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Fuori dalla disco perché straniero: il racconto di mio figlio

Siamo a Parma, probabile Capitale Europea dei Giovani 2027
Fuori dalla disco perché straniero: il racconto di mio figlio
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C’è coda per entrare in discoteca. Due ragazzi in fondo alla fila. Solidarietà dell’attesa: che scuola fai, dove vai quest’estate, ecc. Sono loro due. Il buttafuori filtra gli ingressi, decide chi sì e chi no. Il buttafuori controlla la carta d’identità del primo, indugia e scandisce dell’altro il cognome italiano dicendo “Entra pure” poi si rivolge al primo “Tu vai a casa”. Il ragazzo resta a bocca aperta. Colpevole di “diverso” reo di “straniero”. Me lo racconta quello che è entrato, mio figlio.

Due pesi due misure, due italiani, privilegio e rabbia. Il ragazzo escluso si allontana e per un adulto che lo ha giudicato si carica di un’altra discriminazione. Una volta è il colore della pelle, un’altra è quella dell’origine, un’altra è l’accento. Tu sei quello che io giudico e un adolescente matura rabbia senza accorgersi, come noi, dove andrà prima o poi a sfogarsi.

Siamo a pochi chilometri da Parma, dai “fatti di Parma” e i fatti ultimamente non sono né il Festival della Serie A né la Cena dei Mille né la Sagra del Cavolo Cappuccio che pure riempie il cuore d’amore incondizionato: oggi i fatti di Parma sono quei video di violenza consumata e provocata, professori e studenti, influencer con lacrime da coccodrillo e opinionismo risolutivo fino al meritocratico Ministero di Valditara, passando per la più conveniente delle pedagogie politiche: punire. Parma capitale di qualunque aperitivo, sta per stappare quella di Capitale Europea dei Giovani 2027. In questo caos si prova a fare ordine, chiarire i fatti, spegnere le violenze verbali, capire a chi dare la colpa.

A pochi mesi dai Mondiali Europei dei Giovani 2027 (pardòn… European Youth) tra il dottorato di chi analizza e non propone, c’è un silenzio che si fa sentire: quello dell’Assessorato alla Comunità Giovanile di Parma. Sì, Parma ce l’ha quell’assessorato lì, ma non si pronuncia. Forse lo farà, magari il primo gennaio 2027, quando appiccherà un faro, un flash. Poi: buio, ciao, vedremo. Per ora il sipario è chiuso, ma intanto il biglietto da visita della città è nelle mani dei “recalcati” che fanno l’analisi logica di quello che sappiamo già e non mettiamo in pratica. Spazio alla politica strumentale che prende il video e lo candida all’Oscar della remigrazione, della gattabuia, del quando c’era lui. Chissà cos’è sta roba della Comunità Giovanile, come si pronuncia, perché strilla l’Europa giovane mentre sta zitta e defilata sulla periferia dei marciapiedi adolescenti.

Il ragazzino discriminato all’ingresso della disco è tornato a casa, è incazzato, forse gli passa, forse domattina prende un brutto voto, forse chissà. Forse è ancora in tempo per scavalcare quel fossato che gli scaviamo attorno ogni giorno a colpi di giudizio e colpa, a lui come ai figli nostri. Diciamo la verità: sapremmo cosa fare, ma è meglio il palcoscenico alle quinte. Senti che applauso!

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