Un volto innocente, una storia che stringe lo stomaco e un link pronto a trasformare la compassione in denaro. Sui social, la solidarietà corre veloce quanto l’inganno, e basta un clic per passare dall’empatia alla truffa. Da mesi, su Facebook circola una raccolta fondi sospetta che sfrutta l’immagine di un bambino malato di leucemia. Dietro il profilo, intestato a una sedicente “Rosaria Maria Caputo”, si nasconde un meccanismo tanto semplice quanto efficace: foto e video autentici, presi da una storia reale, ma accompagnati da testi manipolati per spingere gli utenti a donare tramite PayPal.
Il dettaglio più grave è che il bambino ritratto non ha nulla a che fare con questa raccolta fondi. È un bambino statunitense che ha davvero affrontato la leucemia, documentata sui social dal padre, ma che oggi è guarito dopo tre anni di cure. I contenuti pubblicati dai truffatori raccontano proprio quel percorso, ma lo fanno in modo distorto: età che cambiano da un post all’altro, dettagli inventati, ricoveri mai avvenuti. In alcuni casi, il piccolo viene ribattezzato “Davide” o “Davi” e descritto come paziente dell’ospedale Ospedale San Raffaele, con la necessità urgente di una presunta terapia sperimentale da 20.000 euro.
La strategia
La strategia è chiara: costruire un racconto emotivo, generare urgenza e spingere alla donazione. E i numeri dimostrano che funziona. La pagina ha superato i 60mila follower e i contenuti raggiungono centinaia di migliaia di visualizzazioni. Un solo video ha toccato quota 500mila visualizzazioni, con migliaia di interazioni tra like, commenti e condivisioni.
Il link alla raccolta fondi è sempre lo stesso. Finora sono stati raccolti circa 7.800 euro, ma solo una parte, circa 1.300 euro, arriva da donazioni reali: il resto sarebbe stato caricato dallo stesso gestore per rendere la raccolta più credibile. Una tecnica nota, che sfrutta la psicologia degli utenti: più una campagna sembra sostenuta, più è facile che altri contribuiscano.
Come difendersi
Questa non è nemmeno la prima versione della truffa. In precedenza venivano usate le immagini di un altro bambino, brasiliano. Una volta scoperta l’identità reale, i truffatori hanno semplicemente cambiato “storia”, continuando indisturbati. Il punto, però, è anche un altro: in Italia, cure di questo tipo, comprese quelle sperimentali, vengono gestite dal sistema sanitario pubblico, senza richieste dirette di denaro ai pazienti. Un dettaglio che, se conosciuto, basterebbe a smontare l’intero impianto della frode.