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Quando un argomento diventa storia? Ecco perché esiste il podcast del team dei legali per fare chiarezza sul Covid

Occorre studiare e occorre continuare ad avere una memoria condivisa. Non possiamo dimenticare come vorrebbero i nostri politici
Quando un argomento diventa storia? Ecco perché esiste il podcast del team dei legali per fare chiarezza sul Covid
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Ormai è storia. L’ho chiesto a Chat GPT: quando un argomento diventa storia? Mi ha risposto e la risposta deve essere argomento condiviso.

Un argomento diventa “storia” quando smette di essere vissuto come presente immediato e inizia a essere osservato, ricostruito e interpretato nel tempo. Non esiste una linea precisa e universale—è più una convenzione che cambia a seconda del contesto. In generale:

  • Distanza temporale: spesso si considera “storia” ciò che è accaduto abbastanza tempo fa da poter essere studiato con fonti e prospettiva critica. Per esempio, eventi come la Seconda guerra mondiale sono chiaramente storia.
  • Disponibilità di fonti: un fatto diventa storia quando può essere documentato (testimonianze, archivi, reperti) e analizzato con metodi dell’storia.
  • Fine del coinvolgimento diretto: quando le generazioni che hanno vissuto un evento iniziano a scomparire, quell’evento tende a entrare pienamente nella storia e non più nella memoria viva.
  • Interpretazione: la storia non è solo ciò che è successo, ma anche come lo raccontiamo e lo comprendiamo. Qui entra in gioco la storiografia.

Detto questo, esiste anche la “storia contemporanea”, che studia eventi molto recenti—anche quelli che stanno ancora influenzando il presente. Quindi qualcosa può essere già “storia” anche se non è così lontano nel tempo. In breve: un argomento diventa storia quando passa dall’essere esperienza vissuta all’essere oggetto di studio, interpretazione e memoria condivisa.

Ha ragione. Occorre studiare e occorre continuare ad avere una memoria condivisa. Non possiamo dimenticare come vorrebbero i nostri politici in generale, e in particolare quelli direttamente coinvolti all’epoca dei fatti, come l’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è autoeletto nella Commissione bicamerale sull’emergenza Covid e che non vuole dimettersi semplicemente per farsi audire. Eppure la commissione non ha poteri legali di condanna ma semplicemente di cercare, prima della fine della legislatura, di dare risposte.

Per gli aspetti strettamente legali aspettiamo la prossima udienza del 12 maggio davanti al tribunale di Roma.

Nostro dovere, morale e materiale, deve essere quello di continuare a parlare, ad impegnarci di diffondere la memoria per non dimenticare. Cancellare la verità invisibile per renderla visibilissima a tutti. In questa ottica deve intendersi il podcast del team dei legali che lottano da sei anni perché prima o poi ci sia chiarezza. Perché nessuno possa mettere la parola fine senza risposte esaustive. Ascoltatelo e diffondetelo perché “la strage non è stata una fatalità ma la conseguenza diretta di un sistema di difesa costruito solo sulla carta, che ha lasciato i cittadini soli di fronte alla morte”.

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