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“Quando ho saputo che tre erano morti, ho pensato che forse avrei potuto buttarmi in acqua”, il racconto del primo soccorritore intervenuto a Senago

Marco Paradiso è stato tra i primi ad arrivare sul luogo della tragedia costata la vita a tre diciassettenni: "Sentivo le urla, ho fermato un carro attrezzi per salvare i ragazzi sulla riva". Nel canale Villoresi era finita l'auto dei giovani
“Quando ho saputo che tre erano morti, ho pensato che forse avrei potuto buttarmi in acqua”, il racconto del primo soccorritore intervenuto a Senago
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Le immagini di quella mattina continuano a tornargli davanti agli occhi. Il canale Villoresi, l’auto ribaltata nell’acqua, le urla dei ragazzi e la sensazione di impotenza che non riesce a scrollarsi di dosso. Marco Paradiso è stato uno dei primi a intervenire sul luogo dell’incidente costato la vita a Camilla Copparoni, Lorenzo Benin e Riccardo Provasi, tutti di 17 anni. Un dramma che si è consumato all’alba e che lui ha visto praticamente dall’inizio. L’uomo ha ricostruito in una intervista al Corriere della Sera il sentimento vissuto davanti alla scena.

Erano da poco passate le cinque del mattino quando Paradiso è uscito di casa per andare al lavoro. Dopo una curva, qualcosa attira la sua attenzione nelle acque del Villoresi. “Mi accorgo che c’è qualcosa di anomalo nel canale”, racconta. Davanti ai suoi occhi compare l’automobile capovolta nell’acqua, alcuni ragazzi che cercano disperatamente di mettersi in salvo e altri intrappolati all’interno del veicolo. “C’era una macchina ribaltata; una ragazza e un ragazzo al centro del veicolo che tentavano di aggrapparsi. Altri tre erano sulla riva del canale e provavano a risalire”, ricostruisce. L’uomo si è fermato immediatamente. Sono stati attimi convulsi, scanditi dalle richieste di aiuto e dalla consapevolezza che ogni secondo può essere decisivo.

“I ragazzi sulla riva mi avvertono che oltre a loro ce ne sono almeno altri due intrappolati sott’acqua. Sulla macchina, la ragazza grida: “Aiuto, aiuto! Forse mi sono rotta la schiena”. Il ragazzo con lei non si muove”. L’uomo allerta immediatamente i soccorsi. Dall’altra parte del telefono gli comunicano che l’emergenza era già stata segnalata, ma lui insiste. “Li pregavo di muoversi. Dicevo: “Vi prego, fate presto, due ragazzi sono sott’acqua da più di dieci minuti””. Mentre aspetta l’arrivo dei mezzi di emergenza, un carro attrezzi passa casualmente lungo la strada. Paradiso lo ferma e insieme tentano di aiutare i giovani che si trovano sulla riva.

“Gli ho detto che dovevamo salvare quei ragazzi. Ha lanciato una fune ed è riuscito a tirarli fuori”. Nella sua mente riaffiora anche il ricordo di una tragedia analoga avvenuta anni prima nello stesso punto. “Mi sembrava un film già visto. Dieci anni fa lì è successa la stessa identica tragedia e sono morti altri giovani“. Secondo il suo racconto, quando i primi mezzi di soccorso raggiungono il luogo dell’incidente, la situazione resta bloccata in attesa dell’arrivo dei vigili del fuoco. “Arrivano due pattuglie dei carabinieri, tre ambulanze e la polizia locale. Ma tutti aspettano. Io mi sentivo impotente e volevo fare qualcosa”. Un’attesa che per lui è sembrata interminabile. “Ho chiesto: “Scusate, mi butto io?”. Mi hanno risposto di no, che avrei rischiato di aggravare la situazione”. Paradiso sostiene che i vigili del fuoco siano arrivati soltanto in un secondo momento. “Sono arrivati oltre mezz’ora dopo. Non voglio fare polemiche, ma quando più tardi ho saputo che tre ragazzi non ce l’avevano fatta ho pensato che forse avrei potuto buttarmi e intervenire prima dell’arrivo dei soccorsi”. Un pensiero che continua a tormentarlo, anche se nessuno può sapere se un intervento improvvisato, non organizzato, portato a termine da chi non è addestrato, avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi.

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