Belén Rodriguez e la salute mentale: l’Italia deve ancora imparare
Di salute mentale nel nostro Paese si parla poco e la sensibilizzazione su un tema così delicato ed intimo ma nello stesso tempo di vitale importanza per il benessere psicofisico di ognuno di noi scarseggia.
Basti prendere in considerazione i numerosi programmi tv, podcast, serie e documentari che vengono prodotti e diffusi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti per rendersi conto che in Italia è un evento più unico che raro imbattersi in una trasmissione che tratti in modo adeguato il tema dei disturbi psichici, da molti considerati ancora un tabù, una cosa che accade solo agli altri e di cui si ha la presunzione di essere totalmente immuni o un argomento da tirare fuori nell’urgenza di gravi fatti di cronaca di cui i media devono necessariamente rendere conto.
All’estero da anni ci sono programmi tv dove ad affrontare la materia non intervengono solo specialisti e addetti ai lavori ma anche personaggi noti che raccontano al pubblico il proprio vissuto e la propria esperienza incoraggiando chi è all’ascolto a trovare la forza di chiedere aiuto alle strutture sanitarie. Ci sono format innovativi e trasmissioni dove si spiega cos’è e in cosa consiste una seduta di psicoterapia e quanto può essere utile per ritrovare il proprio equilibrio e la propria serenità. Anchorman, giornalisti e conduttori come Oprah Winfrey sono stati veri e propri antesignani trattando il tema della salute mentale fin dagli anni novanta attraverso talk show e speciali confezionati per normalizzare la discussione intorno a vicende che molte persone si sono trovate ad affrontare nella propria esistenza.
Nel nostro Paese le cose vanno diversamente, sia dal punto di vista della scarsa informazione e della mancanza di una vera e propria cultura su questo tema sia dal punto di vista della percezione da parte del pubblico che anche attraverso i social media tende a stigmatizzare chi soffre di depressione, ansia, attacchi di panico o altri disturbi di natura psichica usando espressioni inappropriate, superficiali e spesso volgari, sputando giudizi, sentenze e consigli non richiesti, puntando il dito su chi soffre terribilmente – e Dio solo sa quanto! – come se si trattasse di capricci o atteggiamenti da persone viziate, divulgando indiscrezioni e ricostruzioni a volte prive di fondamento o peggio, soprattutto quando si tratta di personaggi pubblici, muovendo illazioni che non fanno altro che creare confusione e curiosità morbosa come è accaduto nelle scorse ore intorno alla notizia dell’irruzione di vigili del fuoco e polizia nell’abitazione della show girl argentina Belen Rodriguez e del conseguente ricovero.
Purtroppo oltre alle manifestazioni di solidarietà e agli auguri per una pronta guarigione – alla stregua di un raffreddore – ho letto tanti commenti che mi hanno profondamente urtata perché densi di giudizi sullo stile e sulle scelte di vita di Belen oltre che sulle persone che frequenta, supposizioni e teorie assurde, ricostruzioni campate per aria e spacciate per scoop se non addirittura insulti e offese gratuite e accuse di fingere un malessere per attirare l’attenzione.
In realtà chi ha vissuto anche solo una volta sulla propria pelle un attacco di panico o un momento di fragilità emotiva sa di cosa si sta parlando e possiede la necessaria dose di empatia per abbracciare simbolicamente chi si trova nella stessa situazione e non sa come uscirne. Chiedere aiuto è importante, è vero, e non bisogna vergognarsi di chiederlo ma la decisione deve essere personale o dolcemente guidata da chi ci sta vicino e tiene realmente a noi. Perché il più delle volte ciò che chiede qualcuno che si trova a combattere una simile battaglia non è compatimento, curiosità né tantomeno giudizio. E’ solo una carezza, una frase come :”io per te ci sono, se hai bisogno sono qui”. Oppure la condivisione di un’esperienza simile, l’incoraggiamento di chi in quell’oceano buio ci è naufragato anche lui, ci è andato a fondo, ha rischiato di annegare ma poi ha deciso di aggrapparsi con tutte le sue forze allo spiraglio di luce che intravvedeva in superficie. Ed è riuscito a riaffacciarsi alla vita.