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“Io a 14 anni volevo già diventare un nuotatore professionista. Ora non vedo nessuno che voglia dare il 100%”: Ceccon e la critica ai giovani

Il plurimedagliato olimpico ha parlato del percorso che lo ha portato nell'élite mondiale della piscina: "Io non vengo da una famiglia ricca: mio papà è infermiere e mia mamma aveva un negozio sotto casa e punto"
“Io a 14 anni volevo già diventare un nuotatore professionista. Ora non vedo nessuno che voglia dare il 100%”: Ceccon e la critica ai giovani
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Quattro medaglie olimpiche (un oro), 19 medaglie mondiali (comprese quelle in vasca corta), 18 europee. 25 anni ma già un palmares invidiabile per Thomas Ceccon, tra i nuotatori italiani di punta. Traguardi però non arrivati per caso, come rivelato dallo stesso Ceccon nel corso del podcast Sportiva-Mente. Un percorso fatto di sacrifici, sia fisici che economici. “Quando è arrivato lo stipendio, mi sono un attimo più tranquillizzato. Perché è vero che col nuoto non mangi. O sei campione ultra olimpico, tipo me, o vinci un paio di Olimpiadi oppure fai fatica”, ha rivelato.

Nella fase iniziale della sua carriera, quando era ancora minorenne, ha ricevuto un supporto dalla Fin. Un supporto che riguardava prevalentemente l’accesso alle strutture: “All’inizio, sicuramente la federazione mi ha aiutato con gli spazi acqua e per quanto riguarda la piscina, poi man mano che uno fa risultati ti aiuta sempre un po’ di più in maniera crescente“. La svolta è arrivata da maggiorenne, quando è entrato a far parte delle fiamme oro in polizia: “Poi ho fatto 18 anni, sono entrato nelle Fiamme Oro della Polizia e ho potuto gestirmi pagandomi l’affitto e da mangiare”.

Ceccon ha però sottolineato più volte i sacrifici fatti con la famiglia prima di diventare un campione: “Tutti quelli che dicono: ‘No, non vengo da una famiglia ricca’. Eh… voglio vedere però chi c’è dietro. Io invece non vengo da una famiglia ricca: mio papà è infermiere e mia mamma aveva un negozio sotto casa e punto. Non hanno soldi di nessuno, lavoratori umilissimi. E un anno lavorava solo mio papà, è stato molto difficile per tutti. Poi prendendo lo stipendio sono riuscito a gestirmi”, ha raccontato il campione olimpico.

Questione di mentalità, spiega Ceccon, che già a 14 anni sognava di fare il nuotatore professionista: “Se vuoi vincere l’Olimpiade devi dare tutto, tutto a quello che concerne il nuoto e mangiare, dormire, riposare. E io faccio fatica a vedere oggi qualcun che dica solo: ‘Io voglio fare l’atleta professionista, voglio dare il 100% e tutto quello che ho in questo sport’. Quando avevo 13, 14 anni già volevo diventare nuotatore professionista. Mi dicevo: voglio che questo sia il mio lavoro, non mi interessa quello che succede. E quindi già lo sapevo prima che i miei facessero tutti i sacrifici possibili, immaginabili. Cose che faccio fatica a ritrovare nei giovani, soprattutto adesso”. Dedizione totale, al 100%. Per Ceccon non può esistere altro oltre alla piscina. “Secondo me se vuoi raggiungere l’obiettivo non ci deve essere nient’altro se non il nuoto“. E fin qui i risultati gli hanno dato ragione.

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