Il piccione è un piccione è un piccione è un piccione. Variazione da una nota citazione di Gertrude Stein per introdurre un tema caldo. Anzi una domanda che scotta. Che cos’è un piccione? Un uccello della famiglia dei Columbidi, discendente del colombo selvatico? Un “topo con le ali”? Un animale da compagnia? La prima e la terza sono vere, la seconda è una definizione comune priva di carineria.
Abbiamo scritto “animale da compagnia” consapevolmente. Dovesse quindi capitarvi di vedere un piccione al ristorante, dentro un Uber, o a una lezione di pilates sappiate che non state diventando improvvisamente pazzi (per i più anziani, non è nemmeno un caso alla Ally McBeal): potrebbe trattarsi di piccioni da compagnia, portati a spasso dalle loro proprietarie che si chiamano pigeon girls, come dire ‘ragazze dei piccioni’. Ne parla il New York Post.
“Stavo per salire in metropolitana e questa piccola palla di piume è finita contro il mio piede”, racconta Bimini Wright, scrittrice e performer di Brooklyn. Sta parlando di Smidgen, un piccione, ovviamente. Ci si è imbattuta mentre aspettava la metro e ha notato che “stava per cadere sui binari, non aveva alcuna capacità di sopravvivenza“. Ha tentato di metterlo al sicuro, poi ha preso il treno. Ma Bimini non riusciva a smettere di pensare all’uccello spaesato quindi è tornata sul posto, il giorno dopo. Lui era lì, solo e impacciato: “Quando un uccellino ti corre letteralmente tra le mani come se fossi una principessa Disney di periferia, finisci per pensare che fosse destino”. Ora, non abbiamo ricordi di cartoni animati con principesse e piccioni ma chi siamo noi per spezzare il sogno: e se Elsa avesse accanto a sé un columbide viola? Tornando a Bimini: finalmente il lieto fine, con Smidgen che ha trovato casa ed è anche diventato una star dei social.
Abby Jardine è un’altra pigeon girl e con sé tiene Pidge, piccione e assiduo frequentatore di ristoranti. Sporca solo dove sa di poterlo fare (non fate cattivi pensieri sui vostri cani, non vale), va alle feste, sale sulle auto Uber. “Più i creator pubblicano contenuti sui piccioni domestici, più persone scoprono che questa è un’opzione possibile. Credo che il fenomeno continuerà a crescere”, ha detto Jardine al NYP. E ha ragione, perché hashtag come #pigeonlove e #pigeonlife raccolgono centinaia di migliaia di post e mostrano una realtà lontanissima dall’immagine del piccione urbano.
Izzie Soto vive con un piccione che ama moltissimo i bagni caldi e indossa pannolini per uccelli (che sono? Qualcuno ne sa qualcosa?). Poi c’è Hanna Lemoine, pittrice della Louisiana e proprietaria di Monet, un elegante esemplare bianco e marrone che spesso la accompagna al lavoro. “Non avevo idea di quanto fossero intelligenti i piccioni finché non ho avuto lei”, racconta Hanna. Noterete che abbiamo usato il femminile per parlare di Monet e qui arriva una domanda: come si capisce se un piccione è un piccione maschio o femmina? Dal comportamento, se si è esperti del comportamento dei piccioni. Oppure dalle uova, a meno di non fare un test del Dna. L’aspetto è infatti molto simile e per questo Hanna Lemoine è in forte dubbio: tratta la sua Monet come una ‘lei’ ma sospetta che sia un maschio perché passa il tempo a ballare, gonfiare il gozzo e fare comportamenti tipici del corteggiamento. In ogni caso, Monet è particolarmente bella ma, dice la sua proprietaria, “quando parlano di lei sostenendo che non sia un piccione disgustoso come quelli selvatici, io rispondo che è esattamente come loro. Ha soltanto il privilegio di essere più bella. Sono creature straordinarie”.
Le pigeon girls e i tanti che commentano i video con protagonisti questi uccelli sui social hanno un’opinione netta: i piccioni non sono una rottura di città ma animali intelligenti, affettuosi e capaci di creare legami profondi. Preme però sottolineare una cosa, senza voler fare discriminazioni tra piccioni: non tutti i protagonisti dell’articolo appartengono alla stessa “categoria”. Smidgen, l’animale salvato da Bimini Wright nella metropolitana di New York, è proprio quel piccione lì, che avete in mente, quello urbano, discendente di quelli che popolano le città di mezzo mondo. Monet, invece, appartiene alla razza Classic Old Frill, una varietà ornamentale selezionata dagli allevatori per il piumaggio elaborato, le dimensioni contenute e l’aspetto particolarmente elegante. Insomma, uno è più bello dell’altro ma come attitudine, il Columba Livia (quello cittadino) vanta un curriculum di tutto rispetto e antenati illustri: avete presente Cher Ami? È stato un piccione viaggiatore dell’esercito americano durante la Prima Guerra Mondiale. Fu colpito da proiettili, perse un occhio e una zampa, ma riuscì comunque a consegnare un messaggio decisivo che contribuì a salvare centinaia di soldati americani.
Arrivato a questo punto uno dice, va bene, però questa ‘tendenza piccione‘ è troppo: e quelli sporchi, brutti e cattivi delle città? Secondo la veterinaria Rory Langelier, la cattiva reputazione dei piccioni risale anche agli anni Sessanta, quando a New York questi animali vennero associati a rischi sanitari e bollati con l’espressione “topi con le ali”. Sono davvero bombe di batteri? Diciamola con la scienza: la cattiva fama dei piccioni non trova sempre conferma nella letteratura scientifica. In uno studio pubblicato sul Journal of Infection, i ricercatori dell’Università di Basilea hanno concluso che “sebbene i piccioni inselvatichiti comportino rischi sanitari sporadici per l’uomo, il rischio è molto basso, anche per le persone che per lavoro entrano in stretto contatto con i siti di nidificazione”. Lo studio ricorda comunque che gli individui immunodepressi sono molto più esposti ad alcune infezioni fungine. Insomma, la prossima volta che un piccione vi attraversa la strada potreste guardarlo con occhi diversi. Magari non fino al punto di portarlo al ristorante (non sarebbe saggio, va detto), ma abbastanza da concedergli il beneficio del dubbio. No?