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La maglia rosa Thomas Silva e quel gesto del padre Alvaro che aiutò un ciclista in lacrime sul ciglio della strada

Il leader del Giro d'Italia è un ragazzo uruguaiano con una famiglia che ha il ciclismo nel sangue. Emblematico il gesto compiuto durante la prova Under 23 nello Yorkshire, quando il pianto disperato del 18enne Germán Darío Gómez divenne virale
La maglia rosa Thomas Silva e quel gesto del padre Alvaro che aiutò un ciclista in lacrime sul ciglio della strada
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Thomas Silva oggi è la maglia rosa del Giro d’Italia 2026. In Bulgaria, dopo la vittoria a Veliko Tarnovo, l’Uruguay si è fermato davanti alla televisione per celebrare il primo corridore del Paese sudamericano capace di vincere una tappa della Corsa Rosa. Mentre il figlio dopo il traguardo piangeva incredulo per l’impresa appena compiuta, lì al suo fianco a sventolare la bandiera celeste c’era il padre, Alvaro Silva. Il suo nome in realtà era già stata protagonista di un’altra storia, emblematica di che cosa sia il ciclismo per la famiglia Silva. Una storia anche in quel caso bagnata dalle lacrime, seppure di disperazione e non di gioia.

Bisogna tornare al settembre del 2019, ai Mondiali di ciclismo nello Yorkshire. Tra i protagonisti più sfortunati di quella edizione iridata c’è sicuramente Germán Darío Gómez, ciclista colombiano all’epoca appena 18enne. Mentre è impegnato nella prova Under 23, quando si trova nel gruppo dei primi e mancano poco meno di 80 km all’arrivo, si deve fermare a bordo strada. Problemi alla ruota posteriore, impossibile proseguire. Gómez si ferma e aspetta l’ammiraglia della sua squadra. Aspetta ancora. E ancora. Ma l’assistenza non arriva.

Le telecamere della BBC riprendono tutto: il giovane colombiano stringe la bici distrutta e scoppia a piangere. Un’immagine che nel giro di poche ore diventa virale. Non è solo la rabbia per il guasto meccanico. È la consapevolezza che il Mondiale sia finito lì, fermo sul ciglio della strada mentre gli altri corridori continuano a sfrecciare. Quello che la diretta televisiva non ha mostrato subito, però, è il resto della storia. Nel momento più difficile, infatti, un’altra auto decide di fermarsi. Non appartiene alla Colombia. A scendere rapidamente dalla vettura è Alvaro Silva, padre di Thomas Silva, allora giovane corridore della nazionale uruguaiana e oggi maglia rosa del Giro.

Alvaro si precipita verso Gómez e gli dà una mano a sistemare la bici. Un gesto semplice, istintivo, quasi naturale per chi vive il ciclismo come una famiglia allargata prima ancora che come competizione. Grazie a quell’aiuto, il colombiano riesce a ripartire dopo quasi tre minuti di stop. Troppi per sperare in un risultato importante: chiuderà soltanto al 60esimo posto, a sedici minuti dal vincitore. Ma abbastanza per non lasciare quel Mondiale in lacrime sul bordo della strada. Abbastanza per continuare la sua avventura nel ciclismo, che oggi lo vede tra i professionisti con il Team Polti VisitMalta.

Chissà se Germán Darío Gómez avrà ripensato al gesto del padre, guardando in tv Thomas Silva che si gode il momento più bello della sua carriera, con la maglia rosa addosso e l’Uruguay in festa. Intanto Alvaro Silva continua a essere lì, al seguito del figlio, come allora. La loro è una famiglia nel segno della bici. Thomas è diventato ciclista seguendo le orme del nonno materno. E per questa avventura al Giro si è portato dietro anche il fratello Emiliano. Ora sono tutti volati in Italia, dove domani il Giro riparte da Catanzaro con la maglia rosa sempre sulle spalle del 24enne uruguaiano. Per papà Alvaro è più di un sogno. Nel 2019 fermò la sua corsa per aiutare un ragazzo disperato. Nel 2026 sventola una bandiera uruguaiana sotto il podio del Giro d’Italia. Il karma, direbbe qualcuno. Meglio: la bellezza del ciclismo.

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