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Giro d’Italia al via, l’analisi del percorso: mancano l’incertezza e le grandi montagne. Quali saranno le tappe chiave

L'edizione 2026 della Corsa Rosa ha un dislivello inferiore di Tour e Vuelta. Il grande timore è un monologo di Jonas Vingegaard
Giro d’Italia al via, l’analisi del percorso: mancano l’incertezza e le grandi montagne. Quali saranno le tappe chiave
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Ventuno tappe, 3.468 km e 48.700 metri di dislivello, con una media di 165 km per tappa. Queste sono le caratteristiche del Giro d’Italia 2026. Si parte oggi, venerdì 8 maggio, da Nessebar, in Bulgaria, con arrivo il 31 maggio a Roma. All’interno vi sono otto frazioni per i velocisti, sette di media e cinque di alta montagna, di cui sei con arrivo in salita, e una cronometro. Un percorso duro, ma non scoppiettante come in altre occasioni. Non ci sono tappe imprevedibili come quella del 2025 sugli sterrati di Siena e mancano le grandi montagne alpine e dolomitiche, a parte il Passo Giau (Cima Coppi a 2.226 metri). Inoltre, il dislivello è inferiore sia al Tour de France, dove sarà di 54.450 metri, sia alla Vuelta Espana, che avrà 58.156 metri. Se non altro, i chilometri da percorrere sono di più sia della corsa francese (3.333) sia di quella spagnola (3.275), dove però gli organizzatori hanno infilato sette arrivi in salita contro i sei del Giro.

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Ma al di là del percorso, il rischio è che la presenza di Jonas Vingegaard e l’assenza di rivali al suo livello possa generare una gara a senso unico. Il danese, al debutto, va a caccia della doppietta Giro d’ItaliaTour de France, per replicare quanto fatto da Tadej Pogacar nel 2024. Ma soprattutto punta alla Tripla Corona (la vittoria in carriera di tutti i tre Grandi Giri). Il trittico in Bulgaria si apre con una giornata per velocisti, dove Jonathan Milan punta alla prima maglia rosa. La seconda frazione potrebbe favorire gli attaccanti o i velocisti resistenti in salita come il danese Tobias Andresen o il neozelandese Corbin Strong. Ma i primi sei giorni sono interlocutori in chiave classifica e bisognerà “solo” evitare cadute e problemi tecnici.

Si inizia a fare sul serio dalla settima frazione, il 15 maggio, quella con arrivo sul Blockhaus (13,6km al 8,4%). È la tappa più lunga di questa edizione (244km), ha 4.467 metri di dislivello e tre salite. Lì scopriremo i valori in campo tra gli uomini di classifica, tra cui quelli di Giulio Pellizzari. Il marchigiano della Red Bull-Bora-Hansgrohe arriva al Giro dopo un’ottima prima parte di stagione, nella quale ha vinto il Tour of the Alps, ha chiuso secondo la Tirreno Adriatico, terzo la Volta Valenciana e quarto la Milano-Torino. L’obiettivo è il podio e, viste le defezioni dell’ultimo minuto di Joao Almeida e Richard Carapaz, è alla portata. La speranza è vederlo lottare con Vingegaard per la maglia rosa. Se, invece, il danese dovesse mettere in chiaro le gerarchie fin dal Blockhaus, la seconda parte della corsa rosa potrebbe riservare poche emozioni.

Il 17 maggio spazio al secondo arrivo in salita a Corno alle Scale, località in cui è cresciuta agonisticamente Flora Tabanelli, bronzo olimpico e oro mondiale nello sci freestyle. La tappa prevede 184 km e 2.351 metri di dislivello, con un tratto di pianura di 155km che precede l’ascesa finale di 10,8km al 6,1%. Dopo il giorno di riposo, il 19 maggio tocca alla cronometro individuale di 42km pianeggianti, dove Filippo Ganna è il netto favorito e dove la classifica subirà uno scossone. Anche in questa specialità Vingegaard è superiore e potrebbe guadagnare anche minuti sui rivali. Pellizzari è migliorato e potrebbe difendersi, magari facendo meglio degli avversari per il podio.

Snodo cruciale è la AostaPila del 23 maggio, tappa breve ma intensa: 133km e 4.209 metri di dislivello, con cinque salite e arrivo in quota dopo un’ascesa di 16.6 km al 7%. Ma è la terza settimana ad avere diverse frazioni impegnative. Si comincia il 26 con l’arrivo in salita a Carì (11,7km al 7,9%) dopo soli 113km tutti in Svizzera. Il giorno successivo è prevista la Cassano d’Adda-Andalo adatta alle fughe, ma con 3.257 metri di dislivello che metteranno fatica nelle gambe dei corridori. Stanchezza che potrebbe incidere nella tappa regina del Giro 2026, la 19esima del 29 maggio, con arrivo ai Piani di Pezzè dopo 4.888 metri di dislivello e due cime di oltre 2.000 metri: il Passo Giau e il Passo Falzarego. Ventiquattro ore dopo ecco l’ultima occasione per ribaltare la classifica, prima della passerella finale a Roma, con la doppia ascesa e traguardo a Piancavallo (14,5km al 7,8%) dopo 200km e altri 3.750 metri di dislivello.

Il terreno per regalare spettacolo non manca, ma come sempre la corsa la faranno i corridori e più la classifica resterà incerta, più ci saranno emozioni. L’Italia parte per vincere almeno tre maglie su quattro: quella di miglior giovane con Pelizzari, che cercherà di contendere anche la rosa a Vingegaard, quella a punti con Milan, che vuole il tris dopo averla conquistata nel 2023 e 2024, e quella di miglior scalatore con Giulio Ciccone, che potrebbe rinunciare al piazzamento in classifica proprio per puntare alla maglia azzurra già vinta nel 2019.

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