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Svezzamento, quando iniziare davvero? Gli errori da evitare e i 5 libri consigliati dalla pediatra per accompagnare i bambini alla scoperta del cibo

Le linee guida della dott.ssa Carla Tomasini per contrastare l’ansia dei genitori e intraprendere un percorso in modo responsivo. 5 consigli di lettura per iniziare questo viaggio culinario dello svezzamento

di In viaggio con Matilde
Svezzamento, quando iniziare davvero? Gli errori da evitare e i 5 libri consigliati dalla pediatra per accompagnare i bambini alla scoperta del cibo

Lo svezzamento è un passaggio delicato tra mamma e bambino, il primo vero distacco per intraprendere il viaggio autonomo nella vita. Un percorso fatto di sapori, scoperte, ma anche rifiuti e difficoltà. Molte sono le domande che i genitori si pongono, la prima tra queste: qual è il momento più adeguato per iniziare lo svezzamento? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Fondo per l’Infanzia dell’ONU (UNICEF), considerano il latte materno l’alimento ideale per i bambini fino a 6 mesi di vita, successivamente tale latte non è più in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali del bambino e pertanto è il bambino stesso a sentire l’esigenza di ricorrere ad altre soluzioni per il suo nutrimento.

C’è da tener presente un fattore importantissimo dello svezzamento, cioè che non ha un’età “fissa per tutti”, ogni bambino ha il suo tempo e la sua modalità per iniziare questo “viaggio verso il cibo”, senza tabelle, senza orari e cibi imposti, tutto deve avvenire nella piena naturalezza. La fase più importante dello svezzamento è il momento conviviale in cui le famiglie, serenamente, si mettono a tavola per condividere un momento della giornata insieme, rendendo partecipe il bambino, ad assaggiare preferibilmente i cibi in tavola e non preconfezionati.

La cucina italiana gode di una grande varietà di cibi e colori dove il bambino può incuriosirsi nella scelta. Un valido sostegno e confronto per i genitori è il ruolo del pediatra che ha le competenze necessari per suggerire gli alimenti più adeguati e la combinazione dei diversi nutrienti (carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali) affinché questa sia bilanciata, in modo da evitare carenze o eccessi. La dott.ssa Carla Tomasini (PediatraCarla sui social), specializzata in Pediatria e Puericultura presso l’Università di Granada, in Spagna, e un Master Internazionale in Nutrizione può fornire un valido contributo ai molteplici quesiti.

Innanzitutto, che cos’è lo svezzamento?

Lo svezzamento, più correttamente chiamato alimentazione complementare, è la fase della vita in cui un essere umano si nutre con due alimentazioni parallele: l’allattamento e il cibo. Durante questo periodo l’allattamento soddisfa ancora ai suoi fabbisogni, mentre apprende a nutrirsi con alimenti diversi dal latte, complementari allo stesso. È quindi un percorso di apprendimento in cui si abbandona il latte poco alla volta, mentre si avvia un’alimentazione simile a quella del resto della famiglia. La durata indicativa va dai 6 mesi fino ai 18-24 mesi. In questo periodo il lattante viene a contatto con l’alimentazione della famiglia, la osserva, la tocca, la porta alla bocca con l’aiuto o meno dei genitori, imparando a masticare e a deglutire. Con il passare del tempo impara ad essere autonomo, usando le posate e altri ausili tipici della nostra società. Impara a sorseggiare da un bicchiere e infine integra le regole sociali proprie della famiglia e della cultura di appartenenza.

Dott.ssa Tomasini, tre consigli pratici da dare ai genitori per iniziare lo svezzamento. Molto semplicemente:

1) Imparare a cucinare in modo salutare, sia per il bimbo o bimba, che per gli adulti stessi.

2) Munirsi di seggiolone, semplice da pulire, senza ornamenti superflui, dove il bimbo si possa sedere con un angolo di 90° a livello dei gomiti, delle ginocchia e della seduta, possibilmente potendo appoggiare i piedi per garantire una corretta postura.

3) Abituarsi ad un po’ di confusione e di sugo sulla tovaglia e bavaglini. I cambi sono sempre ben accetti in questa fase di scoperta.

Cosa non fare, secondo lei, durante lo svezzamento?

Sconsiglio vivamente di viverlo come un atto medico o una prestazione. Si tratta di una fase naturale della vita dei nostri figli, che possiamo osservare con piacere e anche con un pizzico di divertimento, come dovrebbe essere ogni momento a tavola. Sconsiglio di seguire rigide grammature e di focalizzarsi troppo su quanto mangia il bambino o su eventuali cibi considerati “super food” da guru della nutrizione. È importante seguire la nuova piramide alimentare Mediterranea della SINU (società italiana di nutrizione umana): è tutto ciò che serve.

“Mangiamo tutti insieme in famiglia e mangiamo tutti alla stessa tavola, gli stessi alimenti”, come sostieni, quant’è importante per te l’alimentazione sostenibile? Di cosa si tratta?

Un concetto molto importante, nonché attuale in ambito nutrizionale, è che i sistemi alimentari sono globali. Quando eravamo piccoli, ci veniva detto dai nostri genitori di mangiare tutto, perché in un altro luogo della terra c’erano bambini che pativano la fame. Il legame non è così diretto e semplicistico, ma è vero che scegliere alcuni alimenti rispetto ad altri può davvero fare la differenza per popolazioni che soffrono la fame, l’insicurezza alimentare, l’ingiustizia, cambiamento climatico, migrazioni di massa e guerre.

Nel 2050 saremo 10 miliardi di persone da sfamare su questa terra e siamo tutti seduti alla stessa tavola, letteralmente, pertanto, sarebbe opportuno garantire un mondo più equo e un futuro di prosperità, dove le risorse bastano per tutti. In che modo? Aderendo alle diete della Salute Planetaria della commissione EAT Lancet, tra queste c’è la vera dieta mediterranea, descritta dalla nuova piramide SINU.

Diete che prevedono una riduzione importante dei derivati animali e promuovono invece i legumi come fonti proteiche, invitando al consumo di alimenti locali e di stagione. Tutto questo abbatte l’impatto climatico e favorisce una maggiore giustizia sociale, garantendo un minor sfruttamento nella produzione dei generi alimentari in paesi con meno diritti dei nostri. Il cibo come gioco, il cibo come sperimentazione olfattiva, il cibo raccontato attraverso i libri.

Quanto è importante lasciare che il bambino abbia un sano rapporto con il cibo e non lo percepisca come ostacolo a causa dall’ansia dei genitori, dettata dal fatto che il bimbo non si nutre abbastanza e abbia carenze alimentari?

Fino a un paio di decenni fa lo svezzamento c’è stato raccontato solo attraverso uno schema fisso di pappe e omogeneizzati da offrire al bambino, eppure, fino a mezzo secolo fa le pappe, non erano state inventate.

Oggi sappiamo che da sempre i bambini si sono alimentati al tavolo con i genitori, apprendendo a poco a poco i sapori e i cibi dai loro stessi piatti, imparando a masticare dopo che i genitori si erano premurati di offrire il cibo schiacciato o in piccoli pezzi, facendo bere acqua dal loro stesso bicchiere, senza dover acquistare alimenti speciali per l’infanzia, già triturati e resi poltiglia. Purtroppo, per alcuni decenni, il baby food si è imposto sul mercato obbligando un paio di generazioni ad alimentarsi in una maniera totalmente diversa dalla fisiologia del bambino, con alimenti liquidi o semi liquidi protratti per molti mesi, ritardando le tappe di acquisizione motoria e la maturazione della funzionalità orale, così importante non solo per mangiare, ma anche per parlare e respirare in maniera fisiologica.

Oggi stiamo recuperando queste sane abitudini. C’è chi sceglie ancora un percorso fatto con le pappe, ma tutti sono consapevoli che bisogna affiancare anche del cibo che abbia diverse consistenze e che obblighi il bambino ad abbozzare movimenti masticatori, lateralizzare la lingua, deglutire adeguatamente e soprattutto avvicinarsi presto a nuovi sapori e consistente che apprende ad accettare. Finora non si era compreso quanto lo svezzamento non fosse semplicemente riempire uno stomaco, ma avesse a che fare con l’autonomia e lo sviluppo cognitivo.

La conquista dell’autonomia alimentare passa attraverso il gioco e la sperimentazione, potere entrare in contatto con colori, consistenze, odori, temperature diverse sia con le mani che con la bocca. Tutto ciò è un percorso protetto perché è super visionato dai genitori senza essere intrusivi o che si sostituiscono al bambino, ma lo accompagnano nel percorso in modo responsivo. Essere responsive significa osservare amorevolmente, comprendere i bisogni (per esempio fame e sazietà) e rispondere in modo corretto: dall’osservazione nasce la possibilità di rispondere, dalla risposta adeguata, parte un’emozione del bambino che soddisfa il genitore.

Per esempio, rispettare il fatto che un bambino non abbia più fame, accorgersi che ha sonno, notare che desidera ardentemente provare a bere dal bicchiere del genitore. Si tratta di una vera e propria danza relazionale su cui si basa la fiducia reciproca. Lo svezzamento è proprio questo: un percorso insieme di fiducia reciproca.

Ti consiglio 5 libri per iniziare questo viaggio culinario dello svezzamento:

La pappa verde

di Lodovica Cima

illustratrice Giorgia Atzeni

Editore‎ Bacchilega Editore, Età di lettura: da 0-3 anni.

La pappa di Matteo e Anita ha uno straordinario colore verde. Una storia che parla del rapporto con il cibo, che in questo caso è finito ovunque e i due bimbi sono costretti a lavarsi nella vasca. Un libro che fa parte di una collana edita da Bacchilega Editore, in cui l’autrice Lodovica Cima ha dato origine a “Le storie del nido” un percorso fatto da continue scoperte.

L’ora della pappa

illustratrice Maria Triquell

Editore‎ Ludattica, Età di lettura: da 1 anno.

La pappa come l’inizio di una scoperta! Un libro pensato per i più piccoli, come strumento di crescita per accompagnare i momenti dell’infanzia. Un libro edito da Ludattica che fa parte della collana Cresci con Me, L’ora della pappa ha lo scopo di stimolare il riconoscimento dei primi vocaboli legati al cibo, attraverso le illustrazioni e brevi testi per garantire stimoli e riconoscimenti. Un momento per accompagnare l’ora del pasto con colori e suoni accendendo la curiosità per il mondo degli alimenti, vario e appunto coloratissimo. Le semplici immagini e i testi guidino il bambino nella scoperta dei primi vocaboli legati al cibo, favorendo lo sviluppo del linguaggio e la comprensione del mondo che li circonda in un’atmosfera di dolcezza e serenità.

La pappa!

di Rocio Bonilla

Editore‎ Valentina Edizioni, Età di lettura: da 1 anno.

L’autore Rocio Bonilla ha trasformato in un libro, tutte le azioni pratiche, gli accessori e la preparazione necessaria per l’ora della pappa. Un rito quotidiano, edito da Valentina edizioni, che aiuta Babymoni a preparare la tavola: piatti, bicchieri, posate, tovaglia coinvolgendolo in questo viaggio di conoscenza al cibo. Un percorso educativo studiato per accompagnare la crescita dei bambini.

A Taaavola!

di Michaël Escoffier e Matthieu Maudet

Illustratrice Federica Rocca

Editore‎ Babalibri, Età di lettura: da 2 anni.

Matthieu Maudet e Michaël Escoffier gli autori di A taaavola! si divertono con la penna a raccontare il mondo dei bambini. Questa volta il protagonista si ritrova a non aver nessuna intenzione di mangiare la minestra e, come accade in tutte le case, la mamma lo minaccia dicendo che: «sarà il lupo a mangiare te», ma il lupo non ha molta fame e quindi ci penserà l’orco a farsi uno spuntino. Una lettura accattivante edita da Babalibri che lascia in continua suspance.

Gnam Gnam

di Leslie Patricelli

Traduttore Margherita Vecchiati

Editore‎ Franco Cosimo Panini, Età di lettura: da 2 anni.

Baby è un bambino con un ricciolo e il pannolone che accompagna i piccoli lettori alla scoperta della quotidianità, attraverso situazioni divertenti. Scritto da Leslie Patricelli, edito da Franco Cosimo Panini, racconta l’approccio alle prime pappe con leggerezza e colore, facendo entrare i bambini subito in empatia con il suo mondo che in fondo è anche il loro.

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