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Addio Beccalossi, l’Inter piange il suo fantasista. I ricordi dei compagni e del club: “Sei sempre stato l’uomo dei sogni”

Tutto il mondo nerazzurro è in lutto. Da Moratti a Collovati, da Bordon a Marin: l'ultimo addio al campione. Il messaggio completo scritto dal club
Addio Beccalossi, l’Inter piange il suo fantasista. I ricordi dei compagni e del club: “Sei sempre stato l’uomo dei sogni”
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“Beccalossi è sempre stato l’uomo dei sogni“. Oggi l’Inter piange il suo fantasista. La scomparsa di Evaristo Beccalossi a 69 anni lascia un vuoto in tutto il mondo del calcio italiano, ancora di più ovviamente nel cuore e nei ricordi dei tifosi nerazzurri, a cui ha legato indissolubilmente la sua carriera in campo e poi l’amore da tifoso. Il club fresco vincitore del 21esimo scudetto ha scelto di dedicargli un lungo messaggio, che racconta perché Beccalossi – oltre i gol e i trofei – sia stato unico per l’Inter. “Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone”, si legge.

I funerali di Evaristo Beccalossi si svolgeranno venerdì 8 maggio alle 13.45 presso la Chiesa Conversione di San Paolo a Brescia. La camera ardente invece sarà allestita presso Fondazione Poliambulanza oggi dalle 12 alle 19 e domani dalle 9 alle 19. Lo ha reso noto la figlia Nagaja, aggiungendo un “Grazie a tutti” proprio per i tanti messaggi di cordoglio e vicinanza arrivati da tutto il mondo del calcio, soprattutto ovviamente dalla galassia interista.

“La morte di Beccalossi è un grandissimo dispiacere, era qualcosa di più di un giocatore dell’Inter. È stato qualcosa di bellissimo, indimenticabile, ci sono gol che rimangono nella memoria dei tifosi per tutta la vita. Aveva una classe notevole, sembrava che il pallone desiderasse andare da lui perchè sapeva trattarlo come un artista“, ricordato l’ex presidente dell’Inter, Massimo Moratti, a Sky. “Gli volevo bene perché si faceva voler bene, era un piacere vederlo, era estroso, faceva qualcosa di diverso da tutti gli altri”, ha aggiunto Moratti.

Sono concetti che ritornano in tutti i messaggi di addio. “L’arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi”, scrive sempre l’Inter. Lo ricorda così anche Fulvio Collovati: “Caro Becca, eri un grande, a volte incompreso, ce ne fossero di 10 come te ora ! E’ stato un onore aver giocato insieme a te. Un abbraccio forte“. Un altro suo ex compagno di squadra, l’ex portiere Ivan Bordon, dice all’Adnkronos: “Oggi mi viene in mente il bel periodo passato insieme, sono stati anni bellissimi. E penso a tutti i tifosi di calcio, non solo a quelli dell’Inter, perché la morte di Evaristo Beccalossi è una perdita per tutti“.

All’agenzia di stampa ha parlato anche Gianpiero Marini, compagno di squadra all’Inter di Evaristo Beccalossi (e con lui vincitore dello scudetto nel 1980): “Evaristo era un carissimo amico, ci ritrovavamo spesso con altri ex Inter a cena e lui, più di tutti, portava allegria. Ci mancherà tantissimo”. Marini ha spiegato: “Oggi è difficile trovare dei calciatori così, con quella classe e quella fantasia. Era nato per giocare, portava gioia. Bisogna vedere le cose eccezionali che ha fatto. E, secondo me, avrebbe potuto fare anche molto di più”.

Il ricordo dell’Inter: il messaggio completo

“Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone”. Inizia così il ricordo dell’Inter per Evaristo Beccallossi, centrocampista di talento, morto oggi all’eta di 69 anni. “Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi. Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato ‘Driblossì. L’arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi. Coi riccioli che ciondolavano sulle spalle, con la sua cadenza inconfondibile in mezzo al campo, dava carezze al pallone. Nessuno, meglio di Peppino Prisco, ha fotografato l’iconicità di Evaristo: “Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole”. Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro – dal 1978 al 1984 – e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell’Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì”, si legge nel lungo ricordo. “Destro, sinistro, gol e visione di gioco. Oriali, Marini, Baresi correvano, Beccalossi inventava. E segnava, forniva assist, dipingeva traiettorie. A volte a intermittenza, a volte in maniera folgorante. Con la schiettezza e la naturalezza che lo ha sempre contraddistinto, ammetteva candidamente, senza paura di essere giudicato, perché il suo forte era anche quello: “Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me”. La numero 10 sulle spalle: arrivò all’Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani. D’altronde la segnalazione a Sandro Mazzola – suo predecessore con la 10 e all’epoca dirigente nerazzurro – arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere. Il manifesto della sua immensa bravura e anche della sua volubilità, così particolare e al tempo stesso magnetica. “Con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato”. Molti di noi non erano ancora nati, in quel 1980, ma quel coro accompagnò l’Inter di Bersellini verso il 12° Scudetto. Con Bordon, Baresi, Altobelli, Caso, Bini, Marini, Oriali, Canuti, Pasinato, Muraro, Mozzini, Pancheri, Ambu, Cipollini, Occhipinti e, ovviamente, Evaristo Beccalossi, il 10 di quella squadra. Sette gol, due nel derby dell’8 ottobre 1979. Un destro al volo di una leggerezza inarrivabile, su un campo senza erba, solo di fango. E un altro gol per chiudere una stracittadina solo nerazzurra”, prosegue l’Inter.

“Più dei gol, 37 in 215 apparizioni, più dei titoli – uno Scudetto e una Coppa Italia – Beccalossi è sempre stato l’uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti. Ancora una volta, geniale anche in questo caso, pur senza meriti, si trasformò questa serata storta in un qualcosa di artistico: il monologo portato a teatro dall’attore Paolo Rossi. “La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d’oggi”. Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell’aver avuto il ‘Beccà nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l’ennesimo dribbling della vita di Evaristo”, conclude l’Inter nel ricordare una delel figure più iconiche del club.

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