Il mondo FQ

Il motore dell’aggressività dei tumori? “Anelli” di Dna fanno evolvere il cancro più rapidamente

Lo studio italiano guidato da Ifom e pubblicato su Molecular Cell rivela come piccoli frammenti di Dna extracromosomico possano nascere anche da danni minimi e molto frequenti. La scoperta apre nuove prospettive terapeutiche contro l’evoluzione dei tumori.
Il motore dell’aggressività dei tumori? “Anelli” di Dna fanno evolvere il cancro più rapidamente
Icona dei commenti Commenti

Il motore dell’aggressività dei tumori potrebbe nascondersi in minuscoli anelli di Dna che si formano al di fuori dei cromosomi e che consentono alle cellule cancerose di evolversi più rapidamente. È quanto emerge da uno studio italiano guidato dall’Istituto Airc di Oncologia Molecolare (Ifom), con la partecipazione del Center for Genomic Science dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Milano, pubblicato sulla rivista scientifica Molecular Cell e scelto anche per la copertina del numero.

La ricerca si concentra sul cosiddetto Dna circolare extracromosomico, noto come ecDna: piccole molecole di Dna che si staccano dai cromosomi formando strutture ad anello. Questi frammenti contengono spesso copie extra di geni che favoriscono la crescita tumorale, aumentando così la capacità del cancro di adattarsi, resistere alle terapie e diventare più aggressivo. Finora la comunità scientifica riteneva che tali anelli si formassero soltanto in presenza di danni molto gravi al Dna, cioè rotture simultanee di entrambi i filamenti della doppia elica. Il nuovo studio coordinato dal ricercatore Ylli Doksani dimostra invece che il fenomeno può originarsi anche da lesioni molto più comuni e difficili da individuare, quelle che colpiscono un solo filamento del Dna.

La scoperta cambia in modo significativo la comprensione dei meccanismi alla base dell’evoluzione tumorale. I ricercatori hanno osservato che il processo si attiva soprattutto in corrispondenza delle sequenze ripetute del genoma umano, regioni in cui brevi porzioni di Dna vengono replicate migliaia di volte e che rappresentano circa la metà dell’intero patrimonio genetico umano. Questo significa che la possibilità di formazione degli ecDna potrebbe essere molto più ampia di quanto ipotizzato finora. “I danni a singolo filamento sono enormemente più frequenti di quelli a doppio filamento”, spiega Doksani. “Per la loro natura più comune e più difficile da rilevare, potrebbero contribuire all’instabilità genomica in modo più pervasivo di quanto si pensasse”.

La ricerca apre ora nuove prospettive nella lotta contro il cancro. L’obiettivo degli studiosi sarà identificare le proteine e le condizioni biologiche che regolano la formazione di questi anelli di Dna, per comprendere in quali tumori abbiano un ruolo più importante e individuare possibili nuovi bersagli terapeutici. Capire come si formano gli ecDna potrebbe infatti permettere in futuro di intercettare più precocemente l’evoluzione dei tumori e sviluppare trattamenti capaci di bloccare i meccanismi che rendono le cellule cancerose più aggressive e resistenti alle cure.

Lo studio

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione