È famoso sui social come Cook With Fez, ma il vero nome è Federico Polizzi. A 26 anni non solo ha la testa sulle spalle, complice una Laurea in Economia, ma è riuscito in poco tempo a mettere su una vera e propria “ditta”. Faccia da bravo ragazzo, abile in cucina, ricette semplici, ma con un tocco di originalità. Poi un contratto con una agenzia famosa e l’approdo a Food Network, direttamente dalla sua piattaforma, con “Cucina Senza Tempo”, ultimo appuntamento domenica 17 maggio alle ore 10.
Quando e come è nata la tua passione per la cucina?
Ho sempre cucinato da quando avevo 10 anni. In casa mia c’è sempre stata sicuramente una cultura gastronomica importante nel senso che mia nonna viene da una famiglia di macellai. Sia lei che mia mamma però lavorano nell’abbigliamento, ma ci sono certi retaggi che rimangono. Poi metà della mia famiglia è pugliese ed è un terra dove si mangia molto bene. I miei genitori hanno sempre lavorato tanto, quindi ad un certo punto ho iniziare a cucinare per loro quando tornavano a casa per far trovare la cena pronta.
Poi cosa è successo?
È stata una escalation fino ai 18 anni. Ero veramente ossessionato dalla cucina e ho accumulato una quantità di libri indefinita sopra il mio letto. Erano volumi che mi portavo ovunque, persino quando andavo al Liceo Scientifico. La mia passione l’ho sempre portata avanti. Poi a 18 anni ho dovuto fare una scelta.
Cioè?
Ho scelto di frequentare l’Università. Economia, quindi tutt’altro. Quando ho finito la magistrale a Milano, alla Bocconi, ho deciso di dedicarmi alla cucina, ma andando a 100 all’ora. La mia attività inizia a cavallo tra il 2023 e 2024.
Sei nato in pieno Pandorogate?
Esattamente, quando è scoppiato, ho iniziato a pubblicare sui social i contenuti. Quindi ho vissuto il momento esatto quando si è incominciato a dare una regolamentazione sempre più forte. Sono anche nell’elenco AGCOM (censito dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni come influencer rilevante, ndr).
Il giorno della fatidica decisione?
Il 14 dicembre 2023 il giorno della mia Laurea. Ho pubblicato un video per cucinare una lasagna alla bolognese, come portafortuna. Dovevo dare anche delle risposte alla società di consulenza con cui avevo già fatto i colloqui e quel giorno con la Laurea e la corona di alloro in testa, mi sono accorto che quel video era diventato virale. Aveva fatto in 12 ore 1 milione di visualizzazioni. Avevo il telefono che scoppiava di notifiche.
Poi arriva l’agenzia che ti mette sotto contratto. Dopo quanto tempo?
Dopo due mesi mi hanno messo sotto contratto e abbiamo iniziato a lavorare insieme. Timing perfetto.
Quanto la tua fisicità ti ha aiutato ad avere questo successo?
Ogni tanto me lo dicono, ma non è una cosa a cui penso davanti alla camera né ho fatto leva sulle mie caratteristiche. Penso che dietro ad un mio video ci sia tanto studio, tanto lavoro sia da parte mia e anche del team che lavora con me, il mio videomaker, il mio talent manager.
Come mai non ti è venuto in mente di iscriverti all’Alma- La scuola internazionale cucina italiana?
L’avrei voluta fare a 18 anni, quando sognavo di fare il cuoco. I miei genitori mi hanno suggerito di fare l’Univerisità e di portare avanti la cucina, ma come passione.
Tornando indietro rifaresti questa scelta?
Sì. Sono contento di aver fatto l’università perché mi ha dato tante cose.
Ad esempio?
Una struttura metodologica di pensiero che, secondo me, è molto valida nel mio lavoro che non è un lavoro solo creativo, ma fatto anche di organizzazione, lettura dei contratti. È proprio una struttura mentale che mi aiuta sicuramente ad approcciarmi a questo lavoro. Ma io faccio una distinzione…
Quale?
C’è chi fa questo lavoro da content creator e c’è chi fa questo lavoro da imprenditore in un mondo dove sempre più imprenditori diventano content creator e sempre più content creator diventano imprenditori.
Cosa serve per fare la differenza?
Penso che per fare la differenza un content creator debba anche ragionare un pochino da imprenditore, quindi pensare al prodotto, a migliorarlo sempre pensando al servizio da offrire alle persone, perché le persone ti guardano e se quel servizio è utile, stai dando un valore aggiunto alla tua community.
Grazie al tuo lavoro sei indipendente economicamente?
Sì per fortuna. È un lavoro a tutti gli effetti, dove tu paghi tasse ai dipendenti o comunque alle persone che lavorano per te.
Come nasce l’idea di “Cucine senza tempo”?
Il progetto nasce perché io insieme alla mia squadra stiamo cercando sempre di più di spostarci su un ‘formato lungo’, tendenzialmente YouTube. Ma stiamo lavorando anche a tanti progetti nuovi che realizzeremo quest’estate e che pensiamo di lanciare nella prossima nella prossima primavera, sempre nel formato lungo.
Questi nuovi formati vivranno sulla tua piattaforma o in tv?
Sono prodotti che a me piacerebbe proporre alla tv perché lo stiamo scrivendo con un autore, quindi ci stiamo già occupando appunto della scrittura delle puntate, episodi pilota e a tanto altro. Da come lo sto impostando, da come ce la stiamo immaginando, potrebbe essere veramente una figata pazzesca.
Spoiler?
È sulla linea simile ad alcuni episodi che ho fatto del ‘Grand Tour d’Italia’ che ho realizzato con Giallo Zafferano. Un viaggio in Italia proprio alla ricerca di gemme gastronomiche nascoste, ma non andiamo a raccontare la bontà o meno di quel prodotto, ma ne andiamo a raccontare la storia. Perché quel prodotto è nato in quel territorio, qual è la sua storia e come si è sviluppato. Il long form è un qualcosa che mi attira, soprattutto per uno che ha la parlantina come me.
Sei l’incubo della sala montaggio?
Un incubo vero (ridr, ndr). Se prendo la mano, mi lascio andare, parlo tanto e così spesso mi ritrovo con Reel dai sei minuti in media. Impensabile!
Hai mai pensato di andare da Antonella Clerici a “È sempre mezzogiorno”?
Sarebbe il mio sogno, quando vuole io vado e poi c’è mia nonna che ogni giorni mi chiede quando vado lì. Il suo programma è uno dei simboli della cucina italiana in televisione, quindi è proprio una cosa che a me piace. Insomma ci credo.