Ivan Mecca è un insegnante di lettere 34enne. Fino a qui tutto ordinario, se non per un piccolo particolare. Il docente, infatti, veste come nel ‘900 con baffi, panciotto e tabarro: “È un atto d’amore per la Belle Époque”.
“Sono un professore di lettere ma in primis sono un appassionato di storia, della Belle Epoque – ha dichiarato Mecca all’Ansa – in particolare della letteratura di quel periodo. Proprio mi sento nato nel secolo sbagliato evidentemente. La passione per la Belle Epoque io credo sia nata sin da bambino. Perché ho sempre avuto una fascinazione per i panciotti, gli orologi da taschino, perché il mio bisnonno Agostino portava sempre un orologio da taschino e io ero affascinato. Però credo molto anche nella dottrina della metempsicosi, della trasmigrazione delle anime, perché altrimenti non si spiegherebbe facilmente come mai un bambino di otto anni sia così affascinato da un’altra epoca precedente”.
E ancora: “Oltre alla fascinazione per gli abiti, ho avuto sin da subito un amore per la letteratura di quel periodo, che è nata dalla lettura di tutte le opere, l’opera omnia di Conan Doyle, che collezionai in terza media, e poi la scoperta del mondo asburgico, della letteratura dell’impero austro-ungarico, di Roth, Musil. e tanti altri. È difficile proprio ricreare esattamente i modelli dell’epoca,
però cerco sempre di comprare dei completi che siano quanto più simili possibili ai completi che si usavano durante la Belle Epoque”.
“Non è voglia di essere eccentrico a tutti i costi, – ha spiegato – è proprio una dichiarazione d’amore per quel periodo storico e per la letteratura di quel periodo storico. Poi ovviamente mi piace proprio obiettivamente come modo di vestire. C’è curiosità attorno a me, ma quasi sempre le reazioni sono positive, devo dire. Certo, ogni anno cambiando scuola, perché essendo ancora precario cambio spesso scuola, cioè tutti gli anni, il primo impatto sui colleghi e anche sugli alunni è un tantino, come dire, straniante”.
“Rimangono un po’ interdetti, – ha continuato – però poi conoscendomi come persona vedono anche che c’è anche una persona, che è meritevole di essere conosciuta e rispettata e poi persino anche amata da parte degli studenti che si affezionano. Cerco di farmi influenzare il meno possibile dalla modernità perché. Ad esempio il computer compatibilmente con la mia professione, lo uso il meno possibile. Purtroppo per alcuni aspetti è necessario, ma ad esempio negli scorsi anni l’ho sempre richiesto in comodato d’uso alle scuole in cui andavo perché non ne avevo uno mio personale. Poi ultimamente ho avuto in regalo un vecchio computer, quindi sto utilizzando quello, ma lo utilizzo il meno possibile solo lavorativamente parlando, cioè solo per questioni scolastiche.”
E infine: “La lettura per me è quasi totalizzante del mio tempo libero. Quello cerco sempre di attuarlo, nel senso di tenermi fuori quanto più possibile dalla frenesia dei tempi moderni. Ovviamente non ci riesco per intero, ci riesco solo in parte perché… Purtroppo siamo uomini del 2026, che se ne dica. Non vivo certo come nel 1900, però cerco di far proprie alcuni dei modi di vivere
nell’epoca attuale. Credo che così si viva anche meglio”.