È morta all’età di 55 anni Happy, una delle elefantesse più note a livello internazionale e nel tempo diventata un punto di riferimento nel dibattito sul trattamento degli animali negli zoo e sui loro diritti. La sua vicenda è lunga e fuori dal comune. Nata in libertà in Asia, viene trasferita negli Stati Uniti quando ha appena un anno di vita. Il suo nome viene preso da uno dei personaggi de “Biancaneve e i sette nani”, quello conosciuto in italiano come “Gongolo”, prima del suo arrivo nel 1977 al Bronx Zoo, dove avrebbe trascorso quasi mezzo secolo.
Durante la sua vita nello zoo, Happy è diventata anche oggetto di osservazione scientifica. Era abituata a interagire con i suoi custodi e veniva descritta come un animale molto reattivo, facilmente coinvolgibile tramite piccoli premi alimentari come frutta. Secondo il personale, arrivava perfino a comportamenti curiosi, come “nascondere le leccornie nell’orecchio per conservarle per dopo”.
L’esperimento dello specchio
Uno degli episodi più noti della sua vita risale al 2005, quando partecipò a un esperimento che mostrò come gli elefanti possano riconoscersi allo specchio, un comportamento considerato raro e legato all’autoconsapevolezza. Durante il test, Happy si mise davanti al proprio riflesso e toccò ripetutamente una “X” dipinta sopra l’occhio, visibile solo attraverso lo specchio.
Nel corso degli anni Happy è stata accoppiata con altri elefanti, ma dopo la morte del suo ultimo compagno nel 2006 rimase sempre più isolata. Negli ultimi anni condivideva lo spazio solo con un’altra elefantessa, Patty, e in passato anche con Maxine, morta nel 2018. Gli animali potevano comunque vedersi e interagire attraverso separazioni nel recinto. La gestione degli elefanti negli zoo è diventata sempre più controversa: molti esperti hanno criticato la dimensione degli spazi urbani, ritenuti troppo piccoli per animali che in natura percorrono grandi distanze.
Il caso giudiziario
Nel 2018 il gruppo di attivisti Nonhuman Rights Project avviò una causa per ottenere il riconoscimento legale di Happy come “persona”, chiedendo il suo trasferimento in un santuario. L’idea era quella di applicare principi giuridici simili a quelli usati per contestare la detenzione di esseri umani.
Gli attivisti la descrivevano come: “un essere non umano straordinariamente complesso dal punto di vista cognitivo e autonomo”.
e sostenevano che fosse privata della libertà in condizioni non adeguate. La corte però respinse la richiesta. Lo zoo difese sempre la propria posizione e dichiarò che Happy fosse ben curata e che il trasferimento avrebbe potuto causarle stress e danni, visto che era abituata alla sua lunga permanenza nel recinto.
Gli ultimi giorni di Happy
Negli ultimi tempi le sue condizioni di salute sono peggiorate rapidamente. Problemi legati all’età hanno portato a un declino delle funzioni renali ed epatiche, insieme ad altre patologie come artrite e tumori uterini non operabili.
Per questo è stata praticata l’eutanasia. Lo staff dello zoo ha spiegato che Happy aveva trascorso le ultime settimane in una zona tranquilla del recinto, lontana dal pubblico, ricevendo cure, idratazione e supporto per il dolore. Con la sua morte, allo Bronx Zoo rimane ora solo l’elefantessa Patty.
Un’eredità che vive: le parole del Bronx Zoo
Il Bronx Zoo ha diffuso un messaggio di grande dolore per la morte di Happy: “Siamo profondamente addolorati di condividere che il nostro elefante asiatico, Happy, che ha vissuto al Bronx Zoo per quasi 50 anni e che era amato dal personale e dagli visitatori, è stato eutanasizzato. Questa decisione è stata presa dopo un periodo di cure in hospice in cui il personale veterinario e dell’assistenza agli animali ha gestito le condizioni di salute progressive e legate all’età di Happy. Aveva 55 anni. La media esperienza di vita per le elefanti asiatiche è di circa 45 anni nelle strutture degli zoo del Nord America. Questa decisione difficile è stata presa dopo le continue valutazioni della condizione e della qualità della vita di Happy. È morta in pace circondata dai suoi custodi, curatori e veterinari che l’hanno curata; alcuni per più di 30 anni. Le loro lunghe e profonde relazioni sono state di grande valore per la sua cura durante tutta la sua vita. Patty, la nostra altra elefante asiatica, a 57 anni, sta bene. Le future decisioni relative alla sua cura e gestione continueranno a essere prese in base alle sue esigenze individuali di benessere e in linea con gli standard professionali dell’Associazione degli Zoo e degli Acquarii e di altri standard professionali. L’eredità di Happy vivrà nei cuori di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di incontrarla. È stata un’incantevole ambasciatrice per la sua specie, ispirando milioni di visitatori a prendersi cura degli elefanti asiatici e della loro conservazione”.
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