Cinema

“Ho baciato una suora, da bambino volevo diventare santo. La separazione con Federica? Nostra figlia non aveva un pezzo di cervello, da lì cambiò tutto”: così Michele Placido

L'attore ripercorre i suoi 80 anni in un'intervista al Corriere della Sera. Dalle ostie rubate in collegio al passato da poliziotto a Valle Giulia, fino ai giudizi su Meloni ("Ha i piedi per terra") e Schlein ("È un po' fuffa"). Il dramma dell'aborto con Federica Vincenti

di Redazione FqMagazine
“Ho baciato una suora, da bambino volevo diventare santo. La separazione con Federica? Nostra figlia non aveva un pezzo di cervello, da lì cambiò tutto”: così Michele Placido

“Il piccolo amore con suor Antonietta si risolse con una ramanzina. Avevo dieci anni, la notte di Natale ce ne andammo al campo sportivo all’aperto a mangiare i dolci che mi avevano spedito i miei genitori. Antonietta era un po’ più grandicella. Lei con la tonaca, io con i pantaloni alla zuava. Ci abbracciammo, qualche bacetto, la cosa finì lì”. Inizia con questo ricordo, sospeso tra sacrilegio e innocenza, la lunga intervista rilasciata da Michele Placido al Corriere della Sera in occasione dei suoi ottant’anni. Un’infanzia dominata da una profonda tensione spirituale (“Volevo diventare santo. Da bambino ero abitato da un forte misticismo”), culminata nell’espulsione dal collegio in Ciociaria per un altro episodio clamoroso: “Una notte non riuscivo a dormire. Scesi in Cappella, sapevo dov’era il tabernacolo che conteneva le ostie consacrate. Tremando, ne presi alcune e cominciai a masticarle come fossero il corpo di Cristo. Ebbi un senso di colpa”.

Il poliziotto Placido e le lacrime di Valle Giulia

Prima del successo, la vita dell’attore pugliese è passata per la divisa. A 18 anni, sfiduciato dal padre che gli prospettava un futuro da fallito, si ritrova arruolato in polizia a Roma e viene inviato a fronteggiare gli studenti negli storici scontri del primo marzo 1968. “Suonarono la tromba della carica nel momento di maggior tensione”, ricorda Placido. “Strinsi il manganello e rincorsi la persona che mi dileggiava di più. Era una ragazza. La rincorsi fino a un bar […] la presi per i capelli, la gente mi urlava: ‘che fai, nun vedi che è ‘na regazzina?’. Uscii piangendo dalla vergogna. La ragazza mi venne dietro: ‘Ho visto che hai sofferto di questa cosa. Ma quanto sei bello… me lo dai il tuo numero di telefono?’. Ci frequentammo per una settimana”.

“Mani in alto!”: salvato da Corrado Cattani

Il successo planetario de La Piovra gli ha letteralmente salvato la vita in due occasioni in cui finì sotto tiro. La prima a Kabul, in Afghanistan, mentre girava un film a bordo di un mezzo militare sovietico circondato da guerriglieri: “Ci bloccarono, ci tirarono delle pietre. Faceva un caldo tremendo. Esasperato, uscii dal mezzo. Cominciarono a gridarmi: Cattania! Cattania! Me la cavai firmando l’autografo a tutti”. La seconda in Italia, a Torre Annunziata. Uscito da un ristorante dopo uno spettacolo teatrale, finisce in un agguato in un vicolo buio: “Fummo assaliti da banditi, armi in pugno: ‘Mani in alto!’. Poi mi riconobbero: ‘ma tu sei Placido? Cattani?’. E mi abbracciarono”.

La politica e il gelo con Nanni Moretti

Dichiaratamente di sinistra (“Ho sempre votato fieramente socialista”), Placido non risparmia giudizi netti sulle attuali leader politiche. Di Giorgia Meloni dice: “È una con i piedi per terra. E quando Trump ha esagerato, gliel’ha detto”. Più severo il commento sulla segretaria dem Elly Schlein: “Mi fa piacere che sia una donna a guidare il Pd, ma lei è anche un po’ fuffa”. Tagliente anche il ricordo della collaborazione con Nanni Moretti ne Il Caimano. Alla cerimonia dei David di Donatello, dove Moretti trionfò per miglior film e regia, l’interpretazione di Placido venne snobbata. “Mano a mano che nel corso della serata ne vincevo una [per Romanzo Criminale, ndr], Nanni cominciò a non guardarmi più”, rivela l’attore. “Gli dissi, ironico: ma io allora cosa ho fatto nel tuo film? Non mi ha mai risposto”. E sempre a proposito di Romanzo criminale, dice: “Lanciò una intera generazione di attori, Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Riccardo Scamarcio, Stefano Accorsi, Elio Germano…”. Kim Rossi Stuart poi divenne Vallanzasca al cinema: “Andammo a trovarlo in carcere, a Opera. Cominciò a dare consigli a Kim su come interpretarlo. Poi d’improvviso si calò i pantaloni dandoci la schiena: voleva mostrarci le natiche sforacchiate dalle pallottole della polizia”.

Il dolore privato: la separazione e l’aborto

L’intervista affronta infine il capitolo più doloroso e intimo della sua vita recente: la fine del matrimonio con Federica Vincenti, sposata quando lui aveva 55 anni e lei 19. “Siamo separati, ognuno vive a casa sua, è la passione per il cinema e il teatro a legarci ancora”, confessa, prima di svelare il trauma che ha incrinato il rapporto. “Federica incinta di sette mesi ha dovuto avere un aborto terapeutico. Alla bambina mancava un pezzo di cervello. Nostra figlia sarebbe stata cieca e sorda. Dopo quel giorno, negli anni, qualcosa tra noi cambiò. Forse pensò che ero troppo vecchio”.

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