Un intrigo aziendale che si mescola a dinamiche personali complesse e a segreti di famiglia tenuti nascosti per anni. È lo scenario emerso dal tribunale federale di Oakland, in California, dove si sta consumando lo scontro legale da 150 miliardi di dollari tra Elon Musk e i fondatori di OpenAI, Sam Altman e Greg Brockman. Al centro della bufera c’è la testimonianza esplosiva di Shivon Zilis, 40 anni, ex membro del consiglio di amministrazione della startup di intelligenza artificiale e attuale dirigente di Neuralink. Secondo quanto riportato dalla Cnn, Zilis ha rivelato non solo di aver agito come “canale” di informazioni riservate per Musk all’interno di OpenAI dopo la sua uscita nel 2018, ma ha anche ricostruito la natura del loro rapporto privato: la manager ha infatti avuto quattro figli dal miliardario tramite fecondazione in vitro.
“Un donatore di sperma diventato padre”
Sotto giuramento, l’ex dirigente ha svelato la genesi della sua maternità, iniziata nel 2020: “Desideravo moltissimo diventare madre ed Elon mi fece una proposta che accettai”, ha raccontato Zilis in aula. “In quel periodo, lui incoraggiava tutte le persone che lo circondavano ad avere figli e aveva notato che io non ne avevo. Quindi si è offerto di fare una donazione”. I due si erano conosciuti nel 2016, quando Zilis era entrata in OpenAI come consulente. Dopo un incontro romantico “occasionale”, il rapporto si era trasformato in un’amicizia e in una stretta collaborazione professionale (lavorando in Tesla, xAI e Neuralink). Per i primi due gemelli nati nel 2021, la paternità di Musk è rimasta segreta – celata persino al padre di Zilis da un accordo di riservatezza – fino a un’inchiesta di Business Insider del 2022. “Inizialmente il ruolo di Musk era quello di un donatore di sperma“, ha spiegato la testimone, ma poi “si è evoluto in paternità” con la nascita di altri due figli. Oggi, come confermato in tribunale, i due vivono insieme durante i viaggi e il patron di Tesla l’ha definita la sua “compagna“.
I messaggi segreti: una “talpa” nel board
Il vero fulcro legale della deposizione riguarda però il conflitto d’interessi ai vertici dell’intelligenza artificiale. Musk ha fatto causa a OpenAI accusando l’azienda di aver tradito la sua missione originaria no-profit per arricchirsi. Gli avvocati di Altman, tuttavia, sostengono che Zilis abbia sfruttato la sua posizione nel board per passare informazioni strategiche a Musk, il quale nel frattempo stava pianificando la nascita della sua società rivale, xAI. A pesare come un macigno ci sono i messaggi di testo acquisiti come prova. Nel 2018, subito dopo l’uscita ufficiale di Musk da OpenAI, Zilis gli scrisse: “Preferisci che mantenga rapporti stretti e cordiali con OpenAI per garantire il flusso di informazioni o che inizi a prendere le distanze? La situazione sta per diventare complicata, quindi qualsiasi consiglio su come agire nel tuo interesse è ben accetto”. La risposta del miliardario fu inequivocabile: “Meglio un rapporto stretto e amichevole, ma cercheremo effettivamente di trasferire tre o quattro persone da OpenAI a Tesla”. Greg Brockman, presidente di OpenAI, aveva testimoniato che il consiglio le aveva permesso di restare perché Zilis aveva assicurato che la sua relazione con Musk fosse puramente “platonica”. La manager si dimise definitivamente solo nel 2023. In un messaggio a un amico, ammesso agli atti, Zilis spiegò il motivo del passo indietro: “Quando il padre dei tuoi bambini inizia un’iniziativa competitiva e farà reclutamento fuori da OpenAI, non c’è niente da fare”.
La difesa: “Lealtà verso l’umanità, ma OpenAI ha perso la rotta”
Nonostante le prove della sua connessione con Musk, Zilis si è difesa affermando che il legame personale non ha influenzato le sue decisioni nel consiglio di amministrazione, sostenendo di aver sempre mantenuto “una lealtà verso il miglior risultato dell’IA per l’umanità“. A dimostrarlo, ha ricordato, ci sarebbe il suo voto favorevole (duramente criticato da Musk) all’investimento da 10 miliardi di dollari di Microsoft. Tuttavia, la sua visione sull’azienda è radicalmente mutata dopo il caos del 2023, quando Altman fu prima licenziato dal board e poi reintegrato con il supporto di Microsoft. “Ricordo di aver avuto una paura tremenda”, ha testimoniato Zilis. “Sembrava semplicemente che tutto ciò che avevamo messo insieme dall’organizzazione non profit per mantenere la missione di rendere questo un bene per l’umanità, in qualche modo fosse stato strappato via o avesse perso la sua efficacia”.