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Cannabis light, il decreto sicurezza contro le aziende della canapa fa acqua tra archiviazioni e restituzioni: “E i sequestri sono fermi da mesi”

L'associazione Canapa sativa Italia monitora 24 casi legali con l'Osservatorio sull'articolo 18. Dopo Brindisi anche il tribunale di Trani porta la legge alla Corte costituzionale. L'ordinanza del giudice: "Se il Thc non supera lo 0,6 per cento, non c'è alcun effetto stupefacente"
Cannabis light, il decreto sicurezza contro le aziende della canapa fa acqua tra archiviazioni e restituzioni: “E i sequestri sono fermi da mesi”
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Non basta il fiore della canapa per fare il reato. Il governo Meloni ha provato a mettere fuori legge la cannabis light con un’equazione sballata: le infiorescenze sono una droga, anche se il livello di Thc è bassissimo. Ma il castello giuridico ora traballa, smentito dalle pronunce dei tribunali. E potrebbe crollare sotto i colpi della Corte costituzionale. Dopo Brindisi, anche il giudice di Trani ha disposto il rinvio alla Consulta dell’articolo 18 del decreto sicurezza: ovvero le norme per bandire il fiore. Perché l’assunto non è supportato dalla scienza: con il Thc sotto i livelli di guardia non esistono prove di effetti psicotropi. Dunque nessun rischio per la salute e la sicurezza pubblica. E cede il presupposto dell’articolo 18, espresso a chiare lettere nel testo di legge: il fine, si legge nel provvedimento, è evitare comportamenti pericolosi “per l’incolumità pubblica e la sicurezza stradale”. Ma se il Thc non supera certe soglie e il cbd è prevalente, allora non ci sono rischi. Sempre più magistrati ne sembrano convinti. L’associazione Canapa sativa Italia ha raccolto alcuni dati con l’Osservatorio sull’articolo 18, un archivio dei casi legali sulla canapa nati dopo l’approvazione del Decreto sicurezza. Sul sito è consultabile una mole di documenti, non solo giudiziari: come “provvedimenti, dissequestri, convalide, archiviazioni e materiali utili”. Secondo il presidente Mattia Cusani, “da gennaio i sequestri sono sostanzialmente fermi”.

Su 24 casi di aziende canapiere indagate per detenzione e spaccio di stupefacenti, si contano 4 archiviazioni, una assoluzione, soprattutto 14 restituzioni. “La quota di dissequestri è stata molto elevata rispetto all’ondata di sequestri tra ottobre e dicembre del 2025”, dice a ilfattoquotidiano.it l’avvocato specializzato Giacomo Bulleri. Ovvero: le forze dell’ordine portano via piante e fiori in omaggio al decreto sicurezza, ma i magistrati riconsegnano il maltolto dopo le analisi di laboratorio, se i risultati certificano l’assenza di effetti stupefacenti. “Conta la prova tecnica”, scrive l’associazione sulla pagina online dell’osservatorio: “Quando arrivano analisi quantitative serie, tracciabilità completa e verifica dell’offensività in concreto, il procedimento legale cambia direzione”. E alcuni magistrati dispongono l’archiviazione, l’assoluzione o il dissequestro. Oppure rinviano il caso alla Corte Costituzionale.

È già accaduto al tribunale di Brindisi il 2 dicembre 2025. Il 28 aprile è Trani a disporre il rinvio alla Consulta, nel procedimento contro un rivenditore automatico di cannabis light a Barletta. Stando all’ordinanza del giudice pugliese, le analisi tossicologiche delle infiorescenze registrano una percentuale di thc tra lo 0,2 e lo 0,8 per cento. Una quantità “che non appare idonea ad alterare lo stato psicofisico e quindi non è in grado di porre in pericolo i beni giuridici oggetto di tutela”. Cioè l’incolumità pubblica e la sicurezza stradale, citati nell’articolo 18. E del resto, scrive la toga nell’ordinanza, “le evidenze scientifiche dimostrano l’assenza di efficacia drogante, quando il principio attivo è al di sotto delle percentuali di Thc indicate dalla legge”. Ovvero 0,6, l’asticella imposta dal provvedimento numero 242 del 2016 per promuovere la coltivazione e gli usi industriali della canapa. La linea del giudice di Trani non è affatto isolata, come testimoniano i 14 dissequestri registrati da Canapa sativa Italia. Tra i casi più recenti quello di Imperia in Liguria, l’11 aprile: dissequestro e restituzione di 530 kg di infiorescenze di canapa. Il 24 marzo un copione simile a Sassari: convalidata l’ordinanza che annullato il sequestro, inammissibile il ricorso del Pm favorevole all’incriminazione per droga. In attesa del verdetto della Corte Costituzionale, ma anche della Corte di Giustizia europea.

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