Televisione

Parla Marco Poggi: “Siamo convinti che Stasi sia colpevole e che le sentenze a cui siamo arrivati siano la realtà. Le intercettazioni di Sempio? Le ho sentite e resto della mia idea”

Il fratello di Chiara Poggi rompe il silenzio durato 19 anni e si racconta alle telecamere di “Quarto Grado”: le illazioni sul proprio conto, il legame con Andrea Sempio e quello con Alberto Stasi, inizialmente difeso dagli stessi Poggi

di Emanuele Corbo
Parla Marco Poggi: “Siamo convinti che Stasi sia colpevole e che le sentenze a cui siamo arrivati siano la realtà. Le intercettazioni di Sempio? Le ho sentite e resto della mia idea”

“Era da tempo che pensavo di parlare per sperare di far finire le illazioni”. Marco Poggi, fratello di Chiara, rompe il silenzio dopo 19 anni dall’omicidio della sorella e si racconta a “Quarto grado”. Sebbene non sia mai stato indagato, al suo indirizzo sono state rivolte calunnie e diffamazioni. Secondo alcuni, ad esempio, non è vero che Marco fosse in vacanza in montagna con la famiglia il giorno della morte di Chiara. “Non so come si sia arrivati a questo punto”, confida alla giornalista del programma di Rete 4 Martina Maltagliati nella puntata in onda venerdì 5 giugno. “L’accusa che mi ha ferito di più? Essere coinvolto nella sua morte”. Da quando, nell’ultimo anno, si sono riaperte le indagini, Poggi spiega di essere arrabbiato, ma anche stanco e rassegnato perché “sembra non esserci mai una fine vicina. C’è chi mi ha voluto chiuso in una clinica psichiatrica. Probabilmente non aver mai rilasciato interviste può aver alimentato queste voci. Forse se l’avessi fatto prima, queste voci magari non sarebbero nate”.

Le “fake news” su Marco Poggi

Secondo l’ultima versione emersa da alcuni audio, Marco Poggi, sua cugina e Andrea Sempio sarebbero stati parte di un giro di droga scoperto da Chiara: “Si è detto di tutto. Io non ho mai avuto problemi di droga, non ho neanche mai provato la cocaina”, spiega il fratello di Chiara. “Siamo nella fantasia. Ho sempre pensato che chi indagava poteva smorzare alcune piste, non solo la mia, ma anche quelle con cui si è giocato per un anno sulla vita e morte di Chiara. Mi ha ferito il voler rovinare il suo ricordo”. Secondo Poggi anche l’ipotesi di un giro di pedofilia e droga riconducibile al Santuario della Bozzola di Garlasco frequentato pure da Sempio e scoperto da Chiara sarebbe “fantasia”: “Mi aspettavo che la Procura intervenisse per smorzare le voci. Ora le indagini sono finite, spero che il fango che abbiamo subìto si interrompa. È giusto che ci siano i processi e che si vada avanti, che la stampa faccia cronaca, non è giusto tutto il resto”. E ancora: “Posso capire le intercettazioni nel mio caso, sui miei genitori mi dispiace, si poteva evitare. Quello che mi è dispiaciuto di quest’indagine è che siamo stati messi da parte, come se non esistessimo. Già scoprire che ci avevano prelevato il dna di nascosto dalla spazzatura non fa piacere. La morte di Chiara è qualcosa di nostro, essere tenuti così in disparte ci ha amareggiato. Mi aspettavo che prima della notizia della riapertura delle indagini ci convocassero per dircelo, è questione di rispetto”.

La posizione di Marco Poggi su Alberto Stasi

Interrogato da Maltagliati a proposito di Alberto Stasi, Poggi riferisce che inizialmente lui e la famiglia non pensavano fosse colpevole: “L’abbiamo difeso tanto, ero convinto fosse innocente. Era proprio l’ultima persona che volevamo potesse essere stato”. Poi qualcosa è cambiato: “Ho letto le varie memorie e informative. Siamo convinti che Stasi sia colpevole e che le sentenze a cui siamo arrivati siano la realtà. Non pretendiamo che la nostra convinzione diventi tale per tutti”. A chi accusa la famiglia Poggi di temere una revisione nei confronti della sentenza di colpevolezza di Alberto Stasi per non restituire il risarcimento di 750mila euro, Marco Poggi replica: “Quella somma, come hanno già detto i miei genitori, è depositata a parte. Una parte è stata utilizzata per pagare le spese legali e consulenti di tutta la trafila dei processi che c’erano stati. La nostra vita va avanti con i nostri stipendi”. Parte dell’opinione pubblica ritiene che Stasi sia innocente. Marco Poggi se lo spiega con una “forte campagna mediatica di indiscrezioni rivelatesi poi false che hanno influenzato l’opinione pubblica. Se abbiamo mai ricevuto una richiesta di aiuto da Stasi? No, nessun contatto, non ci ha mai scritto niente dal carcere”.

L’amicizia con Andrea Sempio

L’intervista tocca poi l’argomento del suo rapporto con Sempio: “Siamo stati amici per molti anni, lo siamo ancora oggi anche se ci vediamo di meno”. Se è vero, come ritiene la Procura di Pavia, che Andrea Sempio importunava Chiara telefonicamente, Marco Poggi pensa che la sorella ne avrebbe parlato con lui o con una persona a lei vicina. La ricostruzione secondo cui Sempio avrebbe avuto un movente a sfondo sessuale per l’omicidio della ragazza non sembra convincere suo fratello: “Faccio fatica a trovarci una logica perché non c’era nessun contatto tra di loro. Non ho ricordo di Chiara con i miei amici, non li ricordo chiacchierare con lei anche quando ci si incrociava in casa”. Poggi non esclude che Sempio si sia potuto trovare qualche momento da solo in camera con Chiara: “Può essere che lo abbia lasciato un paio di minuti lì. Perché eravamo in quella stanza? Per giocare ai videogiochi, era un computer di famiglia, non di Chiara”. Quanto invece all’ipotesi che Sempio abbia potuto vedere video intimi di Chiara con il fidanzato Alberto Stasi, il fratello della vittima dice di non averli mai visti: “Sapevo di una loro presunta esistenza da una chat Msn che avevo letto anni prima. Non ne ho mai parlato con gli amici, nemmeno come battuta. Sono cose private di mia sorella, non avrei messo in giro nemmeno la voce”. Quindi commenta altri punti delle indagini: “Non ho ricordo di Andrea Sempio che arriva a casa nostra in bici. Non lo ricordo con scarpe Frau, anzi aveva scarpe totalmente diverse, stivaletti”.

L’impronta 33

Chiamato a commentare le intercettazioni dei discorsi fatti da Sempio da solo in auto mentre avrebbe parlato del delitto di Garlasco, il fratello della vittima osserva: “Le ho sentite e rimango della mia idea, non sono io che devo giudicare”. La lunga intervista si sposta quindi sull’impronta 33, quella trovata sulla parete della scala che conduce alla cantina della villetta di Garlasco dove è stato trovato il corpo di Chiara e attribuita dagli inquirenti a Sempio: “Ho il ricordo che con gli amici siamo scesi alcune volte. La cantina era una sorta di magazzino, c’erano riviste di videogiochi, giochi da tavolo, è capitato che siamo scesi, non so dire chi c’era e chi no”. Poggi fa sapere che quando gli è stata mostrata la foto dell’impronta e gli è stato detto che era di Sempio “ricordo di essere uscito da quell’interrogatorio che pensavo fosse sangue. È stato uno choc per come me l’hanno presentata. Ho capito dopo che era il reagente alla ninidrina. Se fosse insanguinata diventerebbe difficile da spiegare”.

L’ultimo saluto

Sul finire dell’intervista, a Marco Poggi viene chiesto di ricordare quel 5 agosto 2007, quando, pochi giorni prima del delitto, lui e i genitori partirono per le vacanze lasciando a casa Chiara malgrado l’insistenza del padre a seguirli: “Purtroppo è un ricordo che è sfumato completamente e mi spiace. L’ultimo saluto non me lo ricordo più”. E chiosa, a proposito della vita della sorella spezzata: “Ho rimpianti personali di non aver potuto vivere Chiara quando la differenza di età diventava meno importante, non aver potuto trasformare il nostro rapporto di fratello-sorella in rapporto di amicizia”.

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