La scena si materializza al rientro dalle ferie estive: l’interruttore della luce che scatta e una cascata d’acqua che piove letteralmente dal soffitto. Da quel 17 agosto, per una nota professionista di Mestre, la propria abitazione in pieno centro si è trasformata in un cantiere inagibile, dando inizio a un contenzioso legale che l’ha costretta ad abbandonare la propria casa per mesi.
La vicenda, riportata sulle pagine de Il Gazzettino, ruota attorno a un danno strutturale quantificato in circa 33.000 euro e a un duro scontro tra condomini. Il tutto innescato da un intervento idraulico improvvisato nell’appartamento sovrastante. “Scendevano litri d’acqua dal soffitto e dai lampadari. Un disastro“, ha raccontato la donna al quotidiano. “E tutto perché quelli dell’alloggio al piano superiore avevano rattoppato le tubature del loro bagno praticamente con lo scotch, come abbiamo scoperto quando poi siamo andati con i vigili del fuoco”.
La scoperta e i danni all’appartamento
L’immobile al piano di sopra, precedentemente abitato da due anziani, era stato venduto nel mese di giugno a un nuovo proprietario, cittadino bengalese. L’intervento dei pompieri, oltre a decretare l’inagibilità dell’alloggio della professionista per via dell’acqua penetrata ovunque, ha svelato la destinazione d’uso del piano superiore: “Quando siamo saliti con i pompieri abbiamo contato almeno dieci brandine, perché era pronto a farci entrare gente. Da allora è iniziato il mio incubo”. La conta dei danni si è rivelata pesantissima. “Avevo appena rifatto il bagno e la cucina ed ero partita per le ferie”, prosegue la donna. “Quando sono rientrata ho aperto la porta di casa e, accendendo la luce, ho visto quella scena. L’acqua entrava dappertutto, perfino dagli impianti elettrici e dai lampadari”. L’intervento dei vigili del fuoco ha scongiurato il rischio di folgorazione, ma l’intero sistema elettrico è andato in cortocircuito, distruggendo pareti, parquet e le stanze da poco ristrutturate.
Il trasferimento obbligato e il contenzioso
Privata della propria abitazione, la professionista è riuscita a evitare le spese di un albergo solo ripiegando su un miniappartamento di sua proprietà che era destinato all’affitto da settembre. “Mi sono trasferita lì, per fortuna”, ha spiegato a Il Gazzettino.nAccertata la causa dell’allagamento — la pressione dell’acqua che ha fatto cedere il nastro adesivo usato per sigillare i tubi — la donna ha cercato un confronto diretto con il proprietario bengalese, il quale possiede altri immobili a Marghera acquistati tramite mutui bancari stipulati nel Paese d’origine. Di fronte alla richiesta di risarcimento, l’uomo ha però negato ogni responsabilità. “Ha rigettato ogni addebito, così mi sono dovuta pure rivolgere ad un avvocato”, precisa la donna.
L’aggressione verbale e il cantiere ancora aperto
Al danno materiale si è aggiunto l’esaurimento nervoso per una situazione che sembra non trovare sbocchi, culminata in un incontro casuale in strada dai toni accesi. “Quando mi è capitato di incontrare per strada il proprietario bengalese ed ho cercato un dialogo, mi ha quasi aggredita urlandomi: zitta tu, donna! Stai zitta“, ha denunciato la vittima, che riferisce di aver provato a mediare anche tramite i leader della comunità del Bangladesh locale, sentendosi però “irrisa pure da loro”. L’unico parziale sollievo in nove mesi di disagi è arrivato dalla polizza condominiale, che ha fornito una copertura parziale permettendo, lo scorso febbraio, di far partire i lavori di ripristino. Tuttavia, la situazione abitativa nel palazzo resta tesa. “I bengalesi non sono più venuti a vivere qui, ma adesso hanno dato in affitto l’appartamento di sopra a stranieri di altre nazionalità, non sappiamo nemmeno a quanti, che di notte mi dicono facciano una confusione insopportabile”, ha concluso la professionista sulle pagine de Il Gazzettino. “In tutta questa storia, che per me deve ancora finire, ci ho rimesso anche la salute, oltre che i soldi, e ho perfino paura di rientrare in quella che è la mia casa. Perché ormai temo che comandino loro”.