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Il ritorno da eroe di Artan, l’arbitro somalo escluso dai Mondiali: “Non mi scoraggio, nel 2030 sarò presente”. Gli Usa: “Legato a organizzazioni terroristiche”

Il direttore di gara è stato respinto al suo ingresso negli Stati Uniti dopo un interrogatorio lungo 11 ore. Le sue parole dopo il rientro in patria: "Continuerò a rendere orgogliosa la Somalia"
Il ritorno da eroe di Artan, l’arbitro somalo escluso dai Mondiali: “Non mi scoraggio, nel 2030 sarò presente”. Gli Usa: “Legato a organizzazioni terroristiche”
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Un centinaio di persone hanno accolto questa mattina all’aeroporto di Mogadiscio, in un clima di festa con molte bandiere del Paese, il rientro in Somalia dell’arbitro Omar Artan, respinto nei giorni scorsi alla frontiera statunitense dopo esser stato designato dalla Federcalcio africana per partecipare ai Mondiali del 2026. “Sarò presente ai prossimi Mondiali e continuerò a rendere orgogliosa la Somalia – ha dichiarato ai giornalisti presenti -. Nonostante quello che mi è successo, non mi lascio scoraggiare“. Artan è stato infatti eletto nel 2025 come miglior arbitro di tutta l’Africa e ha anche diretto la finale della Champions League africana.

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Proprio quando stava per partire per gli Usa, dove avrebbe dovuto arbitrare le partite dei Mondiali, è stato bloccato e rispedito in patria. Prima è stato sottoposto a una serie di controlli lunghissimi e a un interrogatorio per circa 11 ore. L’arbitro ha riferito al New York Times di aver ricevuto domande sulla situazione politica della Somalia e in particolare sulle attività terroristiche dell’organizzazione Al-Shabab. Il direttore di gara ha difeso la propria causa mostrando documentazioni e immagini di lui in campo ad arbitrare per fugare ogni dubbio: missione fallita. Dopo l’interrogatorio, Artan ha detto di essere stato trasferito in una cella di detenzione, dove è rimasto per altre ore, prima di essere imbarcato su un volo di ritorno.

Dopo i controlli approfonditi dell’U.S. Customs and Border Protection, le autorità americane hanno negato il visto. L’arbitro è stato costretto a salire di nuovo su un aereo per far ritorno in patria e a Mogadiscio è stato accolto come un eroe, come mostrano i video pubblicati sui social. La Fifa immediatamente si è svincolata dalla questione, spiegando che la decisione su chi deve entrare spetta al Paese ospitante. Nel frattempo, un funzionario del Dipartimento di Stato americano parlando con i media francesi ha dichiarato che l’arbitro era “legato a presunti membri di organizzazioni terroristiche” e che dunque “il viaggiatore non era idoneo all’ingresso negli Stati Uniti”. Come spiega però il New York Times, potrebbe trattarsi di un clamoroso caso di omonimia, visto che Artan ha più volte ribadito di non sapere nulla di organizzazioni terroristiche e di essere solo un arbitro di calcio.

La decisione è stata presa “per ottime ragioni”, si è limitato a dire Andrew Giuliani, direttore esecutivo della task force Fifa della Casa Bianca. “Ci sono cose di cui non possiamo parlare. Posso dire che chiunque parli con ‘soggetti negativi‘ che mirano a danneggiare gli Stati Uniti non saranno ammessi nel nostro paese. Non permetteremo che un torneo di calcio, anche se enorme, diventi una minaccia per gli americani. Siamo orgogliosi del lavoro che è stato fatto sinora a livello di visti: vogliamo che ci sia massima sicurezza per tutti”, ha aggiunto a Sky News.

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