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Cronaca

Ultimo aggiornamento: 18:33 del 11 Maggio

“Ammanettato e spinto a terra dopo che ho detto che ce l’avevano con i neri”: il racconto di un 43enne arrestato davanti a un ristorante di cucina senegalese

Il video girato a Milano
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Stanno raccogliendo centinaia di commenti e accuse di razzismo i video diffusi sui social che immortalano degli arresti per resistenza a pubblico ufficiale avvenuti a Milano, sabato 9 maggio, davanti al ristorante di cucina senegalese Baobab, in zona Lima. Uno dei fermati si chiama Diala Kante, è un orafo italiano originario del Senegal. In un’intervista pubblicata su Facebook da Selena Peroly, il 43enne racconta di essere andato al ristorante con i suoi figli una volta uscito dal lavoro. “Quando sono arrivato gli agenti erano già li davanti. Ho chiesto perché venissero sempre in quel ristorante a fare i controlli e non in altri locali. Mi hanno chiesto il documento, gliel’ho dato e nel frattempo mi sono rivolto a un altro poliziotto. Gli ho detto che ce l’aveva con i neri, per il suo comportamento e per le parole che usava. Parole molto forti”.

Si scatena una discussione molto animata e poi un parapiglia. “Un poliziotto mi ha messo le manette. Io mi sono girato chiedendo cosa stava facendo. Mi hanno spinto, in cinque mi hanno messo a terra“. Nei video pubblicati sui social si vedono alcune fasi dell’arresto. Kante viene inizialmente tenuto a terra da diversi agenti e poi fatto alzare. La situazione è molto confusa. Intorno ci sono persone che urlano, il figlio dell’uomo che piange, e altri che filmano la scena. Kante viene poi portato in questura, dove rimane 12 ore. “Mi hanno detto che ho fatto resistenza, ma non è vero, ho solo parlato. Non ho il diritto di esprimermi? Mi hanno trattenuto dalle 8 di sera alle 8 di mattina. Mi hanno chiesto poi di firmare un verbale, ma non l’ho fatto perché c’erano scritte cose non vere”. Cinque in tutto le persone fermate dalla polizia davanti al ristorante e portate in questura con l’accusa di resistenza e oltraggio.

Il video è stato condiviso anche da Soumaila Diawara, scrittore e attivista originario del Mali. “Come si può chiedere il permesso di soggiorno a un cittadino italiano, quando sulla carta d’identità è già indicata la cittadinanza? Ditemi che questo non è razzismo” è l’accusa. “Nel video, fortunatamente girato da alcune persone presenti dopo l’ordine di arrestarlo senza apparente motivo, si vede invece che il ragazzo si comporta in modo corretto e non mostra alcuna forma di aggressività. Il suo unico gesto è stato chiedere spiegazioni per le parole offensive ricevute. Nonostante ciò, sarebbe stato immobilizzato e accusato di resistenza a pubblico ufficiale. È davvero possibile ritenere normale un comportamento simile da parte delle forze dell’ordine?”.

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