In apparenza immobili e quasi “innocue”, ma capaci di trasformarsi in predatori fulminei. A pochi chilometri dalla Capitale torna l’allarme per la presenza della cosiddetta “tartaruga killer”, una specie aliena che sta colonizzando alcune aree naturali del Lazio e che, secondo gli esperti, potrebbe essere sempre più diffusa. Nella riserva di Torre Flavia, tra Ladispoli e Cerveteri, sono stati individuati negli ultimi giorni altri due esemplari di Chelydra serpentina, una delle specie di tartarughe considerate più aggressive al mondo. Una presenza che preoccupa gli studiosi e che si aggiunge a una serie di ritrovamenti già registrati negli ultimi anni nella zona romana.
Il quadro è quello di un animale tutt’altro che innocuo: carapace robusto, lunga coda seghettata e soprattutto un morso potente, in grado di provocare ferite gravi. Non a caso, la specie è considerata potenzialmente pericolosa anche per l’uomo, soprattutto se avvicinata senza cautela. A confermare la situazione è l’etologo Andrea Lunerti, che da anni segue il fenomeno: “In questi ultimi anni già recuperati 25 rettili, non avvicinatele. Le ho scovate soprattutto nella campagna romana ma anche in aree più centrali”.
L’esemplare di Monteverde
Tra i casi più preoccupanti, quello di un esemplare trovato in una fontana condominiale a Monteverde, con dimensioni tali da rendere il rischio concreto per chi si avvicinava inconsapevolmente: “Si trattava di un animale di notevoli dimensioni, con il carapace di circa 65 centimetri di diametro, in grado di staccare una falange umana con un morso”, racconta ancora Lunerti.
L’ipotesi inquietante
Secondo gli esperti, la presenza di più esemplari e soprattutto di individui di diverse dimensioni suggerisce un’ipotesi inquietante: la possibile riproduzione in natura. Un elemento che trasformerebbe il fenomeno da sporadico a strutturale. Anche il responsabile dell’area protetta, Corrado Battisti, conferma la particolarità dei ritrovamenti: “Si tratta di ritrovamenti insoliti, considerata la zona relativamente limitata. Si ipotizza che siano nate direttamente in natura, probabilmente figli di una grande femmina trovata tre anni fa”.
Il problema, spiegano gli studiosi, è legato anche all’assenza di predatori naturali e alla forte adattabilità della specie, che entra facilmente in competizione con le tartarughe autoctone. Per questo è in fase di avvio un progetto di monitoraggio e studio genetico, mentre si stanno sperimentando sistemi di cattura come il cosiddetto “basking trap”, una struttura galleggiante pensata per intercettare gli animali quando escono dall’acqua per esporsi al sole. Nel frattempo, il messaggio degli esperti è chiaro e diretto. Come ricorda Valentina Coppola, dell’Associazione Earth Odv: “Mai toccarla o tentare di catturala, tenersi a debita distanza e segnalare la presenza con tempestività al numero unico di emergenza”.
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