L’odore di “nuovo” può nascondere sostanze tossiche: dai mobili agli elettrodomestici, cosa respiriamo davvero in casa e quando dovremmo preoccuparci
Il Regno Unito cambia rotta su una delle norme più simboliche della sicurezza domestica: quella che per decenni ha imposto ai mobili imbottiti di resistere a una fiamma libera. Una scelta nata per prevenire incendi, ma che nel tempo ha avuto un effetto collaterale poco visibile: spingere l’uso diffuso di ritardanti di fiamma chimici, inclusi composti oggi sotto osservazione come i PFAS, noti per la loro persistenza nell’ambiente e nel corpo umano. La revisione annunciata da Londra – con test meno estremi e più vicini agli standard europei – segna qualcosa di più di un aggiornamento tecnico. È il riconoscimento implicito di un equilibrio difficile: quello tra la protezione immediata e un’esposizione quotidiana, silenziosa, a sostanze progettate per non degradarsi. Un tema che riguarda da vicino anche l’Italia. Perché se è vero che un incendio domestico è un evento raro, è altrettanto vero che conviviamo ogni giorno con materiali trattati, odori persistenti e composti invisibili che respiriamo senza pensarci. È qui che la domanda diventa meno teorica e più concreta: cosa stiamo davvero respirando nelle nostre case? Quanto ne sappiamo? E, soprattutto, come difenderci? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Vitalia Murgia, Pediatra, dell’Associazione Medici per l’ambiente ISDE – Italia, di aiutarci a distinguere tra rischi reali, percezioni e scelte quotidiane.
Di che sostanze si trattano
PFAS e ritardanti di fiamma: di cosa stiamo parlando davvero?
“Sono due classi di sostanze chimiche inventate dall’uomo con effetti interessanti dal punto di vista industriale ma che pongono un serio rischio per la salute umana e per l’ambiente. Sono sostituibili investendo in percorsi virtuosi di innovazione e ricerca”.
Quando parliamo di queste sostanze nei mobili e nei tessuti, quali composti sono realmente coinvolti?
“Dai mobili nuovi e dai tessuti di arredamento si libera una miscela di sostanze chimiche, soprattutto nei primi mesi (off-gassing). Le principali sono: composti organici volatili (VOC) presenti in vernici, spray; ritardanti di fiamma organofosfati (OPFR) diffusi nelle schiume dei mobili imbottiti e nei rivestimenti; e infine PFAS nei rivestimenti antimacchia e impermeabili. In tutto questo, i bambini risultano i più esposti per il frequente contatto mano-bocca”.
Quanto è documentato il loro impatto sulla salute umana nelle esposizioni domestiche quotidiane?
“Ritardanti di fiamma, VOC e PFAS sono stati associati a effetti sulla salute, soprattutto nei bambini, come alterazioni ormonali, disturbi riproduttivi, cognitivi e dello sviluppo, oltre a un aumento di alcuni tumori e problemi immunitari”.
Odore di “nuovo”: segnale di pericolo?
Molti materiali appena acquistati rilasciano un odore caratteristico. È corretto considerarlo un indicatore della presenza di composti volatili o trattamenti chimici?
“Certo, per proteggere davvero la salute sarebbe importante ridurre le sostanze tossiche nei materiali di arredo. Purtroppo, l’aria è molto più contaminata di quella esterna. Si può migliorare la situazione arieggiando spesso gli ambienti, perché il ricambio d’aria aiuta a ridurre le sostanze chimiche che si accumulano in casa, a scuola o in ufficio. Anche le piante possono dare un contributo alla qualità dell’aria. Di fatto, ridurre la quota di contaminanti a cui siamo esposti ha un effetto concreto sulla nostra salute. Anche se il beneficio può non essere percepibile nell’immediato, giova a tutto l’organismo nel lungo termine”.
Il compromesso tra sicurezza ed esposizione cronica
Il caso britannico riapre un dilemma: meglio ridurre un rischio acuto ma raro (l’incendio) o limitare un’esposizione continua a basse dosi di sostanze chimiche? Esistono criteri scientifici chiari per orientare questa scelta?
“È una situazione complessa da valutare. Molti esperti ritengono che in una casa messa in sicurezza nei confronti dei fattori che scatenano gli incendi, i ritardanti di fiamma organofosfati abbiano un ruolo limitato nel prevenire gli incendi. Questo soprattutto nel contesto delle abitazioni moderne, dove molte fonti di innesco dell’incendio sono di natura elettrica (guasti a impianti elettrici senza manutenzione, vecchi elettrodomestici e accessori), da comportamenti inadeguati (come, per esempio, una sigaretta dimenticata accesa vicino a un materiale infiammabile, camini e stufe non adeguatamente controllate, fornelli accesi incustoditi). Sono eventi che possono essere poco influenzati dalla presenza degli additivi nei materiali”.
Dobbiamo preoccuparci o cambiare abitudini?
Qual è il livello reale di rischio per i cittadini? E quali comportamenti pratici – senza derive ossessive – possono ridurre l’esposizione?
“Le evidenze suggeriscono che nella prevenzione degli incendi sono più efficaci misure come rilevatori di fumo, dispositivi smart per i fornelli, attenzione agli elettrodomestici e comportamenti sicuri (come non fumare in casa, sorvegliare attentamente fornelli, stufe e cammini accesi). Al contrario, i rischi legati all’esposizione cronica a sostanze chimiche indoor, soprattutto nei bambini, sono più diffusi e rilevanti nel tempo”.
Di quali altri “odori di nuovo” dovremmo preoccuparci
Oltre ai mobili trattati, quali oggetti di uso quotidiano – dai tessuti alle auto, ai dispositivi elettronici, fino ai prodotti per la casa – possono rilasciare sostanze potenzialmente rilevanti per la salute, e meritano maggiore attenzione da parte dei cittadini?
“Molti prodotti di uso quotidiano – dai contenitori per alimenti ai cosmetici, dai tessuti ai dispositivi elettronici – possono rilasciare sostanze chimiche come bisfenoli, ftalati, ritardanti di fiamma e formaldeide. Ridurre l’esposizione non dipende solo dai comportamenti individuali: ventilare gli ambienti, pulire regolarmente e limitare l’uso di prodotti chimici è utile, ma non sufficiente. È importante anche scegliere prodotti a minore impatto, ma oggi questo è difficile per la scarsa trasparenza. Per questo servono etichette chiare, che aiutino le persone a fare scelte più consapevoli e favoriscano prodotti più sicuri”.