Al via il servizio dell’Inps per consultare online la posizione debitoria nel caso si siano ricevute prestazioni non dovute. E rateizzare
La rivoluzione digitale dell’Inps segna un punto di svolta verso una semplificazione che, pur portando con sé un maggiore rigore nei controlli, mira a snellire la gestione degli indebiti per chiunque abbia ricevuto somme non dovute, sia a titolo di pensione che per altre prestazioni assistenziali. Con il recente rilascio del servizio denominato OpenRI (accessibile digitando nella barra di ricerca del sito istituzionale www.inps.it la parola “Indebiti”), l’Istituto offre una risposta strutturale al caos burocratico di notifiche e raccomandate, permettendo ai cittadini di consultare la propria posizione debitoria direttamente online ed evitando così il disagio di doversi recare fisicamente presso le sedi territoriali.
Il servizio, operativo per la quasi totalità delle casistiche, consente di gestire in autonomia il rientro del debito attraverso piani di ammortamento flessibili che superano la rigidità dei vecchi schemi di recupero. In base alla natura dell’errore – che sia dovuto a un calcolo errato dell’amministrazione o a una mancata comunicazione da parte dell’utente – è possibile richiedere una diluizione del pagamento che può estendersi da 24 a 72 rate mensili. Questa innovazione non rappresenta solo una comodità logistica, ma un vero e proprio strumento di tutela che permette di regolarizzare la propria posizione in modo sostenibile e trasparente.
Il quadro normativo: la Circolare n. 1337/2026
Il cuore pulsante di questa riforma è contenuto nel Messaggio INPS n. 1337 del 21 aprile 2026. Il documento non si limita a presentare una nuova interfaccia grafica, ma delinea le linee guida operative per la gestione dei recuperi. In attuazione dei progetti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’Istituto punta a ridurre drasticamente il contenzioso e a massimizzare la riscossione attraverso la “compliance”, ovvero la collaborazione volontaria del contribuente.
L’obiettivo dichiarato è la trasparenza: il cittadino non deve più essere un soggetto passivo che subisce una trattenuta sulla pensione, ma un utente informato che può negoziare il rientro del debito prima che la pratica passi in mano agli agenti della riscossione o al recupero forzoso.
Come funziona il servizio “OpenRI”
Accedendo al portale dell’Inps tramite SPID, CIE o CNS, l’utente si trova davanti a una dashboard completa. Digitando la parola “Indebiti”, il sistema permette di visualizzare in tempo reale la propria posizione debitoria, suddivisa per tipologia di prestazione (pensioni, ammortizzatori sociali, prestazioni assistenziali come l’Assegno Unico).
L’innovazione più rilevante riguarda la funzione di simulazione. Prima di impegnarsi formalmente, l’utente può inserire il numero di rate desiderato e visualizzare immediatamente l’importo della rata mensile, comprensivo degli interessi legali dove previsti. Una volta scelto il piano, la sottoscrizione avviene digitalmente, con valore legale immediato.
La bussola delle rate: 24, 36 o 72 mesi
Non tutti i debiti sono uguali davanti all’INPS, poiché il Messaggio 1337 chiarisce che la durata del piano di rientro dipende strettamente dalla genesi dell’errore, seguendo una logica di proporzionalità rispetto alla responsabilità del cittadino.
La fascia più rigida riguarda i cosiddetti indebiti di condotta, limitati a un massimo di 24 rate mensili; in questo caso la rateizzazione è breve poiché si ravvisa una responsabilità diretta dell’utente che ha omesso di dichiarare dati essenziali o ha fornito informazioni parziali.
Un respiro maggiore è concesso per gli indebiti civili, che possono essere spalmati fino a 36 rate, categoria che si applica a situazioni derivanti da sentenze o mutamenti del quadro normativo che rendono non più dovuta una prestazione precedentemente erogata.
Infine, la fascia di maggior tutela riguarda i cosiddetti indebiti propri, per i quali è possibile richiedere una dilazione fino a 72 rate, permettendo di distribuire il debito su ben sei anni perché l’errore è riconducibile a un ricalcolo dell’ufficio o a variazioni amministrative non imputabili al dolo o alla colpa del beneficiario.
La digitalizzazione aiuta, ma non tutti
L’attivazione di “OpenRI” permette a chi è in buona fede di regolarizzare la propria posizione senza l’ansia di vedere il proprio assegno previdenziale decurtato improvvisamente. Tuttavia, per il contribuente meno digitalizzato – si pensi alla vasta platea di grandi anziani – la sfida resta aperta. Il rischio è che la digitalizzazione diventi un muro anziché un ponte. Per questo, l’integrazione con i patronati e le associazioni di categoria rimarrà il banco di prova per capire se questa riforma sarà davvero per tutti o solo per chi sa navigare tra i bit.