Rayo Vallecano, il simbolo del quartiere operaio di Madrid: roccaforte dell’antifascismo e della protesta civile
Ci sarà anche la città di Madrid in una delle tre finali delle coppe europee, insieme a Parigi e Londra, ma stavolta non si tratta del Real Madrid, dilaniato dal caos interno e non è neppure l’Atletico Madrid, eliminato in semifinale Champions dall’Arsenal: la capitale spagnola sarà infatti rappresentata dal Rayo Vallecano, mai arrivato così in alto nei suoi 102 anni di storia. Il curriculum è scarno: 23 stagioni nel massimo campionato con la prima apparizione nel 1977–78, i quarti di finale come massimo risultato in Copa del Rey, due partecipazioni alle coppe europee: la Coppa Uefa nel 2000-2001 e questa bella cavalcata in Conference League che ha portato il Rayo a giocare la finale contro il Crystal Palace il 27 maggio, alla Red Bull Arena di Lipsia, in Germania.
I “fulmini” rappresentano il quartiere operaio di Vallecas, 400mila abitanti, roccaforte della sinistra anche durante gli anni oscuri della dittatura franchista. La comunità ospitò nella seconda metà del secolo scorso migranti provenienti da tutta la Spagna, molti dei quali versavano in difficili condizioni economiche e avevano fatto i conti con la repressione politica falangista. I tifosi del Rayo, in particolare il gruppo ultras Bukaneros, sono dichiaratamente di sinistra, antifascisti e politicamente attivi. Hanno lanciato diverse iniziative contro razzismo, fascismo, omofobia e commercializzazione del calcio, sostenendo i diritti delle donne, dei lavoratori e la solidarietà internazionale, compresi messaggi a favore della Palestina, come in occasione della semifinale di andata contro lo Strasburgo, quando, dopo il match, fu reso omaggio alle vittime di Gaza. Le bandiere repubblicane, le immagini di Che Guevara e il celebre slogan “No pasaràn!”, della guerra civile spagnola (1936-1939) sono sempre esposti durante le partite.
La connessione con il quartiere è profonda. Il Rayo – gemellato con il River Plate – rappresenta la voce più forte della protesta civile: nel 2014, club e tifosi aiutarono Carmen Martinez Ayudo, una donna di 85 anni sfrattata dalla sua casa. Dal luglio 2015 i giocatori del Rayo indossano una nuova divisa, con i colori dell’arcobaleno, ciascuno dei quali simboleggia una causa sociale: rosso per chi combatte il cancro, arancione per l’integrazione delle persone con disabilità, giallo per la speranza, verde per la protezione dell’ambiente, blu contro gli abusi sui minori, indaco contro la violenza domestica, viola per l’uguaglianza LGBTQ+. I Bukaneros hanno però criticato l’iniziativa, sostenendo che si tratta di semplice propaganda e che il club, in realtà, non sta facendo molto per sostenere queste cause. Con l’attuale proprietà, rappresentata dall’uomo d’affari Raùl Santiago Martìn Presa, al vertice del Rayo dal 2011, i rapporti con la tifoseria sono sempre stati tesi.
I “fulmini” sono guidati da Inigo Pérez, classe 1988, originario di Pamplona, ex centrocampista ed ex componente dello staff di Andoni Iraola, attuale tecnico del Bournemouth. Pérez fu costretto a rinunciare all’avventura in Premier per questioni riguardanti il permesso di lavoro e dal febbraio 2024 siede sulla panchina del Rayo. Ha avuto tra i suoi allenatori l’argentino Marcelo Bielsa, al quale assomiglia non solo nell’idea di calcio, ma anche nei comportamenti. Non rilascia interviste ed è un avido lettore. Perez ha il vezzo di indossare le scarpe di Forrest Gump: “Grazie alla sua gentilezza, alla sua disponibilità e alla sua calma continua ad andare avanti, un passo alla volta. Senza volerlo e senza cercare riconoscimenti, raggiunge traguardi importanti”.
Nella rosa, c’è una vecchia conoscenza della Serie A: il difensore italo-brasiliano Luiz Felipe, ex Lazio e Salernitana, una presenza con la maglia azzurra. Il capitano è l’argentino Oscar Trejo, centrocampista offensivo, 38 anni: con i “fulmini”, 295 presenze e 35 gol. Secondo il sito Transfermarkt, il valore complessivo della rosa è di 107,3 milioni di euro: il più “pregiato” è l’esterno romeno Andrei Ratiu, quotazione di 18 milioni. Tra i grandi del passato, spiccano l’austriaco Toni Polster (al Torino nella stagione 1987-88), il cileno Valdivia, il centravanti ex Atletico Madrid e Chelsea Diego Costa, il centrocampista spagnolo Saùl. Tra gli ex allenatori, i nomi eccellenti sono Iraola, protagonista dell’ultima promozione in Liga, nel 2021 e Julen Lopetegui, attuale ct del Qatar. Lo stadio è El Campo de Fùtbol di Vallecas, capienza 14.708 spettatori.
Soprannominato anche Orgullo de la classe obrera e El Matagigantes, il Rayo ha fatto esplodere la festa a Vallecas, alla quale hanno partecipato, giovedì sera, centinaia di persone. Nella taverna La Frasca, luogo di culto per i tifosi del Rayo, al triplice fischio della semifinale di ritorno in casa dello Strasburgo sono stati alzati verso il cielo enormi boccali di birra. Nonni, genitori e figli hanno riso e pianto. Il Rayo, simbolo operaio di resilienza, sfiderà a Lipsia la ricchezza rappresentata dal Crystal Palace, club della Premier. I preparativi per organizzare l’esodo e seguire dal vivo la prima finale europea sono già cominciati: i 6.300 biglietti a disposizione stanno andando a ruba.