaco-medico

Sette arresti nell'inchiesta della Dda di Bari su un'organizzazione definita "paramilitare", accusata di rapine con kalashnikov ed esplosivi. Tra i nove indagati a piede libero anche l'ex sindaco accusato di aver avvertito un presunto bandito della presenza di microspie durante il ricovero in ospedale.
Assalti ai portavalori, arrestata la banda di Cerignola (Foggia): indagato anche l’ex sindaco-medico
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Un’organizzazione criminale strutturata come un gruppo “paramilitare”, capace di pianificare assalti ai portavalori con kalashnikov, esplosivi e mezzi incendiati per bloccare le vie di fuga. È il quadro ricostruito dalla Dda di Bari e dai carabinieri del Comando provinciale, che hanno eseguito sette misure cautelari nei confronti di altrettanti uomini di Cerignola, in provincia di Foggia, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere aggravata, rapina aggravata dal metodo mafioso e altri reati contro il patrimonio. L’inchiesta coinvolge complessivamente sedici persone: sette sono finite in carcere, mentre altre nove risultano indagate a piede libero. Tra queste compare anche l’ex sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo, ginecologo in pensione, accusato di favoreggiamento.

Secondo gli investigatori, il gruppo rappresentava una delle articolazioni più pericolose della criminalità organizzata cerignolana, da tempo considerata un punto di riferimento nazionale per gli assalti ai blindati portavalori. Nell’ordinanza si parla di un’organizzazione caratterizzata da una “ferocia spregiudicata“, capace di reclutare un elevato numero di uomini, procurarsi armi da guerra, esplosivi e mezzi rubati per mettere a segno colpi pianificati nei minimi dettagli.

L’assalto da un milione sulla statale 96

Tra gli episodi contestati figura il violento assalto avvenuto il 6 novembre 2024 lungo la strada statale 96, nei pressi di Toritto, in provincia di Bari. Quel giorno il commando entrò in azione contro un furgone portavalori che trasportava circa un milione di euro. Per fermare il mezzo furono esplosi numerosi colpi di kalashnikov contro le guardie giurate e vennero utilizzati esplosivi per far saltare la cabina posteriore del blindato. Durante la fuga furono incendiate diverse automobili, utilizzate come barriera per rallentare l’arrivo delle forze dell’ordine e agevolare la ritirata del gruppo. I rapinatori riuscirono a impossessarsi di parte del denaro trasportato. L’organizzazione è ritenuta responsabile anche del furto di quattro autobus di linea, avvenuto il 15 aprile scorso a Ostuni, in provincia di Brindisi.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, quei mezzi sarebbero stati destinati alla preparazione di ulteriori assalti ai portavalori, secondo uno schema operativo già utilizzato in passato dalla criminalità cerignolana. Nel corso delle perquisizioni i carabinieri hanno inoltre sequestrato sette automobili rubate, rinvenute all’interno di un autoparco di Trinitapoli.

Il ferimento di uno degli assalitori

Uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta riguarda il presunto coinvolgimento di due operatori sanitari. Secondo la Dda, uno avrebbe prestato le prime cure a uno dei rapinatori prima ancora che questi arrivasse in ospedale, mentre un medico avrebbe successivamente favorito il gruppo durante il ricovero. Tra gli indagati figura infatti Antonio Giannatempo, ex sindaco di Cerignola ed ex ginecologo dell’ospedale cittadino.

L’accusa gli contesta il reato di favoreggiamento. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 18 e il 25 novembre 2024, quando Biagio Barrasso, quarantenne oggi tra gli arrestati, era ricoverato dopo essere rimasto ferito da un colpo d’arma da fuoco durante l’assalto al portavalori sulla statale 96. Secondo gli investigatori, Giannatempo si sarebbe adoperato per consentire ai familiari del ricoverato di accedere alla stanza anche fuori dagli orari di visita e li avrebbe messi in guardia dalla possibile presenza di intercettazioni ambientali. In particolare, secondo quanto riportato dagli atti dell’indagine, avrebbe raccomandato ai visitatori di “parlare poco… non tutto si può dire… tutt’al più le scrivessero le cose… portassero un foglio e una penna“, così da evitare conversazioni compromettenti all’interno della stanza d’ospedale, sottoposta ad attività investigativa con microspie audio e video. Per la Procura quel comportamento avrebbe contribuito ad aiutare Barrasso a sottrarsi alle indagini relative alle circostanze del suo ferimento.

“Connivenze” sul territorio

Gli investigatori parlano anche di un “contesto di connivenze” di cui alcuni componenti dell’organizzazione avrebbero potuto beneficiare a Cerignola, elemento ritenuto significativo per comprendere la capacità operativa del gruppo e la possibilità di organizzare azioni così complesse. L’inchiesta prosegue per accertare eventuali ulteriori responsabilità e verificare il coinvolgimento di altri soggetti nella rete logistica e nei canali di supporto alla banda. “Complimenti ai carabinieri del Comando provinciale di Bari e ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bari per la brillante e importante operazione che ha portato all’arresto di sette persone gravemente indiziate di appartenere a un’organizzazione criminale dedita agli assalti ai portavalori”, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Il responsabile del Viminale ha definito l’intervento “un duro colpo a un’organizzazione particolarmente pericolosa”, sottolineando “l’altissimo livello di professionalità, preparazione e capacità investigativa delle forze di polizia” e ribadendo l’impegno del Governo nel rafforzamento degli organici, dei mezzi e delle dotazioni operative per il contrasto alla criminalità organizzata.

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