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Lino Banfi: “Un clochard mi diede un intruglio che mi infiammò le tonsille abbastanza da farmi ricoverare. La morte? Mi è comparsa davanti ma l’ho cacciata via”

L'attore racconta vita e gavetta nel memoir per i suoi 90 anni: la moglie Lucia, la morte, i debiti e un clochard che gli diede un prezioso consiglio.

di Redazione FqMagazine
Lino Banfi: “Un clochard mi diede un intruglio che mi infiammò le tonsille abbastanza da farmi ricoverare. La morte? Mi è comparsa davanti ma l’ho cacciata via”

Lino Banfi compirà 90 anni il prossimo 9 luglio. Per l’occasione l’attore ha voluto raccontare la sua storia con un libro “90, non mi fai paura!”. Oltre ai suoi successi al cinema, l’attore si apre sulle sue sfide personali più profonde. Riflette su momenti di grande dolore, tra cui la scomparsa della moglie Lucia, il pensiero di togliersi la vita e un tragico incidente dal quale si è salvato per miracolo. “Non ho paura – racconta Banfi nel memoir – però mi è comparsa davanti la signora morte. Non so se chiamarla al maschile o al femminile, dato che oggi su questo tema c’è un pò di confusione. So solo che l’ho cacciata via!”.

L’attore si è poi raccontato con una intervista al settimanale Oggi: “È a mia moglie che dedico il libro, Alla mia dolce Lucia, con la preghiera di farla leggere, lassù, anche a Papa Francesco. Senza il suo coraggio e il suo sostegno, quando la lunga gavetta ci ha tenuto lontano, forse sarei crollato. Era una brava parrucchiera e all’inizio mi aiutava, di nascosto dal padre, anche con qualche soldino. Quando si annaspa per restare a galla, una persona che crede in te può salvarti la vita”.

Tante le difficoltà della gavetta così come i soldi che scarseggiavano: “Seguii i consigli di un clochard: mi diede un intruglio che mi infiammò le tonsille abbastanza da farmi ricoverare e ricevere una decina di giorni di vitto e alloggio a sbafo. Quando il primario decise di dimettermi gli chiesi di restare un po’ per rimettermi in forze”.

Nonostante i primi lavori i soldi “non bastavano mai, tanto che per un periodo finii in mano agli strozzini. Chiudere quei debiti fu un incubo, ho pagato rate per anni, i soldi veri arrivarono con il boom delle commedie scollacciate, che venivano impropriamente chiamate commedie sporche, e non era vero, quelle ragazze non facevano altro che farsi docce. Le Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Nadia Cassini, ricordo tutte con grande affetto, alla fine era un mondo innocente e loro avevano colto che le rispettavo veramente”.

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