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Ultimo aggiornamento: 16:06

Stellantis, la Fiom: “Italia in emergenza e tagliata fuori dalle alleanze coi cinesi. Non c’è bisogno di fabbriche-cacciavite”

Il sindacato ha presentato il suo contro-piano industriale per il rilancio
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“In Italia per quanto riguarda gli stabilimenti Stellantis abbiamo una situazione emergenziale. Servono interventi immediati, a partire da Cassino”. A rivendicarlo nel corso di una conferenza stampa a Roma è stato Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità, alla vigilia degli annunci ufficiali dell’ad Antonio Filosa, in programma giovedì a Auburn Hills, in Michigan (e in buona parte anticipati in questi giorni, compresa la decisione per l’Italia di lanciare il progetto E-car nella fabbrica di Pomigliano d’Arco, in sostituzione delle due city car già previste nel 2028). La Fiom-Cgil ha così presentato il suo contropiano industriale per il rilancio, nelle stesse ore in cui le cui le principali alleanze con i partner cinesi della casa costruttrice di auto virano verso la Spagna e la Francia.

“La partnership Stellantis-Dongfeng e l’assemblaggio in Francia a Rennes il segnale ulteriore del ridimensionamento delle produzioni in Italia? Al momento l’Italia risulta esclusa da tutta questa situazione di joint venture e alleanze”, ha continuato il segretario nazionale Fiom-Cgil, presentando i dati su Stellantis elaborati dal sindacato alla vigilia dell’Investor Day. Il sindacato chiede che eventuali nuove collaborazioni industriali portino “produzioni aggiuntive e non sostitutive” rispetto a quelle attuali: “Vogliamo soprattutto che siano accordi che prevedano l’utilizzo di tutta la catena e la filiera della componentistica insediata oggi nel nostro Paese”, ha aggiunto Lodi. “Non abbiamo bisogno di fabbriche cacciavite, abbiamo bisogno di fabbriche che producano più auto utilizzando i componentisti insediati nel nostro Paese”, ha sottolineato il dirigente Fiom.

Ma non solo. “Serve almeno uno stabilimento che produca le batterie”, ha aggiunto Lodi, sottolineando che “siamo l’unico Paese che non ha un impianto di produzione di batterie”. Per la Fiom c’è un nodo politico: “Il dossier automotive deve passare a Palazzo Chigi, perché il tavolo al Mimit non ha prodotto risultati, anzi ha fatto danni”, ha continuato Lodi, attaccando il ministro Adolfo Urso e chiedendo un cambio di passo del governo sulla crisi del settore. Secondo Lodi, in quasi tre anni non sono stati centrati né l’obiettivo del milione di veicoli prodotti in Italia né quello di attrarre nuovi costruttori annunciato dal Mimit: “Siamo lontani anni luce”, osserva il dirigente Fiom, ricordando che anche il target iniziale di un milione di vetture è stato poi ridimensionato a un milione inclusi i veicoli commerciali prodotti ad Atessa. Per la Fiom serve un “nuovo fondo automotive”. Perché degli 8 miliardi stanziati dal governo Draghi e dei circa 6 miliardi rimasti con il governo Meloni, sottolinea Lodi, le risorse sono state tagliate “dell’80%” e oggi si parla di “1,5-1,6 miliardi al 2030”, insufficienti rispetto alle necessità del comparto.

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