“Lui è qui dentro e mi parla, non sto scherzando. La sera prima di dormire parlo sempre con lui e mi dice delle cose bellissime, che si sta benissimo dove è andato a finire, perché io credo che ci saranno almeno quattro angeli che gli stanno dando la mano, l’ala”. Inizia così l’intervista rilasciata da Roberto Vecchioni a Domenica In. Dopo esser tornato in tv per la prima volta dopo il malore sabato 16 maggio da Gramellini a In Altre Parole su La7, domenica è stato ospite di Mara Venier e ha affrontato il dolore per la perdita del figlio Arrigo, scomparso nell’aprile del 2023 all’età di 36 anni in seguito a problemi di salute mentale.
Il ricordo di Arrigo e la forza di rialzarsi
Commentando le immagini della sua famiglia, Vecchioni ha ricordato la sensibilità del figlio e le difficoltà incontrate nel rapportarsi con l’esterno. Il cantautore lo ha descritto come un ragazzo “meravigliosamente molto più bravo di me a poetare”, ma incompreso: “Il mondo veramente non se lo meritava: ogni volta che usciva nel mondo nessuno lo capiva. Io sì però”. Nonostante la gravità del lutto, l’artista ha voluto trasmettere un messaggio incentrato sulla reazione e sulla resilienza: “Bisogna alzarsi, bisogna tirarsi su sempre, la vita è fatta di rivincite continue, e bisogna averlo sempre nel cuore come vivo quello che non c’è più. E io ho vivo mio padre, ho viva mia madre, ho vivo questo mio bambino”.
I dati sulle malattie mentali e la nascita della Fondazione
La scomparsa di Arrigo si è trasformata nel motore di un’iniziativa concreta a sostegno della salute psicologica. “Il mio ragazzo non c’è più perché ha avuto un momento drammatico della sua vita e se n’è andato”, ha spiegato Vecchioni. “Io e mia moglie abbiamo fondato la Fondazione Vecchioni per la difesa dei malati mentali e per un supporto alle famiglie che non sanno come fare. C’è modo di aiutarsi, si può guarire o comunque si può stare al mondo”. Il cantautore ha evidenziato il ruolo cruciale della moglie Daria Colombo nella gestione del progetto e del lutto stesso, sottolineando come la creazione dell’ente sia stata una sua forte volontà. A distanza di tre anni, ha spiegato Vecchioni, il dolore resta intatto, ma la moglie è riuscita a dare a suo figlio “una costruzione che serve anche a tanti altri”.
A supporto dell’iniziativa, l’artista ha citato dati clinici e statistici precisi per denunciare l’assenza di dibattito pubblico sul tema. In Italia, ha ricordato il cantautore, un ragazzo su sette soffre di malattie mentali. Un quadro aggravato dal fatto che il suicidio rappresenta la seconda causa di morte tra i giovani, subito dopo gli incidenti stradali. Un’emergenza grave di cui, ha denunciato, la società si occupa pochissimo.
La famiglia e i valori trasmessi
A chiusura del suo intervento, Vecchioni ha ribadito la centralità del nucleo familiare rispetto a qualsiasi altro traguardo personale o professionale. La famiglia è stata definita come l’unico vero centro di attenzione e passione continua, un luogo sicuro garantito dall’amore della moglie e dedicato alla crescita dei figli. L’obiettivo educativo principale, ha concluso il cantautore, è sempre stato uno solo: “Tentavo di insegnare che nella vita non contano affatto i successi e i soldi, ma conta soprattutto quello che hai dentro e riesci a mettere fuori. E loro sono venuti fuori tutti così, e io sono felice perché almeno un insegnamento gliel’ho dato”.