Hoepli, esposto penale a Milano sulla gestione prima della liquidazione: “È stata provocata”
C’è un esposto penale alla Procura della Repubblica di Milano sulla gestione prima della messa in liquidazione della storica casa editrice Hoepli, fondata nel 1870 dall’omonimo imprenditore svizzero Ulrico e finita in liquidazione a marzo. Lo ha presentato l’avvocato Andrea Mingione dello studio Pecorella, che assiste Giovanni Nava, attualmente socio minoritario ed erede di uno dei due rami della famiglia Hoepli. L’esposto contro ignoti, affermano plurime fonti vicine alla vicenda contattate dal Fatto, verte intorno a ipotesi di malagestio. Questa cattiva gestione, secondo il legale di Nava, sarebbe stata messa in atto nel tempo per consentire di arrivare a una “accelerazione” della messa in liquidazione dell’azienda, approvata il 10 marzo dagli azionisti del ramo di maggioranza della famiglia. La procedura è stata affidata alla liquidatrice Laura Limido.
Una nota diffusa dall’azienda a marzo, dopo l’assemblea degli azionisti che ha deciso la liquidazione, spiegava che “l’attenta valutazione, attuale e prospettica, dei risultati di esercizio negativi correlati con l’andamento previsionale del mercato editoriale e librario e la consistente impossibilità di far cessare il gravoso conflitto endosocietario, hanno imposto la liquidazione volontaria quale unica soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale e assicurarne, per quanto possibile, la migliore salvaguardia”.
L’”accelerazione” indicata nell’esposto potrebbe essere collegata al giudizio sul quale il 24 giugno, la Cassazione dovrà pronunciarsi definitivamente proprio sulla causa civile avanzata da Nava che ha già ottenuto due successi in primo e secondo grado. Se la sentenza, legata alle norme che regolano il mandato fiduciario e a un ristoro parziale, dovesse dare ragione a Nava, quest’ultimo potrebbe salire nel capitale sino a conquistare la maggioranza. A oggi il capitale di Hoepli Spa è al 49,25 % in mano alla fiduciaria svizzera Sef (a sua volta detenuta da due fiduciarie con sede in Liechtenstein), di cui sono soci Ulrico Carlo Hoepli (morto qualche giorno fa) e i tre figli Giovanni, Matteo e Barbara, il 13% è di Finedit (detenuta da Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli), il 33% di Giovanni Nava e 4,75% intestato alle persone fisiche Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli.
Se Nava vincesse in Cassazione gli verrebbero trasferite le azioni Sef che Bianca Hoepli, sua nonna materna, avrebbe dovuto ricevere in eredità dal fratello Gianni Enrico, che così aveva disposto, azioni che però finirono all’altro fratello Ulrico Carlo. Con la morte di Ulrico Carlo si sono chiuse anche le inchieste penali in Svizzera aperte da denunce di Nava e seguite da alcuni giudizi.
Nel frattempo la libreria Hoepli nel centro di Milano ha chiuso a fine maggio, dopo aver messo in vendita da metà mese quello che restava del magazzino dei libri con uno sconto del 50%. Una manifestazione di interesse per acquisire l’intera attività, avanzata nelle scorse settimane attraverso una scatola societaria dal gruppo Loro Piana, storica azienda italiana che opera nel settore dell’abbigliamento e dei tessuti di altissima gamma, non è stata presa in considerazione dalla liquidatrice per inidoneità. Dopo lunghe trattative svelate dal Fatto, invece, gli eredi del ramo della famiglia che controllano la maggioranza delle azioni dell’editrice il 15 aprile hanno firmato l’accordo di cessione a Mondadori del catalogo dell’editoria scolastica. La cessione è divenuta efficace il 30 aprile. Si tratta di una mossa che rimette in movimento un mercato che in Italia vale 800 milioni l’anno.
Anche la storica sede è in vendita. L’accordo prevede di cedere al prezzo di una ventina di milioni il palazzo della libreria, nel centro di Milano, di proprietà della società Sef del ramo di maggioranza della famiglia Hoepli, alla quale la Hoepli Spa e la libreria pagavano l’affitto. L’acquirente, un fondo immobiliare, comprerebbe anche l’edificio contiguo che fa angolo con Piazza Meda, disegnato dallo Studio Bbpr per la Chase Manhattan Bank e costruito tra gli anni Cinquanta e i Sessanta, per realizzare un albergo di lusso.
A nulla sono valsi le proteste sindacali e i flash mob di dipendenti e lettori, come pure la raccolta di migliaia di firme a Milano e in tutta Italia, le pressioni del mondo culturale e politico milanese. Della novantina di dipendenti in attività prima della liquidazione alcuni si sono dimessi, quelli addetti al ramo libreria sono in cassa integrazione a zero ore, gli altri addetti al ramo editoriale continuano l’attività. Se non si troverà una soluzione industriale, Milano e l’Italia rischiano di perdere un patrimonio culturale inestimabile. Ora però l’esposto alla Procura e la sentenza della Cassazione potrebbero rimettere molti giochi in movimento. Il Fatto Quotidiano ha contattato Hoepli Spa, senza ottenere per ora risposta. La liquidatrice, avvocato Laura Limido, risponde che non è a conoscenza dell’esposto e dei suoi contenuti che quindi non può commentare.