Infezioni sessualmente trasmissibili ai massimi in Europa, record per gonorrea e sifilide +303%
Le infezioni sessualmente trasmissibili, tra cui gonorrea e sifilide, hanno raggiunto livelli record in Europa. I nuovi dati pubblicati dall’Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) indicano un’impennata senza precedenti delle notifiche nel continente. In particolare, la gonorrea ha raggiunto quota 106.331 casi, segnando un aumento del 303% rispetto al 2015. Non va meglio per la sifilide, che nello stesso periodo è più che raddoppiata, sfiorando i 46mila casi. Sullo sfondo, la clamidia resta l’infezione sessualmente trasmissibile più notificata, con oltre 213mila casi registrati. A preoccupare è anche il raddoppio della sifilide congenita, trasmessa dalla madre al neonato durante la gravidanza.
Di fronte a questo scenario, gli esperti dell’Ecdc invocano “azioni urgenti”, ricordando che, se non curate tempestivamente, queste infezioni possono provocare conseguenze anche gravi, tra cui infertilità, danni neurologici e complicanze cardiovascolari. La raccomandazione resta quella consolidata ma fondamentale: uso corretto del preservativo, diagnosi precoce e test regolari.
A offrire però una lettura più articolata dei dati interviene Cristina Mussini, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), a margine della 18esima edizione di Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, in corso a Catania. Secondo l’infettivologa, l’aumento delle notifiche non sarebbe necessariamente il segnale di un’esplosione incontrollata dei contagi, ma anche il risultato di una maggiore capacità diagnostica e di un sistema di screening più esteso rispetto al passato.
“Gli ultimi dati mostrano un incremento enorme dei casi di sifilide e gonorrea: dobbiamo preoccuparci? In realtà credo di no”, spiega Mussini. “Questo aumento è in parte il frutto di un over reporting rispetto agli anni precedenti, legato all’incremento delle persone che utilizzano la profilassi pre-esposizione per l’HIV, la PrEP”. Chi assume la PrEP, infatti, viene inserito in protocolli clinici che prevedono controlli periodici e screening regolari per tutte le principali infezioni sessualmente trasmissibili. “Queste persone vengono testate con continuità”, osserva la presidente SIMIT. “Di conseguenza emergono molti casi che in passato sarebbero probabilmente rimasti sommersi o non sarebbero stati notificati correttamente”.
Secondo Mussini, molti pazienti in precedenza potevano ricorrere ad autotrattamenti oppure a consulti non registrati all’interno dei sistemi di sorveglianza sanitaria, sfuggendo quindi alle statistiche ufficiali. La specialista chiarisce però che questa interpretazione non deve tradursi in un abbassamento della guardia. Il legame tra aumento delle infezioni e rapporti sessuali non protetti “esiste indubbiamente”, sottolinea, ma il dato epidemiologico va letto tenendo conto anche dell’aumento degli screening e della maggiore intercettazione dei casi.
In altre parole, l’incremento delle diagnosi riflette almeno in parte un sistema sanitario più efficace nell’individuare infezioni che prima rimanevano invisibili.
I numeri record del 2024 fotografano quindi una realtà complessa: da un lato resta fondamentale rafforzare la prevenzione, a partire dall’uso del preservativo; dall’altro, l’aumento delle notifiche segnala che la diagnosi precoce e il tracciamento stanno funzionando meglio rispetto al passato. E individuare tempestivamente queste infezioni significa poterle trattare rapidamente, interrompendo la catena dei contagi e riducendo il rischio di complicanze.
Valentina Arcovio