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Smantellata associazione criminale tra le più pericolose di Roma: 18 arresti. Erano vicini al clan Senese

Dalle indagini emerge la capacità dell’organizzazione di condizionare le assegnazioni dei detenuti e organizzare ritorsioni dietro le sbarre. Gli arrestati sono accusati di gestire un traffico internazionale di stupefacenti con metodi mafiosi
Smantellata associazione criminale tra le più pericolose di Roma: 18 arresti. Erano vicini al clan Senese
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Sono indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo, sequestro di persona a scopo di estorsione, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio, alcuni dei quali aggravati dall’aver agito con modalità mafiose. Diciotto persone, 16 in carcere e due ai domiciliari, sono state arrestate dai carabinieri del Comando provinciale di Roma in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura capitolina. Un’associazione criminale smantellata a Roma e ritenuta dagli investigatori tra le più pericolose nella capitale, che importava dall’estero e distribuiva all’ingrosso a diverse piazze di spaccio ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti e a cui viene contestata l’aggravante del “metodo mafioso” tenuto conto del controllo del territorio esercitato sulle attività di spaccio, delle modalità violente nel recupero dei crediti di droga e della vicinanza dei vertici a importanti referenti del clan Senese.

Partita a maggio del 2025 l’indagine dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, coordinata dalla Dda, ha consentito di documentare un allarmante quadro generale in relazione alla permeabilità del sistema carcerario, con particolare riferimento alla casa circondariale di Roma Rebibbia. L’organizzazione è risultata in costante contatto con diverse figure di altissimo spessore criminale attualmente detenuti presso il carcere romano di Rebibbia. Inoltre, dalle attività di intercettazione è emersa la facilità del gruppo nel condizionare le assegnazioni dei detenuti nell’ambito del carcere romano e di commissionare spedizioni punitive dei detenuti con i quali insorgevano contrasti in ambito criminale.

Tra gli episodi che hanno portato a contestare il metodo mafioso il sequestro del padre di un intermediario che veniva prelevato a Sulmona (Aq) e condotto all’interno di un’abitazione, al confine tra l’Abruzzo e il Lazio, dove gli veniva puntata una pistola alla testa per costringerlo a inviare messaggi al figlio finalizzati a fargli restituire la somma di 200mila euro, destinati all’acquisto di hashish, che questi aveva trafugato all’organizzazione. Ci sono anche due vicende di estorsione: una a un intermediario marocchino, che viveva in Spagna, minacciato di morte per fargli restituire la somma di 50mila euro consegnata come anticipo di un carico di stupefacenti mai giunto in Italia; l’altra a un pusher insolvente, portato vicino a una chiesa e percosso brutalmente con calci e pugni e con un calcio di una pistola alla testa, per fargli consegnare 35 mila euro.

Durante le indagini sono sorti contrasti per la spartizione delle piazze di spaccio con un sodalizio rivale sono culminati in due tentati omicidi, avvenuti nel quartiere Tuscolano il 23 novembre e l’11 dicembre 2025. Nel corso degli agguati, a seguito dei quali sono rimasti feriti due appartenenti alle cosche rivali, sono stati esplosi per strada numerosi colpi d’arma da fuoco, mettendo a rischio l’incolumità di eventuali passanti e creando allarme sociale. Una faida proseguita nel tempo e in almeno 5 occasioni, tra il 14 e il 19 aprile 2026, i carabinieri sono riusciti a sventare l’esecuzione di altrettanti attentati. Per eseguire i delitti ed evitare di essere individuati, i capi dell’organizzazione avevano anche assoldato un killer cileno, prelevandolo direttamente in Spagna e facendolo nascondere, con altri componenti del commando, in una villetta di Ciampino.

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