Cinema

“Non voglio recitare in film con pistole, fucili ed esplosioni. Non saprei come interpretarlo e non vorrei nemmeno guardarlo”: la stoccata di Julianne Moore a Cannes 2026

Premiata a Cannes con il Women in Motion, l'attrice premio Oscar si racconta al Corriere: dagli inizi nelle soap opera al nuovo film in Italia con Tom Ford e Adele, fino alla lucida analisi sulla disparità di genere nel cinema

di Redazione Moda
“Non voglio recitare in film con pistole, fucili ed esplosioni. Non saprei come interpretarlo e non vorrei nemmeno guardarlo”: la stoccata di Julianne Moore a Cannes 2026

“Sono meno interessata alle tragedie. Viviamo in un mondo che sta attraversando un periodo difficile, non sono interessata a recitare in film che prevedono pistole, fucili, esplosioni. Non mi piace quando qualcuno viene ucciso. Non mi piacciono le isterie, e tutto ciò che alza la posta in gioco senza un vero sentimento sotto. Non saprei come interpretarlo e non vorrei nemmeno guardarlo”. È una presa di posizione netta e priva di compromessi quella tracciata da Julianne Moore. Intervistata dal Corriere della Sera al Festival di Cannes, dove ha ricevuto il premio Women in Motion sostenuto da Kering, l’attrice sessantaquattrenne ha ripercorso le tappe della sua carriera e analizzato le dinamiche dell’industria cinematografica odierna.

Gli inizi: dalla medicina al teatro

Apparsa sulla Croisette in tailleur nero e con i caratteristici capelli rossi raccolti, Moore ha ricordato i suoi primi passi nel mondo della recitazione, svelando un piano di riserva lontano dai riflettori: “Ero determinata, ma la mia ambizione non era quella di diventare una star. E la mia carriera non è stata per niente lineare, è piena di up and down. Non immaginavo di fare chissà quale carriera. Quando cominciai il teatro, ignoravo che si potesse vivere di questo mestiere”. L’indirizzo accademico era inizialmente un altro: “Ero destinata agli studi classici, la prof convinse i miei a iscrivermi a una scuola d’arte drammatica. Feci la promessa a mio padre che avrei studiato medicina in parallelo, se le cose fossero andate male. Nel 1985 entrai nel cast di ‘Così gira il mondo’. Una soap opera all’acqua di rose molto popolare. Andai avanti, di progetto in progetto”.

La disparità di genere e l’educazione familiare

In linea con il premio ricevuto a Cannes, l’attrice ha snocciolato dati precisi sulla presenza femminile nell’industria dell’intrattenimento, uniti a un aneddoto familiare: “Noi donne siamo il 52 percento della popolazione, ma dal 2024 al 2025 al cinema siamo scese dal 41 al 37 percento. Però oggi ci sono tante più registe e le sceneggiatrici. Ho cresciuto i miei figli all’educazione di genere e alla solida etica del lavoro. In famiglia non esiste la parola patriarcato. Mio figlio era in aereo e mi ha detto: in business class ci sono solo uomini. Benvenuto nel mondo, ho risposto”. Sempre a proposito di sguardi femminili dietro la macchina da presa, Moore ha commentato le visioni del Festival: “Mi è piaciuto Gentle Monster con Léa Seydoux, sull’orrore della pedofilia. Nel film di Marie Kreutzer non c’è niente di didattico”.

Il ritorno in Italia per Tom Ford (con Adele) e l’incontro con Almodóvar

Sul fronte lavorativo, l’attrice ha confermato la sua presenza in un attesissimo progetto girato nel nostro Paese sotto la regia di Tom Ford (con cui aveva già lavorato al suo esordio in A Single Man): “Ho appena fatto un cameo in Italia per il film di Tom Ford, Cry to Heaven, dal romanzo di Anna Rice. I protagonisti sono Nicolas Hoult, Hunter Schafer e Aaron Taylor-Johnson ed è il debutto al cinema della cantante Adele. La storia si svolge nel mondo della lirica e racconta di due musicisti del XVIII secolo, un contadino calabrese, castrato per preservare la voce sopranile, e un nobile veneziano che ne diventa il maestro. Amo il mio lavoro”. A legarla al regista e stilista c’è anche un curioso aneddoto legato all’anno della sua consacrazione per Still Alice: “Tom l’ho conosciuto tanti anni fa. Quando ho vinto l’Oscar, nel 2015 per Still Alice, Tom ha disegnato un abito per me ma era troppo trasparente per quella serata e non ho avuto il coraggio di indossarlo”. Sulla statuetta, il ricordo della pressione è vivido: “Alla vigilia mi dissero: se non vinci, sarà la più grande delusione della tua vita”. Altrettanto forte è l’entusiasmo per la recente collaborazione con Pedro Almodóvar: “Quando mi propose La stanza accanto mi diedi un pizzicotto, non c’è attrice che non voglia lavorare con lui”.

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