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“Michelle Hunziker è un caso incredibile, biologicamente ha 25 anni. Fagnani è la regina della psicormesi. La longevità? Non è quella del miliardario ossessionato dai protocolli estremi”: parla il dottor Polimeni

Il dottor Ascanio Polimeni illustra la geroscienza dietro i profili di Fagnani, Canalis e Blasi. Come resettare l'organismo rifiutando il comfort continuo tramite il protocollo ormetico

di Redazione FqMagazine
“Michelle Hunziker è un caso incredibile, biologicamente ha 25 anni. Fagnani è la regina della psicormesi. La longevità? Non è quella del miliardario ossessionato dai protocolli estremi”: parla il dottor Polimeni

Oggi più che mai l’età anagrafica non coincide necessariamente con quella biologica. A confermarlo al Corriere della Sera è il dottor Ascanio Polimeni, pioniere italiano della medicina della longevità, che applica i princìpi della geroscienza su molti protagonisti dello spettacolo e dell’imprenditoria.

Il caso Michelle Hunziker e i “soldatini” vip

Tra i pazienti di Polimeni spiccano figure di primo piano del jet set italiano, che il medico cita apertamente. “Comincio da Michelle Hunziker, che è un caso incredibile: età biologica di 25 anni e anagrafica di 52“, rivela lo specialista. “Ha una disciplina importante ma soprattutto equilibrio. Sa godersi la vita senza trasformare la longevity in un’ossessione”. Diversa, ma altrettanto efficace, è l’impostazione di Francesca Fagnani: “La definisco la regina della psicormesi e degli integratori: ha la capacità di trasformare la pressione e lo stress in performance”. Tra i pazienti più assidui, che il medico chiama affettuosamente i suoi “soldatini”, figurano “Ilary Blasi, Alessia Marcuzzi, Barbara D’Urso, Taylor Mega, Vittorio Brumotti, Ornella Muti, Asia Argento, Isabella Ferrari e Luca Argentero“. Ma la consapevolezza sull’invecchiamento coinvolge anche i più giovani, come il rapper Fred De Palma: “I trentenni vengono da me preparatissimi, non chiedono di ringiovanire ma di costruire una vita sana nel tempo, interessati alla performance fisica e mentale più che all’estetica”.

Il protocollo ormetico: digiuno e choc termici

Alla base dei risultati c’è il rifiuto delle comodità moderne: “Il corpo umano non è progettato per il comfort continuo ma per adattarsi agli stimoli”, spiega Polimeni. “Oggi abbiamo eliminato quasi tutte le oscillazioni naturali — freddo, digiuno, movimento spontaneo, ritmi biologici — e il nostro organismo perde elasticità e dunque capacità di reagire”. La soluzione risiede nel protocollo ormetico integrato, che si traduce in pratiche precise per riattivare le difese cellulari: “Caldo e freddo, digiuno intermittente, piccoli stress positivi che riattivano il corpo”, precisa il medico. Le regole però impongono moderazione: “Attenzione: non estremismi, ma equilibrio. Non maratone o giorni senza mangiare. Il culturista pieno di steroidi non è un modello di invecchiamento sano. E nemmeno il miliardario ossessionato dai protocolli estremi”.

Geroscienza e l’importanza delle relazioni

Polimeni prende le distanze dalle mode passeggere: “La parola anti-aging è legata alla medicina estetica. Il rischio è che la longevity diventi uno slogan commerciale. Tutti ne stanno abusando. Per questo preferisco il termine geroscienza: la scienza dell’invecchiamento”. Un invecchiamento sano dipende da molti fattori, non solo fisiologici. Studiando le “Blue Zones” (le aree con più centenari, come Okinawa), il medico ha tratto conclusioni nette: “L’isolamento psicosociale è un fattore di invecchiamento potente quanto l’infiammazione. La longevità non è solo biologica. A Okinawa mi ha colpito la serenità, i ritmi lenti, il sorriso della gente”.

L’epigenetica e la storia personale

Sul peso della familiarità nelle patologie, Polimeni ridimensiona il ruolo del DNA: “La genetica conta meno di quanto si pensi. Conta moltissimo l’epigenetica: cioè i segnali che diamo al nostro Dna attraverso lo stile di vita“. La scelta di dedicarsi alla prevenzione nasce da un trauma privato profondo: “La sofferenza che ho visto nella mia famiglia mi ha segnato profondamente”, confida lo specialista. “Mio padre è morto per un tumore al rene, mia madre per una fibrosi polmonare. Da lì nasce il mio impulso: non tanto curare, ma prevenire“. L’obiettivo finale non è rincorrere false illusioni: “Chi vuole semplicemente ringiovanire combatte battaglie perse. Non esiste l’elisir di giovinezza. Esiste la possibilità di invecchiare meglio”.

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