“Le scene del Trio nascevano con loro chiusi in una stanza a inventare, però era Anna a tenere il taccuino in mano. Cercava la perfezione, non si accontentava di niente di meno. Aveva, nei confronti del mondo, un punto di vista angolare che poi sapeva rendere, in scena, nelle voci e nelle facce. Surreale e meravigliosa, e ovviamente spassosissima. Credo che soltanto Franca Valeri, nella storia del nostro spettacolo comico, sia stata un po’ come lei”: così Teresa Marchesini racconta a Repubblica sua sorella Anna ora che, a distanza di dieci anni dalla scomparsa, esce un libro che parla della grande attrice.
“Se ho un dubbio, un pensiero mio, un ricordo da rimettere a posto, a chi telefono ormai?”
Il trio è ovviamente quello con Lopez e Solenghi, un trio che ha fatto ridere migliaia di italiani. E a proposito di risate, per Teresa la riflessione è amara: “Mi ripeteva ‘non preoccuparti, comprati ‘sto vestito, togliti qualche sfizio, tanto invecchieremo insieme e ci penserò io’. Già ci vedevamo anziane, due prugne secche a braccetto, ma non è andata così. Quando entro nella sua casa di Roma, a volte scorgo mia sorella con la coda dell’occhio. Ma se ho un dubbio, un pensiero mio, un ricordo da rimettere a posto, a chi telefono ormai? Non cerco i suoi filmati, soffro troppo. Senza Anna non rido più“.
E si torna anche indietro nel tempo con Anna Marchesini che era “un genio, da subito. Dopo la prima elementare fece l’esame per passare direttamente in terza e stare in classe con me. E quando eravamo al liceo classico, io ci mettevo un’ora e mezza a tradurre la versione di greco, lei il pomeriggio scalzettava con i ferri da maglia e in dieci minuti aveva finito la traduzione”. Una consapevolezza, ora che la sua Anna non c’è più: “L’energia che lei ha acceso nel pubblico la manterrà per sempre viva. E adesso c’è Virginia, sua figlia che io ho adottato. Spero che un giorno, lei che è così brava con le parole e che con le poesie è anche più in gamba di Anna, scriva un libro sulla sua mamma”.