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“Nucleare, si vada subito alla Consulta: aggirati due referendum” – L’analisi

Sarà il caso di prepararsi ad interpellare la Corte costituzionale, se la legge sul nucleare dovesse passare, prima ancora che per tutte le ragioni di sicurezza e di convenienza economica, per ribadire il rispetto della volontà dei cittadini
“Nucleare, si vada subito alla Consulta: aggirati due referendum” – L’analisi
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Incostituzionalità per i due referendum che non vengono rispettati, e scelta di una legge delega. Ossia mancanza di riguardo per la democrazia. E’ anche questo la faccenda dell’ostinazione del governo sul nucleare civile, non solo una questione di scienza, di energia e di economia (di cui abbiamo già scritto diverse volte).

Per il governo, supportato dalla lobby internazionale del nucleare alla ricerca di finanziamenti che si sta rivelando potente, il nucleare che propone non è “tecnologicamente comparabile” con quello oggetto dei referendum, ma gli scienziati ci dicono invece che lo è. Perché medesima è la tecnologia della fissione, ossia la rottura di un atomo mediante bombardamento di elettroni, con conseguente rilascio di calore con cui produrre il vapore da mandare nella turbina (altra cosa è la fusione da cui siamo ancora lontani, data dall’unificazione forzata di 2 atomi). Il governo per sostenere la costituzionalità del suo operato si rifà ad una sentenza della Corte costituzionale relativa ai servizi pubblici locali (n. 199/2012) che parla di “circostanze di fatto” mutate, ma queste se si parla di fissione non possono essere considerate cambiate.

E poi ci si chiede perché abbia voluto scegliere la forzatura di una legge delega che toglie spazio al Parlamento, giacché una volta approvata la legge il voto delle Camere sui successivi decreti attuativi non è vincolante per le decisioni dell’esecutivo? La scelta di non impiegare le buone maniere dell’operare istituzionale su una materia così importante e delicata si è vista nuovamente nelle scorse settimane quando ha deciso di procedere con il cosiddetto “canguro”, cioè il voto in blocco di tutti gli emendamenti per oltrepassare la fase della discussione.

Ma in tal complessivo brutto comportamento è accaduto anche di peggio, a cui purtroppo la stampa non ha dato adeguatamente rilievo: il governo ha svelato di tenere alla possibilità di operare anche sul nucleare militare. Lo ha fatto respingendo l’emendamento Bonelli-Ghira (Avs) che chiedeva di inserire la frase “limitare l’uso del nucleare ai soli scopi civili nella ricerca e nella produzione dell’energia”.

L’interesse per l’atomo militare è una vera novità, poiché l’Italia in entrambe le due fasi della sua storia del nucleare civile (la prima dall’inizio degli anni ’50 alla nazionalizzazione dell’energia elettrica nel 1962, la seconda dallo shock petrolifero del 1973 al referendum del 1987) fu interessata esclusivamente alla produzione di elettricità. Ma spieghiamo meglio in cosa consiste la contiguità dei nucleari civile e militare. L’uranio che si impiega nel nucleo del reattore, dopo essere stato adoperato ripetutamente non è più utilizzabile poiché nella fissione si generano residui che una volta accumulatisi impediscono il corretto svolgersi della reazione a catena; contiene ancora però una quantità di elementi utilizzabili, tra cui e il plutonio che si usa per le armi. E’ per questa ragione che la Francia che è una potenza atomica ha tante centrali nucleari. Non esistono però soltanto la bomba atomica e la bomba H (le cui esplosioni si generano rispettivamente l’una con la fissione e l’altra con la fusione) ma anche le armi all’uranio impoverito che tanto abbiamo sentito nominare nelle guerre della ex Jugoslavia e del Golfo e la cui costruzione è ovviamente più semplice.

Il governo ha dunque in mente di fare dell’Italia un produttore di armamenti nucleari? Che abbia a cuore il settore delle armi è evidente, innanzitutto per la presenza di un suo esponente a capo di un ministero, ma anche per un’altra decisione fortemente fuori luogo perché non vi è alcun elemento a favore, ossia l’allargamento della caccia.

E’ proprio il caso di dire: quanta opacità. Sarà il caso di prepararsi ad interpellare la Corte costituzionale, se la legge sul nucleare dovesse passare, prima ancora che per tutte le ragioni di sicurezza e di convenienza economica, per ribadire il rispetto della volontà dei cittadini e l’inappropriatezza delle forzature che restringono il confronto parlamentare. E poi sicuramente gli italiani non vogliono essere produttori di armi nucleari, per di più nello scenario di guerra attuale.

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