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Accordi milionari con l’ex stratega di Trump per condizionare le risposte dell’Ai: così Israele “avvelena” i chatbot

Si tratta, secondo Axios, di un accordo da 9 milioni di dollari con la Clock Tower X LLC dell’ex capo della campagna elettorale Brad Parscale. Creati 9 siti pro Israele per favorire risposte vicine a Tel Aviv. Coinvolte anche altre due aziende
Accordi milionari con l’ex stratega di Trump per condizionare le risposte dell’Ai: così Israele “avvelena” i chatbot
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Le guerre non si combattono più solo sul campo, ma anche online. In questo caso condizionando l‘opinione pubblica servendosi dell’intelligenza artificiale. Come riporta Axios, Israele con questo scopo ha lanciato una campagna multimilionaria per rimodellare il modo in cui le piattaforme di Ai ritraggono il Paese. Una strategia di marketing iniziata da quasi un anno e che coinvolge direttamente gli Stati Uniti: a capo dell’operazione c’è l’ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump nel 2020.

La collaborazione è iniziata nel settembre 2025 quando, come spiega il Responsible Statecraft (think thank del Quincy Institute specializzato in politica estera Usa) il governo israeliano ha concluso un accordo da 6 milioni di dollari, poi salito a 9 milioni, con la Clock Tower X LLC. All’epoca era una neonata azienda con sede in Ohio e di proprietà di Brad Parscale, l’ex collaboratore di Trump. Il contratto, come si può leggere dai documenti depositati dall’azienda negli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (Fara), prevedeva la creazione di contenuti digitali rivolti ad un pubblico giovane. Sempre dal documento si legge che lo scopo del progetto era “eseguire una campagna negli Stati Uniti per contrastare l’antisemitismo”. La Clock Tower è registrata come agente straniero per il Ministero degli Affari Esteri di Israele: l’intermediario è Havas Media Network.

“Credo ci sia stato uno sforzo per diffondere diffamazione e demonizzazione contro Israele sui social media”, diceva a luglio 2025 Benjamin Netanyahu, uscito dal congresso americano, aggiungendo, come riporta il Guardian, di voler combattere questa “azione mirata, finanziata e maligna”. Da qui il compito affidato a Clock Tower di creare una rete di siti web, nove in tutto, per diffondere informazioni a supporto dello stato ebraico di modo che le Ai più usate, come ChatGpt, Claude e Gemini, fornissero agli utenti risposte più gradite a Tel Aviv. Tra i siti, come riporta Axios, figurano paxpoint.org , che “sottolinea il costante impegno di Israele per la pace e la coesistenza”, e factsignal.org , che spiega come “la designazione di Hamas come organizzazione terroristica rifletta un consenso globale”. Il condizionamento delle Ai avviene tramite tecniche di Generative Engine Optimization (Geo), cioè strategie digitali per rendere alcune fonti selezionate più riproducibili nelle risposte della macchina. Più semplicemente: le Ai attingono informazioni da internet, se questo viene riempito di un certo tipo di narrazione il modello artificiale tenderà a prendere quelle informazioni. Funziona anche sfruttando quella che viene definita generazione aumentata dal recupero (Rag), una tecnica che migliora la precisione dei modelli Ai avanzati collegandoli a conoscenze esterne per ridurne le allucinazioni (risposte inventate). L’operazione israeliana di cui racconta Axios sarebbe quindi volta ad “avvelenare” la Rag. Secondo Responsible Statecraft, Clock Tower per fare tutto ciò utilizza software avanzati come MarketBrew AI, uno strumento progettato per implementare algoritmi dei motori di ricerca invertiti: aiuta a spingere le prospettive critiche sul web più in basso, rendendole meno visibili al lettore medio.

Per testare questa strategia, Clock Tower ha anche creato una finta piattaforma di intelligenza artificiale per osservare quali risposte avrebbe fornito. Secondo Axios, gli analisti hanno scoperto che le informazioni con tono oggettivo e meglio organizzate tendono ad essere riprese maggiormente dai sistemi Ai. Non è però noto in che misura siano davvero riusciti a influenzare in questi mesi le risposte dell’intelligenza artificiale: “C’è la convinzione errata che si possa in qualche modo persuadere direttamente i sistemi di intelligenza artificiale. Non è così che funzionano”, ha detto ad Axios Scott Stouffer, fondatore e direttore tecnologico di Market Brew. “Quello che si può fare è assicurarsi che le informazioni siano strutturate, documentate e allineate in modo tale che i sistemi abbiano maggiori probabilità di recuperarle quando qualcuno pone una domanda”. Se questa operazione di marketing abbia funzionato o meno non si sa, ciò che è emerge da un sondaggio condotto ad aprile da Pew Research Center però è che il 60% degli americani ha oggi un’opinione sfavorevole su Israele, segnando un +7% sull’anno precedente.

Ma chi è l’uomo di Trump dietro tutta questa operazione? Parscale, classe 1976, è stato direttore dei media digitali per la campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016 e nel 2020. Già nel 2011 era alle dipendenze del tycoon, sviluppando per la Trump Organization siti web e strategie di marketing digitale. Dal 2025 è invece diventato Direttore strategico della Salem Media Group, un’emittente radiofonica negli Stati Uniti che vuole dichiaratamente salvare i valori della cristianità. Non a caso a ottobre, Al Jazeera aveva già raccontato di come Israele, oltre a Clock Tower, avesse ingaggiato altre due società di pubbliche relazioni per rafforzare la propria immagine online e “tra la destra cristiana degli Stati Uniti”. Dai documenti depositati, le due aziende sono la Bridges Partners, e la Show Faith by Works, agenzia di pubbliche relazioni cristiana. Quest’ultima è stata assoldata da Israele per 3,2 milioni di dollari per promuovere “associazioni positive con lo Stato di Israele” nelle chiese degli Stati Uniti e dipingere “la popolazione palestinese” come “estremista”. Bridges Partners invece è stata responsabile del cosiddetto “Progetto Esther“: una campagna mediatica iniziata assoldando tra i 14 e i 18 influencer per pubblicare sui social contenuti pro Israele. Responsible Statecraft ha scoperto analizzando le fatture inviate alla società, che gli influencer venivano pagati circa 7mila dollari a post grazie a un finanziamento di 900mila dollari ricevuto da Bridges Partners dal Ministro degli Affari Esteri israeliano.

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