Divorato da un cancro, il narcos latitante David Charles Mirone vuole venire a morire in Italia. È il cognato di Raffaele Imperiale, il boss dei Van Gogh
Vuole venire a morire in Italia il narcos David Charles Mirone, 53 anni, divorato da un cancro durante la latitanza in Colombia. Vuole morire sul suolo natio (a dispetto del nome, è italiano, di Roma), ma da libero, e senza trattare una collaborazione con la giustizia. L’uomo ne avrebbe di cose da dire, e i pm della procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri forse lo ascolterebbero con interesse, almeno per pesarne la consistenza: Mirone infatti è il cognato di Raffaele Imperiale (nella foto), il boss dei Van Gogh, che fino al 2021 da Dubai ha capeggiato uno dei più potenti cartelli della droga del mondo, ed ora langue nelle nostre galere con uno status di pentito che non convince del tutto la procura napoletana che mise fine al suo esilio dorato.
Mirone è accusato di far parte del suo sodalizio, e come tutti gli altri esponenti del cartello comunicava con lui attraverso cellulari criptati sulla piattaforma Sky Ecc, il suo pin era 7RZNMG, il pin di Imperiale era 6TEFAH. Grazie agli inquirenti francesi che riuscirono a violare la piattaforma, consegnando alle autorità italiane tonnellate di materiale investigativo, i pm napoletani hanno potuto leggere anche le loro chat. Si vede un selfie inviato da Mirone a Imperiale il 18.02.21. Lo ritrae in ospedale, a letto, dopo l’asportazione di un rene.
Il nome di Mirone è rubricato al numero 25 di una ordinanza di custodia cautelare di 846 pagine eseguita il 16 novembre 2022. Da allora, tecnicamente, è un latitante. Si trovava in Colombia e si è guardato bene dal consegnarsi. Secondo il capo di imputazione, sovrintendeva alla realizzazione di spedizioni di stupefacente delle quali una realizzata in Brasile e l’altra in Italia e verso l’Australia, seguendo le direttive impartite da Imperiale. È ritenuto uno dei suoi gregari.
Ora, però, si è aperto uno spiraglio. Il nuovo avvocato di Mirone, Daniele Francesco Lelli, a febbraio ha vinto in Cassazione un ricorso per dichiarare nulla l’inammissibilità per scadenza dei termini del ricorso al Riesame di quattro anni fa, col quale l’ordine di cattura era passato in giudicato. Quindi ora la palla passa al Tribunale della Libertà di Napoli che entro metà giugno dovrebbe valutare la situazione di Mirone nel merito della consistenza delle accuse. E fargli riconquistare la libertà attraverso i canali giudiziari ordinari, senza imbastire trattative parallele.
L’avvocato vuole giocare la sua fiche sull’insussistenza dei gravi indizi. Nella memoria difensiva scrive: “Mirone nell’ordinanza non compare quasi mai, ed è strano essendo il cognato di Imperiale. C’è un’unica frase decriptata nella quale l’Imperiale direbbe al Mirone che “questa cosa” l’aveva già fatta in precedenza. Tale singola espressione, però, non è, di per sé sola, idonea a far ritenere raggiunta la gravità indiziaria nei confronti del Mirone, con particolare riguardo al reato associativo”.
L’avvocato però sottolinea soprattutto la gravità delle attuali condizioni di salute di Mirone, che secondo la perizia medica depositata agli atti “sono incompatibili con qualsiasi regime detentivo, anche attenuato”. E indica due cliniche di Roma dove potrebbe tornare per alleviare le sue sofferenze “in modo da consentire l’esaudimento dell’ultimo desiderio del Mirone di poter morire nel suo Paese natale”.