Dramma a Lampedusa, neonata di un mese muore per ipotermia dopo lo sbarco. Ong: “Non è una fatalità, è fallimento delle politiche dei confini”
Una neonata è morta subito dopo lo sbarco a Lampedusa, durante il trasferimento verso il Poliambulatorio. Aveva un mese di vita ed era arrivata sulle nostre coste insieme alla madre originaria della Costa d’Avorio e la sorella più grande. Insieme a lei, sono arrivate sul molo Favarolo altre 54 persone (tra cui 20 minorenni) originarie di Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria e Sierra Leone, soccorse poco prima in mare dalla motovedetta V1307 della guardia di finanza. Fra loro anche sette donne e sei minori. La neonata è apparsa subito in condizioni critiche e assieme alla mamma è stata trasferita al Poliambulatorio dove i medici ne hanno dichiarato il decesso. La piccola è morta per ipotermia.
La madre è originaria della Costa d’Avorio che, stamattina, poco dopo lo sbarco a Lampedusa ha perso la sua figlioletta di appena un mese di vita. “Una ragazza molto giovane e inesperta, in stato confusionale“, raccontano alcuni testimoni che hanno assistito e fornito supporto allo sbarco. “I naufraghi – aggiungono dei testimoni – ci hanno raccontato di essere partiti giovedì mattina da Sfax, in Tunisia. Il viaggio, su un barchino di metallo di 7 metri, è costato dalle 400 alle 600 euro a persona. Al momento dello sbarco i soccorritori presenti sul posto si sono accorti che la neonata stava poco bene, così immediatamente lei, la madre e la sorella, sono stati accompagnati al presidio sanitario”. Non si hanno al momento notizie del padre delle bambine, se viaggiava o meno insieme con loro.
Dopo la sua morte, la Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta ed è stata disposta l’ispezione cadaverica che dovrà confermare l’ipotermia come causa del decesso. La madre sarà sentita per ricostruire i dettagli della traversata e come e quando la bimba ha iniziato a stare male. La salma è stata trasferita intanto alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana. La mamma verrà sentita nelle prossime ore. Dopo essere stata dimessa dal punto sanitario dell’isola è stata portata all’hotspot dove le verrà prestata assistenza psicologica.
“Ancora una volta, uomini, donne e bambini hanno affrontato un viaggio disperato verso l’Europa, e ancora una volta il Mediterraneo si è trasformato in un confine di morte, aggravato da politiche restrittive volte alla difesa dei confini e non alla tutela delle persone” ha commentato l’ong Save the Children il cui team presente sull’isola è operativo per garantire una risposta immediata ai bisogni dei sopravvissuti. “Non è inevitabile: è una scelta – aggiunge Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni istituzionali dell’ong – Quando muore una neonata, non è una fatalità, è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita. Il diritto a vivere e a cercare protezione non può essere negoziabile. Il rispetto del diritto internazionale deve essere pieno e sostanziale, mettendo il superiore Interesse del minore al primo posto”.