Israele va a elezioni anticipate: verso lo scioglimento della Knesset dopo la decisione degli ultraortodossi di togliere la fiducia
Il governo Netanyahu è ormai arrivato al termine. Fatale è stato l’annuncio dei partiti ultraortodossi di voler votare la sfiducia al governo, in protesta con il mancato accordo sulla legge per l’arruolamento dei giovani religiosi. Così, il capo della coalizione di governo ha depositato il disegno di legge per lo scioglimento della Knesset. Una situazione complicata per il primo ministro Benjamin Netanyahu che, pur conservando uno zoccolo duro di sostenitori, nei sondaggi è dato come secondo partito, dietro alla nuova coalizione Together/Yachad dei leader dell’opposizione Yair Lapid e Naftali Bennet. Proprio Lapid esulta alla notizia di possibili elezioni anticipate rispetto alla data naturale del 27 ottobre: “Siamo pronti. Insieme”, ha scritto su X.
Il disegno di legge inizierà l’iter parlamentare la settimana prossima, ma l’esito appare ormai scontato. La coalizione di governo gode infatti di 64 seggi sui 120 totali dell’assemblea, appena 3 in più del necessario per avere la maggioranza. E di questi ben sette sono occupati dai membri di United Torah Judaism di cui fa parte anche Degel HaTorah (tre seggi) che per prima ha minacciato di essere pronta a votare la sfiducia all’esecutivo dopo la legge sulla leva obbligatoria.
Oltre che una questione politica, le elezioni anticipate, che si terranno presumibilmente in una data utile tra il 1 settembre e il 27 ottobre, sollevano di nuovo il tema sui problemi giudiziari del premier. A proposito, proprio mercoledì sul tema era intervenuto il presidente Isaac Herzog che aveva velatamente suggerito al primo ministro di accettare un patteggiamento che potrebbe evitargli il carcere e garantirgli un’uscita di scena più dignitosa: “Una volta che una delle parti si è dichiarata disponibile a sedersi al tavolo delle trattative, mi aspetto che anche l’altra parte faccia lo stesso – ha detto – In questioni di grande importanza, che feriscono profondamente la società israeliana e la dividono, la strada giusta è quella di raggiungere intese e accordi”.