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La camera prenotata dall’attentatore, zero metal detector all’ingresso, checkpoint solo davanti alla sala da ballo: cosa non ha funzionato nella sicurezza di Trump

Cole Tomas Allen è riuscito a portare "un fucile a pompa, una pistola e diversi coltelli" in un hotel in cui era previsto un evento con il presidente Usa, il vicepresidente, il segretario di Stato e quello della Difesa, e ad aprire il fuoco prima di essere neutralizzato
La camera prenotata dall’attentatore, zero metal detector all’ingresso, checkpoint solo davanti alla sala da ballo: cosa non ha funzionato nella sicurezza di Trump
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Cole Tomas Allen è riuscito a portare “un fucile a pompa, una pistola e diversi coltelli” – come ha confermato Jeanine Pirro, procuratrice del Distretto di Columbia – all’interno di un hotel di altissimo livello in cui era previsto un evento con il presidente degli Stati Uniti, il vicepresidente, il segretario di Stato e quello della Difesa, e ad aprire il fuoco prima di essere neutralizzato. Mancano ancora diversi tasselli alla ricostruzione di quanto è accaduto sabato sera al Washington Hilton, dove era in corso la cena della White House Correspondents’ Association con Donald Trump e i massimi livelli della sua amministrazione.

Jeffery Carroll, capo ad interim della polizia metropolitana di Washington, ha dichiarato che il sospettato alloggiava nell’hotel, motivo per il quale è riuscito a essere presente mentre era in corso l’evento. L’albergo era stato chiuso al pubblico a partire dalle 14 di sabato in previsione della cena, iniziata alle 20. L’accesso era riservato agli ospiti dell’hotel, alle persone in possesso di biglietti per la cena, agli invitati ai ricevimenti che si tenevano prima e dopo la cena e a chi era in possesso di documenti della White House Correspondents’ Association che attestassero il diritto a prendere parte all’evento. I 2.300 ospiti presenti nella sala da ballo, situata nel seminterrato dell’hotel, hanno dovuto superare diversi controlli aggiuntivi per accedervi, tra cui mostrare i biglietti ai volontari dell’associazione e al personale dell’hotel e passare attraverso i metal detector presidiati dai servizi e dalla Transportation Security Administration.

Il Secret Service aveva allestito un ulteriore perimetro di sicurezza intorno al presidente, che includeva una zona cuscinetto pensata per separarlo dalle altre persone sedute al tavolo d’onore. Altri agenti erano dislocati davanti al palco e ai lati, insieme da agenti antisommossa pesantemente armati, pronti a intervenire. Nella ballroom erano presenti anche gli uomini della sicurezza di decine di altri ospiti di alto profilo.

Nonostante il “sistema di protezione multilivello”, Allen è riuscito ad arrivare a pochi metri da Trump e ad aprire il fuoco. Le autorità hanno confermato al New York Times che non erano presenti metal detector agli ingressi dell’hotel e che il perimetro di sicurezza era stato allestito solo all’ingresso della sala da ballo. E’ lì che si concentra l’attenzione degli investigatori: le immagini delle telecamere interne mostrano l’uomo armato che corre davanti agli agenti intenti a smontare i metal detector, operazione cominciata dopo che Trump si era seduto al tavolo ed era stato vietato ogni altro ingresso nella sala.

L’attentatore si trovava “in una stanza” vicino all’ingresso al livello della terrazza e ha tirato l’arma “fuori da una borsa o qualcosa del genere”, ha raccontato al New York Post Helen Mabus, volontaria dell’Associazione dei corrispondenti dalla Casa Bianca, senza riuscire a fornire dettagli precisi se non specificare che “era lunga e non sembrava una pistola”. Poi “l’ha assemblata e […] è corso verso le scale per scendere nella sala da ballo”. Prima di essere fermato, Cole ha ingaggiato uno scambio di colpi d’arma da fuoco con gli agenti. Il conduttore della Cnn Wolf Blitzer ha riferito di aver visto il sospettato sparare più volte con un’arma “molto, molto seria“. Cole “ha sparato un paio di colpi”, ma è stato “immediatamente neutralizzato”, ha confermato il procuratore generale ad interim Todd Blanche. E’ a quel punto che il dispositivo di sicurezza all’interno della sala da ballo ha messo in sicurezza il presidente, sua moglie Melania, il suo vice J.D. Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e quello di Stato Marco Rubio.

“Se foste stati lì e aveste avuto cattive intenzioni, come quella di intrufolarvi a questa cena, avreste dovuto superare solo un ostacolo di sicurezza… e poi sareste stati nella sala da ballo”, ha dichiarato alla Bbc Kim Darroch, ex ambasciatrice britannica a Washington, che aveva già partecipato a cene con i corrispondenti. Tuttavia per i responsabili della sicurezza il sistema ha funzionato. Jeanine Pirro ha dichiarato che è stato proprio il check-point situato fuori dalla sala da ballo a salvare le persone all’interno: “Grazie al suo buon funzionamento, nessuno si è fatto male”.

Non è la prima volta che vengono avanzati dubbi sulla sicurezza di Donald Trump. Il 9 luglio 2024, poco prima di un un comizio a Doral, in Florida, i servizi avevano avvertito lo staff: il tycoon, allora candidato repubblicano, e i suoi consiglieri sarebbero stati oggetto di misure aggiuntive perché esistevano informazioni attendibili circa minacce nei suoi confronti. Alcuni giorni dopo, un cittadino pakistano era stato arrestato dall’Fbi con l’accusa di aver preso parte a un presunto complotto ordito dall’Iran per uccidere un politico o un funzionario del governo sul suolo americano. Il Secret Service era in stato di massima allerta, eppure solo pochi giorni dopo, il 13 luglio, Trump era stato colpito all’orecchio da un proiettile durante un comizio a Butler, in Pennsylvania, da un uomo, Thomas Matthew Crooks, che aveva sparato da un tetto a 150 metri di distanza. Dopo l’episodio, l’agenzia aveva deciso di intervenire su Mar-a-Lago, dotando la residenza del presidente di cecchini sui tetti e strumenti elettronici per neutralizzare i droni.

Poche settimane dopo, il 15 settembre 2024, Ryan Wesley Routh era stato fermato nei pressi del Trump International Golf Club di West Palm Beach, sempre in Florida, armato di fucile mentre il tycoon era impegnato in una partita. Anche in quell’occasione non mancarono i dubbi sulle misure di sicurezza. Secondo testimoni, Trump era solito intrattenersi nella sala da pranzo insieme ai clienti, senza che questi fossero stati sottoposti a controlli. “Siamo rimasti scioccati dal fatto di poter semplicemente entrare nel bar e sederci accanto al presidente“, raccontò al Washington Post un cliente del resort. “Potevi andare al suo tavolo senza nessun problema”. Una situazione che durante il primo mandato aveva portato l’ex capo dello staff John F. Kelly a far sì che che un membro senior sedesse sempre vicino al tycoon per controllare chiunque gli si avvicinasse.

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