Ucraina, Daily Telegraph: “No di 5 Stati della Nato a destinare lo 0,25% del Pil in aiuti a Kiev”. C’è anche l’Italia
Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Canada hanno bloccato la proposta di Mark Rutte di destinare lo 0,25% del Pil in aiuti militari all’Ucraina. Lo riporta il Telegraph. A metà maggio era emerso che il segretario generale della Nato aveva chiesto ufficialmente agli alleati di impegnare quella percentuale del loro prodotto interno lordo nel tentativo di allentare le crescenti tensioni all’interno dell’alleanza in merito al sostegno militare a Kiev e portare quest’ultimo a quota 143 miliardi di dollari. La proposta era stata avanzata due anni fa dall’Estonia, paese in prima linea sul fronte orientale, e il governo ucraino aveva appoggiato la richiesta a ottobre per bocca del ministro della Difesa Denys Shmyhal. L’idea aveva subito incontrato una forte resistenza da parte di alcuni importanti membri dell’Alleanza. Ora il quotidiano britannico riferisce che tra quei paesi c’è anche l’Italia.
“Non credo che questo piano verrà proposto”, ha ammesso Rutte nei giorni scorsi, senza fare i nomi degli oppositori. Il segretario sperava di ratificare la proposta al prossimo vertice annuale della Nato ad Ankara, in Turchia, in programma il 7 e l’8 luglio. I ministri hanno iniziato questa settimana le discussioni su quello che per Rutte dovrebbe essere un segno tangibile di sostegno alla nazione dilaniata dall’invasione russa. Una fonte interna all’alleanza ha dichiarato che almeno sette Stati membri, che spendono tutti più dello 0,25% del Pil in aiuti militari all’Ucraina, avevano espresso il loro appoggio. Tuttavia, qualsiasi proposta adottata dalla Nato richiede il sostegno unanime di tutti i governi. “Non sono molto entusiasti dell’idea”, ha detto la fonte, indicando Londra, Parigi, Madrid, Roma e Ottawa come contrari.
Tra gli Stati favorevoli c’è la Svezia, che come gli altri paesi scandinavi e quelli del fronte est temono di più la Russia. “Ora abbiamo i 90 miliardi del prestito europeo all’Ucraina ma questo non deve diminuire i contributi nazionali: vorrei che molti Paesi che hanno belle parole per l’Ucraina poi mettessero sul tavolo i quattrini”, aveva detto venerdì il premier svedese Ulf Kristersson al vertice dei ministri degli Esteri dell’alleanza tenuto a Helsingborg, precisando che la Svezia è “al terzo posto” per gli aiuti a Kiev.
“Ci sono quindi pochi paesi, tra cui la Svezia, che stanno davvero dando il massimo in termini di sostegno all’Ucraina, insieme ad altri come il Canada, la Germania, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Norvegia e alcuni altri ancora. Ma ce ne sono anche molti che non stanno spendendo abbastanza per sostenere l’Ucraina”, aveva detto Rutte, riferendosi alla sua proposta sullo 0,25%. “La proposta non otterrà l’unanimità, quindi non funzionerà. Ma ha almeno avviato un dibattito tra gli alleati sul fatto che, se tutti noi affermiamo che l’Ucraina deve poter continuare a combattere con la massima forza possibile e arrivare alla pace, allora ovviamente dobbiamo tutti contribuire in modo equo. E quel dibattito ora è almeno in pieno svolgimento all’interno della Nato”.
Se approvata, la proposta si sarebbe articolata su tre canali. Il primo è il finanziamento dei pacchetti PURL, basato sull’accordo raggiunto alla Casa Bianca il 14 luglio 2025 tra Rutte e il presidente Usa Donald Trump, in base al quale gli alleati avrebbero versato liquidità per acquistare armamenti pronti dagli stock degli Stati Uniti, accelerando l’invio di missili e artiglieria. Il secondo prevede acquisti diretti dall’industria ucraina, con investimenti mirati a produrre droni e veicoli militari direttamente sul posto. Il terzo, infine, riguarda i contratti con le industrie di difesa nazionali, ossia commesse statali destinate a produrre nuove armi in Europa.