“Gli animali gridano dal dolore. Intere famiglie vengono massacrate e alcuni animali vengono visti nuotare nel sangue dei loro familiari per ore“. È attraverso le dichiarazioni di Elisa Allen, vicepresidente dei programmi di PETA affidate al quotidiano “The Independent”, che le organizzazioni per la tutela marina descrivono la tradizionale mattanza consumatasi il 27 maggio al largo delle Isole Faroe. In una singola giornata, le acque dell’arcipelago si sono tinte di rosso per l’uccisione di 706 tra balene pilota e delfini dai fianchi bianchi dell’Atlantico, spinti verso le baie poco profonde e abbattuti. Una caccia tradizionale, il “grindadrap“, che la direttrice della campagna locale di Sea Shepherd, Valentina Crast, ha inquadrato in “scene caotiche di estrema crudeltà”, denunciando un prolungamento dell’agonia dei mammiferi direttamente sugli arenili.
I numeri degli abbattimenti
Le autorità locali difendono le operazioni considerandole una tradizione secolare e un metodo di sussistenza alimentare privo di finalità commerciali, in cui carne e grasso vengono distribuiti tra i residenti. Tuttavia, il conteggio effettuato dagli osservatori di Sea Shepherd restituisce le dimensioni di una macellazione massiva: in poche ore sono stati uccisi 402 balene pilota e quattro tursiopi nella capitale Tórshavn, 168 delfini dai fianchi bianchi a Skalabotnur e altri 132 a Hvalvik. Durante le operazioni, due membri dell’equipaggio di Sea Shepherd presenti in veste di osservatori sono stati arrestati dalla polizia. Il fermo è scattato a seguito delle denunce dei cacciatori locali, che li hanno accusati di interferenza, una circostanza che l’organizzazione ambientalista ha formalmente smentito.
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L’appello a “The Independent”
Di fronte alle carcasse sventrate e ammassate sulle spiagge dell’Atlantico, le organizzazioni hanno chiesto l’intervento dei governi europei. Elisa Allen ha sollecitato un bando immediato e permanente rivolgendosi direttamente al primo ministro faroese: “Ogni anno, con orrore del resto del mondo, centinaia di balene e delfini vengono massacrati in modi barbari con ami di metallo, che vengono conficcati negli sfiatatoi dei mammiferi spiaggiati prima che vengano tagliate loro le spine dorsali”. Allen ha ribadito a “The Independent” la necessità di fermare la pratica ricordando che “le balene e i delfini sono altamente intelligenti e provano dolore e paura tanto quanto gli esseri umani”.
Le modifiche normative e la carenza di strumenti
Le contestazioni degli attivisti non si limitano alla tradizione in sé, ma sollevano problemi legali e procedurali. L’organizzazione ambientalista OceanCare ha evidenziato come gli abbattimenti del 27 maggio si siano verificati a poche ore di distanza da un voto all’unanimità del parlamento faroese su una specifica modifica normativa. Questa delibera stabilisce che i regolamenti locali sulla caccia prevalgono sulle leggi relative al benessere animale, proteggendo i cacciatori da eventuali procedimenti giudiziari per violazioni di tale natura. Le associazioni denunciano inoltre che, durante le tre battute di caccia, si è registrata una carenza di lance spinali. Si tratta degli unici strumenti specializzati e autorizzati per recidere rapidamente il midollo spinale e limitare i tempi di macellazione. L’assenza di queste attrezzature ha costretto alcuni partecipanti all’uso di lunghi coltelli non regolamentari, incrementando i tempi di abbattimento e le sofferenze inferte agli animali.
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