“Ebola, rischio globale al massimo livello possibile”, l’Oms alza l’allerta nella Repubblica Democratica del Congo
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo – con oltre 130 morti – ha raggiunto un livello di rischio “molto elevato” per la salute pubblica nazionale, con una rivalutazione al rialzo anche per il rischio regionale. Lo ha annunciato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso di un punto stampa trasmesso in diretta su X. Secondo l’Oms, la situazione è in rapido peggioramento: “L’epidemia si sta diffondendo rapidamente”, ha dichiarato Ghebreyesus, precisando che il rischio globale rimane invece “basso”. La nuova valutazione aggiorna la precedente classificazione che indicava un rischio elevato a livello nazionale e regionale.
L’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo è causata dal virus Ebola del ceppo Bundibugyo, una variante per la quale non esistono vaccini o terapie approvate. Si tratta di un ceppo raro: le uniche due epidemie documentate si erano verificate in Uganda nel 2007 e nella stessa RDC nel 2012. L’Oms ha attivato la propria rete internazionale per le contromisure mediche, convocando esperti e gruppi tecnici per accelerare lo sviluppo di vaccini, terapie e strumenti diagnostici. Tra le misure allo studio, la priorità è stata assegnata a due anticorpi monoclonali in fase di sperimentazione clinica, oltre alla valutazione dell’antivirale obeldesivir come possibile profilassi post-esposizione per soggetti ad alto rischio. Le sperimentazioni sono in coordinamento con l’Africa CDC e consorzi internazionali di ricerca sui filovirus.
Sul fronte finanziario e operativo, le Nazioni Unite hanno stanziato 60 milioni di dollari dal Fondo centrale per la risposta alle emergenze per sostenere gli interventi in Congo e nei Paesi limitrofi. Gli Stati Uniti hanno invece annunciato un contributo di 23 milioni di dollari, destinato al rafforzamento delle capacità sanitarie nella regione e alla creazione di fino a 50 centri di cura tra Congo e Uganda. Tuttavia, le autorità ugandesi hanno dichiarato di non essere informate sull’effettiva attivazione di tali strutture sul proprio territorio. L’Oms sottolinea inoltre la necessità di un monitoraggio stretto dei contatti: oltre 600 persone risultano attualmente sotto sorveglianza in circa 30 Paesi, mentre prosegue la ricerca di ulteriori contatti ad alto rischio.
Nel corso dello stesso aggiornamento, Ghebreyesus ha anche fatto riferimento a un ulteriore caso di hantavirus nei Paesi Bassi, collegato a un membro dell’equipaggio di una nave da crociera sbarcato a Tenerife e successivamente rimpatriato e posto in isolamento. Il bilancio complessivo dell’epidemia di hantavirus sale così a 12 casi e 3 decessi, senza nuove morti registrate dal 2 maggio. L’Oms invita i Paesi coinvolti a mantenere alta la vigilanza sui passeggeri e sull’equipaggio potenzialmente esposti, mentre le operazioni di tracciamento proseguono su scala internazionale.