Ecco i Giochi del doping, dove gli atleti vengono trasformati in cavie dai miliardari della Silicon Valley trumpiana
Immaginate un gruppo di atleti di alto livello rinchiusi in un hotel di lusso ad Abu Dhabi: si allenano ogni giorno sotto gli occhi di una commissione medica e scientifica, che somministra loro un cocktail personalizzato di sostanze dopanti. Non è l’inizio di un film di fantascienza, ma un gigantesco progetto di sport-performance biotech travestito da evento sportivo, sotto il nome di Enhanced Games. Sono stati ribattezzati i “Giochi del doping”, ma questa definizione rischia quasi di essere rassicurante, perché il punto non è soltanto l’uso di sostanze proibite. Il punto è il modello culturale che gli Enhanced Games stanno cercando di normalizzare: l’idea che gli atleti possano diventare cavie perfette (purché adeguatamente pagate) per testare un futuro biochimico da vendere poi al mercato globale. Domenica 24 maggio, a Las Vegas, cinquanta atleti gareggeranno in gare di nuoto, atletica e sollevamento pesi senza controlli antidoping, anzi sotto protocolli farmacologici supervisionati da medici. Dietro a questo inquietante progetto ci sono investitori vicini al mondo del biohacking, del transumanesimo (un movimento che promuove l’uso della tecnologia e della scienza per superare i limiti biologici dell’essere umano) e della Silicon Valley trumpiana. Il fondatore degli Enhanced Games è l’imprenditore australiano Aron D’Souza, vicino a Peter Thiel, il co-fondatore di PayPal. Donald Trump Jr., primogenito del presidente degli Stati Uniti, attraverso il suo fondo 1789 Capital ha raccolto denaro per finanziare i giochi. Nella visione di questo gruppo di miliardari, che comprende anche il cripto-investitore Balaji Srinivasan e il tedesco Christian Angermayer, gli atleti diventano cavie per dimostrare apertamente l’efficacia di doping, peptidi e altri farmaci.
Che cosa sono gli Enhanced Games
L’evento andrà in scena al Resorts World di Las Vegas, in un’arena costruita appositamente per ospitare quella che gli organizzatori definiscono una “rivoluzione della performance umana”. Sul sito ufficiale il linguaggio è quello della Silicon Valley: innovazione, progresso, ottimizzazione, futuro. Nessun controllo anti-doping prima delle gare, che si terranno in un unico impianto e che saranno concluse da un concerto dei The Killers. Gli atleti “enhanced” (dopati) e quelli dichiarati “non enhanced” gareggeranno fianco a fianco per premi milionari: fino a un milione di dollari per un record del mondo e centinaia di migliaia per le singole vittorie. Una cifra enorme per discipline – nuoto, atletica e sollevamento pesi – dove moltissimi professionisti, anche ad altissimo livello, sopravvivono con sponsor minori, premi limitati e lavori paralleli.
Quali atleti partecipano
A rendere il progetto ancora più ambiguo è il profilo degli atleti coinvolti. Non ci sono soltanto personaggi marginali o figure disperate in cerca di notorietà. Tra i nomi più importanti compaiono il velocista statunitense Fred Kerley, rivale di Marcell Jacobs ai Giochi di Tokyo, il nuotatore britannico Ben Proud — argento olimpico a Parigi — e il greco Kristian Gkolomeev, che un anno fa ha abbassato il tempo record dei 50 stile libero grazie all’utilizzo combinato di doping e supersuit tecnologica. Molti di loro spiegano la scelta in termini economici. “Ho nuotato per tutta la vita e non ho mai guadagnato soldi”, ha raccontato Gkolomeev. Proud ha ammesso che per ottenere la stessa cifra promessa dagli Enhanced Games dovrebbe vincere titoli mondiali per oltre un decennio. Altri parlano apertamente della frustrazione verso il sistema antidoping tradizionale, vissuto come ipocrita e repressivo. Ed è qui che il progetto diventa davvero pericoloso. Perché gli Enhanced Games sfruttano un problema reale — la precarietà economica degli atleti e l’ambiguità storica del doping nello sport professionistico — per spingere una soluzione che trasforma definitivamente il corpo in merce biotech.
L’esperimento ad Abu Dhabi
Negli ultimi mesi molti partecipanti si sono trasferiti ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove hanno preso parte a una preparazione che assomiglia più a una sperimentazione clinica che a un raduno sportivo. Gli stessi protagonisti hanno raccontato a Vanity Fair di essersi allenati mentre una commissione preparava per loro un mix di sostanze personalizzate da assumere quotidianamente. Non solo testosterone e steroidi anabolizzanti, ma anche ormoni della crescita come l’EPO, modulatori metabolici, l’Adderall (noto come “droga dello studio”) e i peptidi. Gli atleti sono stati sottoposti a monitoraggi continui del sangue e supervisione medica costante. Gli organizzatori insistono nel definire tutto “scientificamente controllato”, ma il meccanismo è inquietante: atleti trasformati in prototipi biologici da osservare, misurare e monetizzare. L’aspetto più disturbante non è neppure il doping in sé, che nello sport esiste da decenni sotto forme più o meno clandestine. È il fatto che qui venga apertamente industrializzato. Lo stesso lessico usato dagli organizzatori tradisce la vera natura del progetto: “performance optimization”, “human enhancement”, “superhumanity”. L’atleta non è più il simbolo di un equilibrio tra talento, allenamento e sacrificio, ma una macchina da modificare a piacimento alla ricerca dell’elisir di lunga vita.
Chi c’è dietro gli Enhanced Games
Dietro gli Enhanced Games c’è infatti un ecosistema ben preciso. L’ideatore Aron D’Souza, avvocato australiano vicino a Peter Thiel, ha trasformato un’intuizione nata in palestra in un progetto globale sostenuto da alcuni dei nomi più controversi della nuova élite tecnologica e finanziaria. Tra gli investitori figurano appunto Donald Trump Jr., ma anche il miliardario tedesco Christian Angermayer, che si occupa di blockchain ma ha anche fondato una società biotecnologica. Poi altre figure legate a Thiel e al mondo del transumanesimo libertario della Silicon Valley. È un ambiente ossessionato dalla longevità, dalla produttività umana, dalla lotta all’invecchiamento e dalla convinzione che il corpo sia semplicemente un limite tecnico da superare. Non è un caso che attorno agli Enhanced Games orbitino startup che vendono testosterone, peptidi, GLP-1, terapie ormonali e protocolli di “ottimizzazione” fisica. Lo sport, in questa visione, è solo il palcoscenico perfetto per rendere desiderabile un futuro farmaceutico da commercializzare poi su scala globale.
Gli atleti diventano come le macchine di Formula 1: corpi in cui testare le nuove tecnologie che poi potranno essere vendute al grande pubblico. Se una sostanza permette di nuotare più veloce o correre più forte, perché non potrebbe anche rendere più giovani, più efficienti, più produttivi? Questo è il messaggio – nemmeno tanto implicito – dietro gli Enhanced Games. Il rischio, infatti, va ben oltre il futuro dello sport e la lotta al doping. L’evento che andrà in scena a Las Vegas, per quanto per ora non abbia avuto una risonanza globale, può diventare il primo passo di una gigantesca operazione culturale: aprire a un mercato globale della performance umana potenziata, in cui l’uso di farmaci diventa non solo normale, ma anche desiderabile e moralmente accettabile.