Televisione

“Dare il Nobel per la pace a Trump è come dare a Rocco Siffredi il premio fedeltà o ad Alessandra Celentano il premio bontà”: così Alessandro Siani ad Amici 25

L'attore napoletano ospite di Maria De Filippi fa ridere con battute sul premio Nobel a Trump e lancia un messaggio contro la guerra

di Redazione FqMagazine
“Dare il Nobel per la pace a Trump è come dare a Rocco Siffredi il premio fedeltà o ad Alessandra Celentano il premio bontà”: così Alessandro Siani ad Amici 25

Tra gli ospiti della sesta puntata di “Amici di Maria De Filippi”, andato in onda ieri 25 aprile su Canale 5, c’era Alessandro Siani. “Succede veramente di tutto. – ha esordito l’attore – Purtroppo l’Italia non è entrata tra le squadre che devono fare i Mondiali in questi giorni stanno anche cercando di capire chi può sostituire il presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio perché vogliono completamente rinnovare tutto il meccanismo della Federazione. Stanno cercando delle persone, tanto bisogna cambiare tutte le regole facciamo dei cambiamenti tipo Maria De Filippi cambiamo tutto non si gioca più la partita ma si incontrano le due squadre e fanno un falò di confronto”.

E ancora: “Poi c’è quest’uomo, Trump, che voleva annientare una civiltà e voleva il premio Nobel per la pace, cioè dare il premio Nobel per la pace a Trump è come dare a Rocco Siffredi il premio fedeltà cioè siamo proprio a dei livelli che non si può. È come dare alla Celentano il premio bontà”.

“Voglio salutare tutti i ballerini che veramente fanno dei sacrifici in questo programma… – ha continiato Siani – Fare il ballerino non è una cosa semplice è complicata, è complicato devi tenere la postura, devi tenere il collo lungo, i piedi forti, devi tenere le spalle che si muovono, devi tenere il sedere stretto cioè se la danza significa dormire con un sogno significa pure svegliarsi con l’ortopedico, quindi voglio dire non è una cosa semplice”.

Infine: “Sarebbe anche se ci mettessimo nei panni degli altri anche al di fuori di questo di questo programma al fuori di questo Sarebbe bello se anche un dittatore si mettesse nei panni di un soldato, anche avere una settimana non solo per indossare la divisa, ma anche per indossare la sua paura. La paura di morire così magari si capirebbe ancora meglio il senso della vita. Sarebbe bello se un hater entrasse proprio nei panni di un ragazzo che sta cercando il proprio sogno e lo insegue in tutti i modi, sbagliando anche ma provandoci. Forse il problema non è che non sappiamo metterci le panni degli altri, ma è che non proviamo mai a toglierci dalla bocca a tutti”.

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